Dopo un mese dall’ultima bomba, silenzio assordante su tutti i fronti

E’ trascorso un mese dall’ultima bomba, una bomba dal chiaro messaggio intimidatorio e mafioso. Ieri notte non ho dormito bene, intorno all’1:20 mi sono svegliato e ho fissato nel buio la porta blindata  quasi a voler cercare le ombre di chi ha osato violare la mia vita privata. Ho fatto fatica a riaddormentarmi ripercorrendo tutti gli episodi intimidatori che negli ultimi anni hanno interessato la mia persona. Non sono un magistrato, non sono un rappresentante delle Forze dell’Ordine, non sono un giornalista o scrittore… sono semplicemente un docente, che da 35 anni trasmette ai suoi alunni i valori del vivere civile e che dedica il suo tempo libero alla “Cittadinanza Attiva“, denunciando ogni sorta di illegalità diffusa nella propria città.

Dal luglio 2009, mi hanno riferito, che la mia persona è sottoposta al 1° livello di protezione, che consiste nel passaggio di mezzi delle Forze dell’Ordine più volte al giorno nelle vicinanze della mia abitazione o del posto di lavoro. Evidentemente questo tipo di dispositivo non ha funzionato. Oggi mi chiedo se il livello di attenzione e protezione sia lo stesso, dopo l’atto intimidatorio del 2009, le numerose intimidazioni verbali e fisiche, querele per diffamazione tutte archiviate, l’aggressione fisica del 2016, la prima e seconda bomba di quest’anno.

Mi piacerebbe capire cos’altro deve accadermi per guadagnare qualche punto nell’album della raccolta delle intimidazioni, per vincere il premio di una più consona e rassicurante protezione.

Ho la sensazione di vivere sospeso in una sorta di limbo, in attesa che qualcosa accada. Non mi aiuta il silenzio assordante in città, la solidarietà si è sciolta sotto la calura estiva, le istituzioni cittadine tacciono e nessuno mi dice a che punto sono le indagini. 

Matteo d’Ingeo

Il 22 luglio del 2009, un proiettile calibro 7,62 avvolto nella carta igienica fu rinvenuto nella cassetta postale della sede del Movimento in via Campanella n.50. Sulla carta igienica c’era scritto “D’Ingeo il prossimo te lo metto nel culo”; ma la prima minaccia avvenne nell’autunno 1996 nel corso di una pausa di consiglio comunale, quando il sottoscritto, in veste di consigliere comunale, subisce una minaccia di morte da parte del marito di una dipendente comunale perché, a suo dire, ero responsabile dell’arresto di sua figlia e suo figlio nell’operazione antidroga “Reset”. Ci fu un processo con rito abbreviato e il signor Di Liddo fu condannato.

Dal 2009 non sono mancate le intimidazioni di ogni tipo sfociate anche nelle aggressioni fisiche. E poi le due bombe.

1 Marzo 2018 – Portone condominiale 

 

16 Giugno 2018 – Porta di casa

 

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