Mafie in Puglia: cambiano i rapporti di forza in Salento

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di Antonio Nicola Pezzuto – www.liberainformazione.org

Sono giorni particolari quelli che sta vivendo il Salento. Nelle ultime due settimane, infatti, ci sono state tre importanti operazioni condotte dalle forze dell’ordine sotto la regia della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce: l’operazione “Vortice Dejà Vu”, l’operazione “Eclissi” e la confisca dei beni appartenenti al clan Padovano. La prima, portata a termine dai Carabinieri del Ros e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lecce, ha assestato un duro colpo ai clan della Sacra Corona Unita del Nord Salento. Non solo, questa indagine ha coinvolto anche alcuni amministratori del comune di Squinzano portando alla luce il grave problema della commistione tra politica e criminalità organizzata.

Di questo blitz ho abbondantemente scritto in un altro articolo. Mi soffermo, adesso, sulle altre due operazioni. “Eclissi” è il nome dato dagli investigatori all’operazione che ha ridisegnato il panorama criminale Leccese. Le indagini hanno documentato la caduta, l’eclissarsi di un gruppo, quello di Roberto Nisi, a vantaggio di quello capeggiato da Pasquale Briganti, detto “Maurizio” e di quello guidato dai fratelli Antonio e Cristian Pepe. Questa evoluzione importantissima dei rapporti di forza all’interno della Sacra Corona Unita del capoluogo salentino ha indotto gli inquirenti a denominare l’operazione “Eclissi”. Trentacinque le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip Alcide Maritati su richiesta del Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, Guglielmo Cataldi. Ad eseguirle, la Squadra Mobile di Lecce coadiuvata dalle Squadre Mobili di tutta la Puglia, ma anche di Matera e Potenza e dal personale del Reparto Volo e dei Cinofili di Bari.

Le persone colpite dai provvedimenti restrittivi rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, rapina, estorsione, favoreggiamento personale, detenzione illegale di arma, minacce, morte come conseguenza di altro delitto. La lotta per la supremazia tra clan aveva seminato il terrore in città, perché i contendenti avevano intrapreso una guerra che li portava anche a effettuare attentati dinamitardi ai danni di esercizi commerciali per accaparrarsene la “tassa sulla sicurezza”. Uno scenario ad alta tensione in cui non sono mancati gli agguati tra gli affiliati alle diverse fazioni con ferimenti e aggressioni avvenute anche all’interno degli istituti penitenziari. Strategie di vecchio stampo mescolate all’innovazione dettata dai tempi moderni. Infatti, le indagini hanno appurato come i boss riuscissero a comunicare dal carcere con i propri familiari grazie alle nuove teconologie. Facebook, Video Calling e Skype venivano utilizzati per impartire ordini all’esterno.

Ma ciò che sembra accomunare le nuove leve della Sacra Corona 2.0 è l’efferatezza. Pur di incassare il denaro dovuto per una fornitura di droga i nuovi boss hanno assunto atteggiamenti vessatori nei confronti di un ragazzo di 21 anni, Luca Rollo di Cavallino, con problemi di tossicodipendenza. Il giovane, per sfuggire alle angherie, il 12 gennaio del 2013 decide di impiccarsi.

Scrive a tal proposito il Gip Alcide Maritati: “Le condotte reiterate di vessazione, minaccia e violenza compiute da tutti i soggetti nei confronti del povero Luca Rollo sono state di tale insistenza e cattiveria da non potersi certamente ritenere che l’evento suicidario non debba essere messo in stretta relazione causale con il delitto di spaccio e con l’estorsione pluriaggravata finalizzata a recuperare i debiti maturati da Rollo”. Terzo fatto, ma non per importanza, la confisca dei beni già sequestrati al clan Padovano.

I Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce e i Carabinieri del R.O.S. hanno infatti apposto i sigilli a un tesoro del valore di oltre 3 milioni di euro. Tutto nasce dalle indagini “Canasta” (Nucleo P.T.) e “Galatea” (R.O.S.). Il “Decreto di confisca ed applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno” è stato emesso dalla Prima Sezione Penale – Misure di Prevenzione, del Tribunale di Lecce che già in data 20 dicembre 2012 aveva ordinato il sequestro in via d’urgenza del patrimonio del capoclan della Scu gallipolina Pompeo Rosario Padovano, degli eredi del defunto boss Salvatore Padovano e dei sodali Giorgio Pianoforte e Cosimo Cavalera.

Il 4 gennaio 2013, il R.O.S dei Carabinieri e il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza avevano operato un ulteriore sequestro di una somma contante di 155mila euro e di un deposito bancario di 110mila euro. In data 24 gennaio 2013 sempre la Prima Sezione Penale – Misure di Prevenzione aveva convalidato entrambi i sequestri. Nello specifico, diventano dello Stato 7 fabbricati, 4 terreni, 2 società di capitali, 2 società cooperative, 6 autocarri, 3 motocicli, un’autovettura, 9 rapporti bancari, una polizza vita e una somma di 265.050 euro in contanti. Inoltre è stata applicata la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per tre anni nei confronti di Cosimo Cavalera, appartenente al clan Padovano.

Il procedimento di confisca è stato applicato anche nei confronti del defunto boss Salvatore Padovano, reggente del clan prima di essere assassinato su ordine del fratello Rosario Pompeo. Questo grazie all’art. 18 del vigente Codice delle Leggi Antimafia e delle Misure di Prevenzione che, a differenza del Codice di Procedura Penale, consente di avviare il procedimento di prevenzione anche nei riguardi degli eredi entro il termine di cinque anni dal decesso. Questi i fatti accaduti nelle ultime due settimane che hanno cambiato i rapporti di forza all’interno della Scu che, malgrado il costante impegno di magistratura e forze di polizia, sembra trovare sempre la forza per rigenerarsi come dimostrano le inchieste ancora in corso.

Per il depuratore di Bisceglie sotto sequestro, sette indagati

www.bisceglieindiretta.it –  Video Telesveva

Si è conclusa l’inchiesta sul malfunzionamento del depuratore di carrara San Francesco. Sette le persone interessate dalle indagini: Gioacchino Maselli e Ivo Monteforte di Acquedotto Pugliese Spa, l’ex amministratore unico e l’ex presidente del consiglio di amministrazione di Pura Depurazione Srl Mauro Spagnoletta e Gianluigi Fiori, il presidente dell’autorità idrica pugliese Paolo Perrone e il suo direttore generale Vito Colucci, il funzionario tecnico dell’ufficio controllo tariffa e monitoraggio interventi per gli impianti di depurazione dell’autorità idrica Maria Roberta Rana.

Antonio Savasta, sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Trani, già titolare di fascicoli relativi alle inchieste sui cattivi funzionamenti degli impianti di depurazione di Molfetta, Trani e Andria, contesta agli indagati, a vario titolo, fatti relativi al periodo ottobre 2011-agosto 2014.

Le sette persone chiamate in causa hanno venti giorni a disposizione per presentare le memorie difensive e successivamente il pubblico ministero deciderà se confermare l’intenzione di chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati.

Il depuratore di Bisceglie fu posto sotto sequestro il 25 settembre 2013 in seguito all’accertamento della presenza del batterio Vtec 026, alla base dell’infezione della Sindrome emolitico uremica (Seu), di cui si registrarono 20 casi, in Puglia, tra luglio ed agosto dello scorso anno.

Nei giorni precedenti erano stati sequestrati gli impianti d Trani e Molfetta mentre il 9 ottobre 2013 furono posti i sigilli sul depuratore di Andria. La responsabilità della struttura di carrara San Francesco fu affidata a un custode giudiziale in modo tale da evitare la chiusura dell’impianto.

Corso Umberto e i rischi della riqualificazione

Legambiente e altre Associazione inviano una lettera-petizione al Sindaco di Molfetta.

Le sottoscritte associazioni, in relazione al progetto di “riqualificazione” di Corso Umberto fatto proprio da codesta amministrazione comunale, invitano la S.V. a valutare attentamente il rischio che venga distrutto un elemento fondamentale del verde storico cittadino. La tipologia della strada (concepita come boulevard), la sua storia e il suo progetto originario rientrano pienamente nel concetto di “verde storico” e di “monumento verde” indicati nella Carta di Firenze del 1981.

Ritengono altresì che la tipologia di strada (tipo di basolato, oleandri arborei e altri elementi toponomastici) siano caratteristici di una tipologia di ‘strada storica’ caratterizzante la Terra di Bari (si veda, ad esempio, corso Cavour a Trani) e quindi sia elemento monumentale e documentario, (tutelato dal comma 4 lettera g dell’art.10 Dlsg 42/04). Per queste ragioni, la strada deve essere oggetto di interventi ispirati al criterio del restauro e non a quello dello stravolgimento estetico e stilistico.

Ritengono, inoltre, che il progetto in questione sia in contrasto con lo spirito della legge del 14 gennaio 2013, n. 10, “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”(G.U. n. 27 del 1° febbraio 2013), la quale, all’art 7, comma 1 punto b) così recita: “Art. 7. Disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.
1. Agli effetti della presente legge e di ogni altra normativa in vigore nel territorio della Repubblica, per «albero monumentale» si intendono: [omissis]
b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani”.
La storicità della strada in questione è stata, tra l’altro, è evidenziata nella tesi di laurea di M. Binetti, Tutela e valorizzazione dei “Giardini Storici”: il caso di Corso Umberto I e Piazza Garibaldi a Molfetta, Tesi di Laurea, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, a.a. 2011-2012 (Relatrice: Prof.ssa Mimma Pasculli Ferrara).
Gli scriventi, pertanto, chiedono che gli interventi progettuali siano rivolti solo al restauro e al recupero dell’esistente, sia nella parte lapidea sia in quella arborea, e che l’eventuale arredo urbano non snaturi lo stile e l’aspetto della strada e si limiti a inserimenti sobri e comunque reversibili.

Le Associazioni:
ANEB, Molfetta
Centro Studi Molfettesi
Legambiente, Circolo di Molfetta
Lup (Laboratorio di Urbanistica Partecipata), Molfetta
Passione e tradizione, Molfetta
Università Popolare di Molfetta
Wwf, Sezione di Molfetta

Presentati i dati di mortalità correlati all’esposizione all’arsenico nella provincia di Viterbo

ACQUA

www.comitatoacquapotabile.it

Per iniziativa dell’Ordine dei Medici – Chirurghi ed Odontoiatri di Viterbo e delle sezioni viterbesi della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia ), si è svolta Sabato 22 novembre 2014 presso la sede dell’Ordine dei Medici la presentazione dello studio “ Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010” realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR (Servizio sanitario regionale) del Lazio.

Presenti all’incontro medici, rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, della Asl di Viterbo, giornalisti e cittadini impegnati nei comitati per la difesa della salute e dell’ambiente.

Questo recentissimo studio è parte di una serie di indagini realizzate nell’ambito del programma di attività di sorveglianza epidemiologica coordinato proprio dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR e rappresenta, come sottolineato dalla dottoressa Michelozzi, uno dei più grandi studi mai condotti in Europa su popolazioni esposte a dosi di arsenico inferiori a 100 microgrammi per litro nelle acque destinate a consumo umano.

La prima fase di indagine, conclusasi nell’aprile 2012, includeva 91 Comuni del Lazio con richiesta di deroga per i livelli di arsenico (As) nelle acque destinate al consumo umano (Direttiva 98/83/EC).

Lo studio illustrato nella conferenza di sabato riporta i risultati della seconda fase della ricerca che ha utilizzato un disegno di coorte, relativo a 17 Comuni della provincia di Viterbo.

Hanno costituito la coorte di studio 165.609 persone, 82.169 uomini e 83.440 donne, residenti in 8 Comuni esposti a livelli di arsenico nelle acque ad uso umano superiori a 20 microgrammi per litro (As>20 μg/L, livello medio As=36.4) e in Comuni con esposizione a valori di arsenico meno elevati (As<10 μg/L, valori medi As=8.7 μg/L).

Lo studio ha valutato l’associazione tra esposizione cronica ad arsenico ed effetti sulla mortalità in un periodo di 20 anni (1990-2010) ed ha definito indicatori di esposizione individuale a questa sostanza tossica e cancerogena per valutare nelle popolazioni esposte possibili effetti sulla mortalità per tumori (polmone, vescica, prostata, fegato, rene) e per malattie croniche (cause cardiovascolari, respiratorie e diabete).

I risultati dello studio hanno evidenziano effetti significativi sulle diverse patologie sopraindicate ed un gradiente di rischio al crescere del livello di esposizione, in particolare è stato rilevato un eccesso di mortalità per il tumore del polmone, le malattie del sistema circolatorio, le malattie respiratorie e il diabete.

Tali risultati hanno importanti implicazioni di sanità pubblica poiché il mancato adeguamento ai parametri di arsenico previsti già nel 1998 dalla legislazione (Direttiva 98/83/CE del Consiglio del 3 novembre 1998 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano) ha avuto come effetto l’aumento dell’esposizione ad As della popolazione residente nell’area oggetto dello studio.

Al termine dell’incontro la dottoressa Antonella Litta e il dottor Luciano Sordini, anche a nome del Consiglio dell’Ordine dei Medici- Chirurghi di Viterbo, sono tornati a chiedere a tutte le istituzioni il pieno rispetto delle vigenti disposizioni di legge e l’attuazione, come già più volte indicato, di interventi rapidi e risolutivi per la completa dearsenificazione delle acque ad uso potabile.

L’avvio di una informazione corretta e diffusa rivolta a tutti i cittadini residenti nei Comuni della provincia di Viterbo e in particolare nelle scuole, negli ambulatori medici, nelle strutture militari e carcerarie, come la necessità di studi di monitoraggio dello stato di salute delle persone e in particolare dei bambini per patologie correlabili anche all’esposizione all’arsenico, attraverso progetti di prevenzione che prevedano l’esecuzione di visite ed esami mirati, totalmente gratuiti e che possano almeno in parte “risarcire” a livello sanitario l’esposizione ad una sostanza tossica e cancerogena come l’arsenico che da più di 10 anni, e secondo quanto prescritto dalle vigenti disposizioni di legge, avrebbe dovuto cessare.

Viterbo, 23 novembre 2014

In allegato il documento “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010

Clicca qui per scaricare il documento in pdf

Servizio Tg3 -Rai Replay

“Il mare a Molfetta” tra ordigni bellici, alga tossica e depuratori malfunzionanti

IL MARE A MOLFETTA

Questo video è stato realizzato per sensibilizzare maggiormente i cittadini Molfettesi, mostrando quello che molti non possono vedere, sperando di sensibilizzare anche gli enti governativi in modo che si adoperino per mettere in sicurezza il “nostro mare”.

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Una pruduzione “Nucleo sub Molfetta“in collaborazione con il “Comitato Bonifica Molfetta“. Video montaggio di Daniele Marzella in collaborazione di Maddalena De Virgilio, Paolo De Gennaro, Pasquale Mezzina e i volontari del Nucleo sub Molfetta. Musiche di Roger Stefane – Un Autre Monde; Akashic Records – Stories of The Old Mansion

“La Forza” di Guglielmo Minervini e la “debolezza” delle coalizioni di soli numeri e portatori di interessi privati

Lo scorso 1 settembre, l’assessore regionale Guglielmo Minervini, in un post sulla sua bacheca FB, sembrava sconvolto dalla notizia che il suo partito, in terra di Brindisi e Taranto, in occasione delle elezioni dell’area metropolitana avesse lanciato l’idea di un listone unico tra centrosinistra e centrodestra aperto fino a Forza Italia.

Le straneCoalizioni

Nello stesso post si lasciava andare a battute abbastanza significative sulla natura di certe coalizioni, rette solo da portatori di interessi e poteri forti e dalla centralità delle poltrone, a discapito del bene comune.

Ci permettiamo di dire che da Guglielmo Minervini non accettiamo lezioni di buona politica o di morale. La sua “Forza” potrà raccontarla nei paesi dove lui non ha mai governato da sindaco e dove non conoscono quello che lui ha fatto pur di rimanere attaccato alla poltrona. Il video che vi mostriamo è un nostalgico ricordo della primavera molfettese, che nel lontano 1994, mandò a casa per la prima volta i notabili democristiani che avevano governato la nostra città per decenni.

Ebbene, dopo pochi mesi, la volontà del cambiamento e la spinta a creare la discontinuità con il passato lasciò il passo alla solita politica del baratto e nel settembre del 1996, a soli due anni dall’insediamento, il sindaco G.Minervini tradì gli elettori, e la primavera molfettese; accettò il ricatto di alcune componenti della coalizione e il canto delle sirene di altre forze al di fuori della coalizione che aveva vinto le elezioni del ’94. Non è difficile capire il perchè. Guglielmo Minervini è lo stesso politico che nel 1996, creò una coalizione di potere e di numeri pur di rimanere in sella alla poltrona di Sindaco di Molfetta; e oggi finge di essere scandalizzato nel suo post del 1 settembre? Se c’è ancora qualcuno che ha dei dubbi sul politico Gugliemo Minervini legga con attenzione il suo discorso, dell’11 settembre del 1996, con cui annuncia al consiglio comunale la nuova coalizione che sostituirà quella che aveva stravinto nel giugno del 1994 a Molfetta. Di seguito riportiamo gli stralci più significativi di quel tradimento:

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Molfetta 11.9.96 – Palazzo di Città – Consiglio comunale

Signor Presidente, Signori Consiglieri,

abbiamo più volte discusso anche in questa sede i profondi cambiamenti che stanno radicalmente mutando la politica del nostro paese.

         La trasformazione in senso maggioritario delle regole elettorali, la scomparsa di molti soggetti politici tradizionali, il crollo di un intero ceto politico, l’esplosione di forti contraddizioni sociali hanno scompaginato in brevissimo tempo il vecchio universo politico che era sembrato per decenni immutabile. Con passaggi progressivi ci stiamo avvicinando ad una drastica semplificazione delle proposte politiche, che stanno generando inediti rapporti di partnership ed una nuova logica di coalizione.  Questi passaggi – è evidente – non sono né indolori ne immediati.

         La nuova sintesi è il risultato di un sofferto confronto tra identità e tensioni politiche talvolta assai diverse, ricercate comunque nell’ambito di prospettive e di valori generali…

… Ciascuno singolarmente perde il proprio peso, quand’anche egemone, in una coalizione perdente. Centro e sinistra, partiti organizzati e movimenti spontanei della società hanno capito che si vince creando concertazioni ampie, con proposte politiche convincenti e con uomini credibili. Anche a Molfetta, laboratorio stimolante di sperimentazioni politiche, è aperta da tempo questa laboriosa riflessione che coinvolge l’intero arco delle forze che si oppongono al modello e ai valori liberistici della destra…

….   A due anni di distanza, con l’esperienza di due competizioni elettorali e soprattutto con la convinzione che un progetto democratico di cambiamento di Molfetta risponda alle attese largamente maggioritarie dei cittadini, le forze politiche consiliari del PDS, Partito Popolare, Percorso-Convenzione, Unione Popolare Riformista, Unità Socialista, Cristiano Sociali, rinnovamento italiano ed extra consiliari, come Verdi ( ? n.d.r.) e Ambientalisti ( ? n.d.r.) che si riconoscono nel centro-sinistra dell’Ulivo e le forze della sinistra di Rifondazione Comunista e Vivicittà sono pronte per dar vita ad una coalizione più vasta che nasce sul piano politico e si estende direttamente anche alla dimensione amministrativa…

… Non è un passaggio facile. Ha richiesto e richiederà riconoscimenti reciproci …

… L’idea di un’alleanza vasta tra le espressioni del centro e della sinistra, dei movimenti spontanei della società civile e delle forze organizzate ampio nasce qui.  Nasce dall’idea che questo progetto di cambiamento della nostra città debba coinvolgere non solo le forze della sinistra più attente alle istanze dei ceti deboli, come i giovani, i disoccupati, più in generale i marginali, ma anche tutte quelle espressioni della borghesia illuminata e dei ceti moderati non parassitari che condividono la necessità di cambiare e avvertono che così per Molfetta non c’è futuro….

Un’ultima annotazione rivolta ai cittadini, la cui fiducia vera mi sostiene anche in questo passaggio che ci vede impegnati in un’audace composizione di differenze in passato assai marcate.    Questo nuovo inizio non annulla né “normalizza” la svolta, al contrario la compie. L’impegno di futuro che essa conteneva viene da questo passaggio rafforzato. Il sogno custodito si spinge verso le mediazioni necessarie per realizzarlo, senza per questo smettere di dimostrare che con le sue ambizioni è possibile restituire la politica alla città degli uomini.  Nonostante tutti gli inevitabili smarrimenti della speranza.

 E’ il nostro unico impegno.                                 Guglielmo Minervini

   Molfetta 11.9.96

L’intervento completo QUI

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Era talmente “audace” quella composizione di differenze tanto marcate che segnò l’inizio della fine di quell’esperienza politica. Gli stessi “audaci” e “portatori di interessi” lo fecero cadere nel mezzo del suo secondo mandato e Guglielmo Minervini rimase nell’ombra per un bel po’ fino a quando riuscì a riciclarsi nell’esperienza della regione Puglia ed oggi prova ancora a riproporsi. Ma i cittadini molfettesi sanno che la Molfetta post-Azzoliniana è figlia di quella primavera mancata e quindi non potranno dare il voto a chi ha già tradito la fiducia di un popolo sovrano.

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Purtroppo, da allora, il nodo non lo abbiamo mai sciolto

e ci vorrebbe ben altra “forza” per scioglierlo

di Matteo d’Ingeo

Gli ordigni inesplosi nel basso adriatico fermeranno le trivellazioni della Global Petroleum?

(3) Mappa nautica americana del 2009 con indicazione zone di mare presenza di ordigni (mod)

Comunicato Stampa del “Comitato Bonifica Molfetta”- 23.11.2014

Apprendiamo con grande soddisfazione dal sito del “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare” che sono state accolte le nostre osservazioni in opposizione alle istanze di permesso della Società Global Petroleum Limited, per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti di: “Prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi a mare” al largo delle coste pugliesi.

Nel corpo delle osservazioni, tra le altre cose, avevamo dichiarato che in tutti i progetti per le quattro zone d’indagine si parla delle possibili opere di mitigazione delle Aree   Marine   Protette,   delle   Zone   di   Ripopolamento   e   le   Zone   Marine   di   Tutela   Biologica, dei siti sensibili di Rete Natura 2000, dei SIC, delle zone marine e costiere interessate da “Important Bird Areas”, ma non è stata scritta una sola parola sulla vasta aerea che spesso è sovrapposta, o confinante, alle quattro zone d80 F.R-.GP, d81 F.R-.GP, d82 F.R-.GP, d83 F.R-.GP, rappresentata dalle zone di affondamento di ordigni bellici indicata nelle mappe militari, nautiche e le stesse fornite dalla Società Global Petroleum Limited e indicate chiaramente con la dicitura “ORDIGNI INESPLOSI”; anzi diremo che la società ha ignorato il problema più grave, e significativo, che potrebbe interferire con le indagini geofisiche e perforazioni nel basso adriatico con possibili disastri ambientali e pericolosi per la salvaguardia dell’ecosistema e della salute pubblica .

Il C.B.M. di Molfetta fondava la richiesta di rigetto delle istanze della Società Global Petroleum Limited sulla mancanza di una qualsiasi proposta di mappatura, prospezione e georeferenziazione degli ordigni inesplosi presenti in una vastissima area sovrapposta o confinante, non solo con le zone d’indagine interessate alle odierne richieste, ma anche di altre sotto costa.

Ricordando le parole del Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola:i residuati bellici a caricamento chimico si trovano in uno stato di conservazione pessimo, a seguito della prolungata azione della corrosione marina; ciò determina ulteriori difficoltà di rimozione ed elevati rischi per gli operatori, oltre a richiedere l’impiego di mezzi tecnologicamente avanzati, con conseguente aumento dei costi”; lasciamo immaginare cosa accadrebbe se pur una sola bomba caricata ad iprite, o altra sostanza chimica, fosse casualmente incrociata da una trivella o dall’azione di un potente air-gun. Purtroppo non parliamo di una sola bomba ma di migliaia di bombe sparse a macchia di leopardo, dalla costa fino a 40 miglia al largo, e dal faro di Vieste ad Otranto.

Ebbene, con la nota n.0003772 del 3.11.2014, la Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale del Ministero, ha richiesto alla Società Global Petroleum varie integrazioni documentali tra cui gli “approfondimenti normativi, scientifici e presso le Istituzioni competenti, della compatibilità dell’esecuzione delle indagini sismiche previste con le aree di deposito di ordigni inesplosi in mare “. Pertanto, tra 60 giorni conosceremo i contenuti dei documenti integrativi che la Società Global Petroleum presenterà, nel frattempo non faremo mancare il nostro contributo specifico al Coordinamento No Triv della provincia di Bari e a tutti i comitati No Triv regionali e nazionali.

per il Consiglio di gestione CBM – Matteo d’Ingeo

RICHIESTA INTEGRAZIONI DEL MINISTERO

OSSERVAZIONI DEL “COMITATO BONIFICA MOLFETTA”

Microcriminalità e auto incendiate, in continuità con il passato

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Ancora un’auto incendiata in via Berlinguer nel parcheggio tra il panificio “Boulangerie” e il “Matchpoint”. Era passata da poco la mezzanotte quando una Mercedes ha preso fuoco.

Non sono state ancora accertate le cause dell’incendio, certo è invece il numero di autoveicoli incendiati dal 1 gennaio 2014, sono circa 40. E domani a chi toccherà?

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