Pensioni di invalidità, case popolari e cure gratis: la Dolce vita dei boss di Bar

di MARA CHIARELLI – bari.repubblica.it

Falsi invalidi che vivono in case popolari, ma girano in auto di lusso e guardano allo stadio l’amichevole Italia-Olanda seduti in tribuna d’onore. Vip sconosciuti al fisco, ma ben noti alla giustizia pugliese. Sono i componenti della famiglia Parisi di Bari, gli storici “comandanti” del quartiere Japigia, che da decenni, come testimoniano gli atti giudiziari, trafficano in droga ed estorsioni. Per otto di loro, proprio ieri, il pm antimafia di Bari, Patrizia Rautiis, ha chiesto altrettante condanne, proprio per usura ed estorsione. Nel processo, l’ennesimo, era coinvolto anche il capoclan, Savino Parisi, che con la formula del rito abbreviato è stato condannato a due anni e due mesi, per violenza privata. Il processo testimonia come il gruppo criminale, dagli anni Duemila, avrebbe deciso di reinvestire i soldi del traffico di droga nei prestiti ad usura, trascinando numerosi imprenditori edili nel vortice delle estorsioni. E intanto, mentre la giustizia fa il suo corso, usufruiscono di vantaggi economici attingendo dalle casse pubbliche.

Per il fisco non esistono, per le casse pubbliche sono invalidi, spesso beneficiari di indennità di accompagnamento, oltre che di case popolari ed esenzioni varie. I familiari di Savino Parisi godono di privilegi speciali. Sul caso la procura ha aperto una inchiesta. Grazie a connivenze con dipendenti Inps, sulle quali ora indagano le forze dell’ordine, fruiscono di una “pensione” mensile che va dai 400 ai mille euro.

Invalidi ma abili a picchiare, minacciare, trafficare. A guadagnare illecitamente soldi sporchi che mai e poi mai avranno dignità di “fonte di reddito”. Sono disabili al 100 per cento o almeno in misura superiore al 74 per cento, spesso beneficiari dei sussidi pubblici per i non autosufficienti. I familiari di Savino Parisi, il boss del quartiere Japigia che ha fatto la storia dei traffici illeciti a Bari, godono di privilegi e coperture. Grazie a complicità sulle quali ora si cerca di far luce, fruiscono di entrate mensili, a seconda che l’invalidità sia parziale o totale e che si riconosca il diritto all’indennità.

Il tutto nel buio più assoluto dei controlli da parte dell’Inps, l’ente previdenziale. Una circostanza sulla quale, più volte in passato, le diverse forze di polizia hanno avviato indagini ma che, a quanto pare, sembra non essersi risolta. Esempio emblematico, emerso negli anni scorsi, è quello di Biagio Cassano, pregiudicato vicino a Savino Parisi e considerato prestanome di beni del clan. A lui, titolare di una pensione come invalido civile da 700 euro al mese, erano intestate attività commerciali tra le quali le note gelaterie Gasperini (poi confiscate), appartamenti, quote societarie e auto per un valore complessivo di 10 milioni di euro. Beni che sarebbero frutto, ritiene la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Bari, del reinvestimento di capitali sporchi. Da qui la confisca e il riutilizzo, sotto amministrazione giudiziaria, dei famosi bar baresi dove ora si produce il gelato della legalità.

Ma c’è di più: dalle indagini, emerge anche la puntuale attribuzione a tutti i componenti del clan Parisi di case popolari, per ottenere le quali è necessario avere una precisa documentazione. La ripartizione Patrimonio del Comune di Bari, infatti, esamina i documenti prodotti dai cittadini, rispettando la graduatoria degli aventi diritto e provvede poi all’assegnazione degli alloggi popolari.

Requisiti richiesti dai bandi pubblici sono innanzitutto il mancato possesso di beni immobili, e poi un basso reddito dell’intero nucleo familiare, la cui composizione va elencata nella richiesta. Difficile, a questo punto, immaginare che l’intero clan abbia presentato regolare richiesta al Comune di Bari e, inoltre, che tutti gli eventuali documenti presentati fossero in ordine. Dalle indagini, inoltre, emerge che ogni qualvolta se ne presenti la necessità, in occasione di matrimoni o di nascite a esempio, il clan è pronto ad occupare altri alloggi Iacp, sfrattando chi in quel momento vi risiedeva o approfittando di momentanee assenze degli assegnatari. Non è raro, infatti, che i vigili urbani debbano intervenire per dirimere liti fra occupanti, e non sempre riescono a fare uscire gli abusivi.

E poi c’è lui, Giuseppe Parisi, il fratello del boss, che nonostante le lettere di Savinuccio dal carcere e gli avvertimenti (“Non fare lo stupido”), secondo gli inquirenti, negli anni Duemila, in assenza del capo, avrebbe preso le redini del clan. Munito di regolare pass riservato alle autorità, seduto in tribuna d’onore e, poi, ospite del buffet imbandito durante l’intervallo ha comodamente assistito alla partita amichevole Italia-Olanda, disputata allo stadio di Bari il 4 settembre scorso. Occhiali da vista con elegante montatura, mise adeguata all’occasione, Giuseppe Parisi, soprannominato “Mames”, è un ex sorvegliato speciale, anche se attualmente libero: nel maggio 2006 era stato arrestato dai carabinieri in esecuzione di una condanna definitiva a nove anni per traffico di sostanze stupefacenti. Negli anni è stato coinvolto in diversi procedimenti, da “Blue Moon” a “Reset 1″, nel quale sarebbe stato a capo di sei squadre di spacciatori che incassavano fino a seimila euro al giorno. Mames, secondo i magistrati, è sempre stato l’esperto di famiglia in droga e contrabbando.

Triglie e cozze nere conservate nei bagni, sequestri della Guardia Costiera al mercato ittico

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Nella giornata di Mercoledì 17 settembre la Capitaneria di porto-Guardia Costiera di Molfetta, a seguito di controlli lungo la filiera della pesca, ha posto sotto sequestro circa 30 kg di prodotto ittico non regolare, difforme alle norme nazionali in vigore.

L’operazione effettuata presso il mercato ittico locale denominato “minuto pesce” è stata resa possibile grazie all’attenta osservazione del personale della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera. Dopo una serie di controlli i militari sono riusciti a notare alcune cassette lasciate da parte, in stato di abbandono, nei locali adibiti a servizi igienici per lo stesso mercato ittico; in particolare, si trattava di 3 cassette di novellame di triglie, per un totale di circa 21 Kg, visibilmente al di sotto della taglia minima consentita, e un secchio contenente circa 8,5 Kg di cozze nere, in cattivo stato di conservazione. Il pescato, posto sotto sequestro per violazione delle normative sul commercio di prodotto ittico e norme igienico-sanitarie, è stato tempestivamente consegnato all’ASM per il successivo smaltimento.

«Si coglie l’occasione -ricorda la Capitaneria di Porto in un comunicato-, anche con supporto delle associazioni di categorie interessate, per sensibilizzare la locale marineria, soprattutto in vista della fine del periodo di fermo pesca, evidenziando le conseguenze dannose derivanti da simili attività illecite, sia immediate, sanzionate penalmente o amministrativamente, a seconda della fattispecie, che future. Il mare non è una risorsa con disponibilità illimitate e pertanto deve essere conservato e tutelato. Normative nazionali e comunitarie hanno lo scopo proprio di fermare quell’attività di pesca che, non tenendo conto della sempre più carenza di pescato che affligge i nostri mari, cerca di approfittarne catturando prodotto ittico sotto la taglia minima. Tale pratica è estremamente dannosa in quanto il pesce non riesce a raggiungere l’età matura e riproduttiva, provocando, in tal modo, una reazione a catena che rischia di portare al collasso tutta l’attività di pesca».

Dagli usurai della Scu per la campagna elettorale, ex consigliere regionale denuncia: 16 arresti

 L’ex consigliere Danilo Crastolla

di SONIA GIOIA e CHIARA SPAGNOLO – bari.repubblica.it

MESAGNE – Le ambizioni politiche dell’ex consigliere regionale azzurro Danilo Crastolla e la lunga mano della Scu. Sedici persone in manette. Alcune con l’accusa di appartenere alla Sacra corona unita. Sono cominciate dopo la denuncia presentata da un ex consigliere della Regione Puglia che si era rivolto agli usurai della Sacra corona unita per ottenere i soldi necessari alla campagna elettorale le indagini che oggi hanno portato agli arresti della Dia di Lecce nelle provincie di Brindisi, Bari e Pavia. Tra gli arrestati figurano un boss e due affiliati alla Sacra corona unita, quattro imprenditori e un ex consigliere comunale della stessa città. Sono tutti indagati a vario titolo per associazione di stampo mafioso, usura, estorsione e riciclaggio (questi ultimi reati aggravati dalle modalità mafiose). L’operazione è stata denominata ‘Fenus Unciarum‘, e coordinata dal pm Alessio Coccioli della Dda di Lecce, l’ordinanza porta la firma del gip Annalisa De Benedictis. Un milione di euro il valore dei beni sequestrati. All’operazione hanno partecipato oltre cento uomini della Direzione investigativa antimafia di Lecce, Bari, Napoli, Catanzaro e Salerno.

L’INCHIESTA – Era ai boss della quarta mafia salentina che il giovane rampollo del centrodestra mesagnese si era rivolto per sostenere due onerose campagne elettorali, una delle quali terminata in una debacle a favore del candidato di centrosinistra, ma soprattutto nelle tenaglie degli usurai al servizio del clan. Fino a quando non ha deciso di denunciare. Le dichiarazioni di Crastolla sono la pietra angolare del blitz firmato dalla Direzione investigativa antimafia di Lecce che ha fatto finire in manette anche con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso anche l’imprenditore Luigi Devicienti, nel mirino degli inquirenti da anni. Tra gli arrestati figurano il boss Francesco Campana, l’ex consigliere comunale Rino Tagliente, altri tre imprenditori: Sandro Bruno, attivo nel settore dei trasporti, e i fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo, titolari di attività alberghiere a Mesagne e Canosa.

DA FITTO A BRAMBILLA, LE AMBIZIONI DI CRASTOLLA – Il primo a puntare il dito contro Devicienti, descrivendolo come usuraio, è stato l’ex boss della Scu Ercole Penna convertito alle cause della giustizia nel 2008, ma è solo oggi e con le rivelazioni di Crastolla che gli inquirenti sono riusciti a far quadrare il cerchio. Avvocato 38enne, figlio della Mesagne bene, rampante e soprattutto ambizioso, con i piedi nella politica il giovane legale ci è nato, abbracciando fra alterne fortune le tante cause del centrodestra, dagli azzurri devoti all’ex presidente regionale Raffaele Fitto ai Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, di cui nel 2007 divenne promotore su investitura dell’onorevole Marcello Vernola. E’ stato consigliere comunale a Mesagne e consigliere regionale azzurro dal 2000 al 2005. Secondo le ricostruzioni del pm Alessio Coccioli, che ha chiesto e ottenuto l’arresto di Devicienti & Co dal gip Annalisa De Benedictis, il consigliere regionale, ricandidatosi senza successo alle elezioni regionali del 2005, spese per la sua campagna elettorale circa 280mila euro, contraendo debiti con banche e società finanziarie e non riuscendo poi a ripianare la sua esposizione debitoria con gli istituti di credito. Così nel 2009, l’uomo fece ricorso all’intermediazione di Devicienti che, a sua volta, lo avrebbe messo in contatto con alcuni personaggi di Mesagne legati alla Sacra Corona Unita per ottenere dei prestiti a tassi usurari. I debiti si sono aggravati ulteriormente nel 2010, quando, ricandidatosi senza successo alle consultazioni regionali, l’ex consigliere ha assunto impegni di spesa per la campagna elettorale per altri 150mila euro. I tassi di interesse praticati andavano dal 600 al 1000% su base annua.

L’IMPRENDITORE A SERVIZIO DELLA SCU – Non che gli investigatori non sospettassero, ma le prime conferme della doppia vita di Devicienti, vittima a sua volta di una serie di attentati incendiari che hanno colpito prima i beni aziendali poi il portone di casa, sono arrivate nel 2008 con i verbali di conversione alle cause della giustizia dell’ultimo pentito d’oro della Scu Ercole Penna. Il boss di prima linea nel clan dei Mesagnesi aveva sentenziato: “ Luigi Devicienti svolge anche attività di usura ai cui utili partecipiamo con il solito sistema di rivolgerci per avere denaro contante quando necessario“. Il 12 gennaio dello scorso anno, smentendo le affermazioni del pentito già emerse da una serie di ordinanze a carico di altri affiliati, Devicienti si proclama vittima, dichiarando di avere subito a sua volta una richiesta estorsiva di 20mila euro dalla Scu. Secondo la Dia le cose stanno altrimenti, e il ruolo dell’imprenditore nella cosca è quello descritto da Penna. Scrive il gip Alcide Maritati: “In particolare emerge dagli atti che il Penna ha riferito con riguardo alla persona di Devicienti Luigi che tale imprenditore era stato sempre vicino a lui e al suo gruppo, consegnando denaro (“il pensiero”) tutte le volte che ve ne fosse stata la necessità (come nel caso della consegna di parte del denaro, circa 7-8mila euro, necessario per il pagamento della parcella dell’avvocato Massimo Ghedini incaricato di seguire un ricorso in Cassazione nell’interesse del boss mesagnese Massimo Pasimeni)“.
Insomma, l’ultimo blitz e le dichiarazioni dell’ex consigliere sembrerebbero dimostrare che Penna non mentiva, a meno che il prosieguo delle indagini non stabilisca altrimenti. Nel frattempo Crastolla ha abbandonato Mesagne già da un pezzo, vive a Roma dove cura gli interessi di uno studio legale che porta il suo nome e la politica, almeno per ora, è solo un sogno nel cassetto.

“Non è una scuola, è un canile”, violenza e degrado. I prof aggrediti: “Vogliamo la polizia”

di FRANCESCA RUSSI – bari.repubblica.it

“Venite a vedere se questa è una scuola”. Si sono presentati così questa mattina alla Provincia di Bari, senza preavviso, i genitori dei ragazzi iscritti al primo anno di Meccanica dell’istituto professionale Santarella e destinati a frequentare la sede succursale di via Gentile nel quartiere Japigia. Hanno chiesto di essere ricevuti direttamente dal presidente Francesco Schittulli. “Questo è un canile non si può chiamare scuola – protesta una mamma – non possiamo mandare i nostri figli alla rovina”.

Il presidente Schittulli allora ha chiamato a raccolta ingegneri e dirigenti dell’ufficio tecnico per provare a capire come intervenire pur con i pochi fondi che l’ente ha a disposizione per l’edilizia scolastica. Negli scorsi giorni era stato lo stesso Schittulli a scrivere una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi per denunciare lo “stato asfittico, ormai agonizzante, in cui versa la Provincia di Bari a danno delle 146 scuole che non consente di soddisfare i bisogni più urgenti e le richieste di presidi, sindaci, famiglie e studenti”.

“Metto a disposizione le stanze del primo piano della Provincia” è la prima proposta di Schittulli che però i tecnici gli fanno notare essere impraticabile. “Fate i doppi turni e intanto interveniamo subito con la messa in sicurezza dell’istituto e la chiusura dell’ala per cui stiamo aspettando il certificato di staticità” ha proseguito il presidente che, insieme ai genitori, ha deciso di fare un sopralluogo nella succursale dell’istituto.

Lo spettacolo è degradante. Impalcature per lavori mai terminati, intonaco scrostato, porte dei bagni divelti e lavandini allagati, porte antincendio devastate, estintori rubati, cassette elettriche sradicate dal muro. “Manca un neon dal soffitto perché l’anno scorso è caduto in testa a un professore che ha poi chiesto il trasferimento” spiega un docente. Qui, in questa struttura di via Divisione Acqui, dovrebbero stare quattro classi. Ma già ieri gli studenti si erano ribellati e avevano protestato all’esterno. La tensione era salita quando due ragazzi avevano lanciato all’interno della struttura due fumogeni: una professoressa di Chimica aveva avuto un malore ed era stata soccorsa da un’ambulanza del 118.

“C’è da prendere atto che ci sono responsabilità che esulano dalla politica se è vero che questa struttura è stata vandalizzata quotidianamente di giorno e di notte da sciacalli che si vestono di perbenismo scolastico – commenta Schittulli – noi possiamo anche aggiustare tutto ma il giorno dopo sarà nuovamente distrutto; qui c’è in ballo una questione relativa alla sicurezza”.

Ed è proprio l’incolumità personale al centro delle proteste dei docenti del Santarella. Questa mattina, mentre il dirigente scolastico era con i genitori alla Provincia di Bari per tentare di risolvere il problema della succursale, la mamma e la sorella di un alunno hanno aggredito la responsabile della segreteria: l’hanno spintonata a terra e la donna ha battuto la testa finendo in ospedale. Il terzo caso in pochi giorni. Tre giorni fa era toccato a un docente di Educazione Fisica aggredito dagli alunni. Nella sede centrale di via Di Vagno, al quartiere Madonnella, sono intervenuti questa mattina sia i carabinieri sia la polizia che ha identificato le due responsabili. La Digos in questi tre giorni ha monitorato tutti i movimenti. Sembra ci sia stata anche una sassaiola all’indirizzo della scuola da parte di alcuni studenti.

“Abbiamo paura qui, io non me la sento di entrare in classe domani” spiega agitata una professoressa. Al termine delle lezioni questa mattina tutti i professori si sono radunati in assemblea. “Tre aggressioni in tre giorni, cosa dobbiamo fare? Come si può insegnare a qualcuno che ti butta la cattedra addosso?”. E’ stato il presidente Schittulli allora a chiamare il prefetto di Bari. “Chiediamo un presidio di forze di polizia” spiegano gli insegnanti. Sarà il dirigente Carlo De Nitti a scrivere una lettera indirizzata a Questura, Prefettura, Comune di Bari, Provincia e Ufficio scolastico per spiegare la situazione. Intanto da domani la Provincia ha garantito la presenza di una pattuglia di polizia provinciale davanti alla scuola.

Tagliamo gli stipendi inutili e compriamo un nuovo autobus

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di Maria Laura Scala

Quella del 2014 sarà certamente ricordata come “l’estate nera” per il trasporto urbano cittadino; emblematica rimarrà nel ricordo dei più la foto pubblicata su tutti i network locali che ritrae quattro volenterosi cittadini, nonché passeggeri, che spingono con le braccia un mezzo della MTM per liberare la strada dall’ingombrante “quattro ruote” che si era fermato improvvisamente lungo il tragitto.

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E non dimentichiamo anche altri improvvisi guasti, e relativi arresti di corsa, tra cui quello lungo il Viale del Cimitero, su Via Terlizzi nei pressi dell’Ospedale, in Piazza Cappuccini e non ultimo quello di ieri pomeriggio in Piazza Moro, Stazione Fs. Situazioni critiche che fanno emergere il problema della manutenzione delle macchine, ritenute da molti vecchie ed obsolete, e la necessità di sostituirle con mezzi nuovi. Una situazione certamente in controtendenza col recente aumento di tariffa di biglietti ed abbonamenti settimanali e mensili. I mezzi interessati “dall’obbligo di fermata facoltativa ma obbligatoria” non sono tanti ma sembrerebbe essere sempre e solo uno: quello targato < BZ 627 PK >. Non sarebbe il caso di parcheggiare definitivamente “l’attempato” mezzo dopo anni di servizio e sostituirlo con uno più moderno? Se la risposta è “ Non ci sono soldi ! “, noi replichiamo in un solo modo: “Eliminate gli stipendi per il consiglio di amministrazione e per il collegio sindacale (tanto sono inutili) e fate un mutuo per comprare un nuovo mezzo.

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Vigili urbani 007, pedinano i finti poveri in lista per la casa

di FRANCESCO PETRUZZELLI – bari.repubblica.it

Incastrati dalle foto postate su Facebook. Pedinati dagli agenti in borghese della polizia municipale durante le ore di shopping tra le eleganti vie del centro. Perché in molti casi è nato più di un sospetto se è vero che qualcuno si è presentato agli uffici comunali rivendicando un alloggio popolare, mentre in rete giravano le sue foto dell’estate appena trascorsa, tra vacanze all’estero, crociere nel Mediterraneo e passeggiate sulla rambla a Barcellona. Insomma, piccoli Totò Truffa in salsa barese. E così il Comune di Bari ha deciso di adottare il suo particolare spesometro contro i furbetti degli alloggi popolari.

E cioè ricorrere alle verifiche sui social network. L’idea è maturata all’indomani dei primi ricevimenti del martedì, quando gli assessori incontrano i cittadini a Palazzo di Città. Superaffollato l’assessorato all’Edilizia residenziale di piazza del Ferrarese con oltre 80 domande da parte di famiglie che, pur in assenza dei requisiti, pressano gli uffici per ottenere un tetto comunale millantando sfratti esecutivi, alloggi di fortuna, nottate in auto e casi disperati. E ascoltando la storia di un padre di famiglia, qualcuno degli uffici, insospettito, ha controllato casualmente il suo profilo Facebook scandagliando foto recenti su banchetti in sale di ricevimento, viaggi e acquisti importanti come auto e moto. Insomma, prove schiaccianti contro le continue recite drammatiche andate in scena nell’assessorato con tanto di lacrima finale. Una donna si è persino presentata con dieci bambini spacciandoli tutti come figli propri (in realtà era madre solo della metà dei pargoli).

“Con questi controlli cerchiamo di tutelare quei baresi che hanno realmente bisogno di una casa – ammette l’assessore all’Erp, Vincenzo Brandi – Vogliamo monitorare la capacità di spesa di coloro che puntualmente si presentano qui per chiedere un alloggio pur non avendo maturato i punteggi in graduatoria. La pressione è costante e notevole”. Gli agenti della polizia municipale sono andati anche in trasferta per controllare gli alloggi che il Comune di Bari possiede in provincia scoprendo che, ad esempio, non c’era traccia del legittimo assegnatario. E’ successo in un caso a Casamassima e in un altro ad Acquaviva delle Fonti dove l’inquilina è risultata poi residente in un appartamento di lusso di sua proprietà a Bari, in pieno centro, tra via Principe Amedeo e via Sparano. “Noi – continua Brandi – mandiamo subito le diffide chiedendo di lasciare l’alloggio. Se nessuno ci risponde, perché evidentemente non risiede in quella casa, mandiamo la polizia municipale per scardinare la porta d’ingresso”. Brandi annuncia anche l’incrocio dei dati comunali (come quelli su tributi e anagrafe) con i dati in possesso dell’Enel “per verificare le reali utenze e i reali inquilini degli alloggi”.

Cantone striglia il Comune di Bari: “Incarichi poco trasparenti”

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Nel mirino è finta persino la Centrale Consortile Ortofrutticola, la società in cui il Comune detiene direttamente quote di partecipazione minoritaria. Perché nulla viene detto ad esempio sui nomi e sui compensi del presidente, dell’amministratore delegato e del consiglio di amministrazione.

DOSSIER / IL DOCUMENTO DI CANTONE

E’ una delle conclusioni – severe – alle quali sono giunti gli ispettori dell’Autorità Nazionale dell’Anticorruzione. L’organo diretto da Raffaele Cantone ha scandagliato i diversi siti istituzionali dei grandi Comuni italiani giungendo a un quadro complessivamente non incoraggiante sul livello di trasparenza dell’amministrazione barese. “Ci sono carenze sui dati delle aziende partecipate, sulle consulenze e sui collaboratori” è messo nero su bianco nel dossier firmato da Cantone. Perché il Comune, secondo i gli esiti di questi specifici controlli web, si è dimostrato recidivo omettendo diversi dati, sia nella prima ispezione internet del 19 marzo scorso, sia in quella successiva del 29 maggio. In pratica durante gli ultimi giorni della precedente amministrazione guidata dal sindaco Michele Emiliano.

Nel dossier, stilato in base al decreto legislativo, il 33 del 2013, sugli obblighi di pubblicità, trasparenza e informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, viene riportato anche il caso della mancata pubblicazione del programma triennale 2014-2016 per la trasparenza e l’integrità, così come quello dei dati relativi agli organi di indirizzo politico- amministrativo. Dito puntato anche contro la gestione del patrimonio comunale. “Il documento, pubblicato in formato non aperto – si legge nel report dell’Anticorruzione – non risulta aggiornato in quanto fa riferimento alla situazione patrimoniale del Comune al 31 dicembre 2012″.

Più spinoso il capitolo delle consulenze e dei collaboratori se è vero che, sempre secondo gli ispettori, “i dati relativi ai curricula, alle dichiarazioni di svolgimento di altri incarichi e alle situazioni di insussistenza di situazioni di conflitto di interessi risultano pubblicati soltanto in pochi casi, in allegato agli atti di conferimento”. Una opacità che il Comune ha poi promesso di eliminare, come risulta dalla lettera di risposta firmata il 7 maggio scorso dal presidente dell’Organismo di Valutazione, Roberto Lorusso, ma che evidentemente non è valsa a nulla se gli ispettori confermano le carenze anche in data 29 maggio, praticamente tre settimane dopo. Ora il report è finito nelle mani del sindaco Antonio Decaro con una data perentoria, scaduta due giorni fa.

Benvenuti petrolieri di tutto il mondo, lo “sblocca Italia” sblocca anche le trivelle

E’ accaduto tutto nello stesso giorno. Mentre sulla spiaggia di Punta Penne, a Vasto, dall’esame necroscopico delle tre carcasse di capodogli spiaggiati si ipotizzava il nesso con l’attività di prospezione petrolifere (con tecniche air-gun) dei fondali della vicina Croazia, e in contemporanea il presidente del Consiglio Renzi parlava a Bari, per l’inaugurazione della Fiera del Levante, e i movimenti “No TAP” e “No Triv” manifestavano dietro le transenne, sulla Gazzetta Ufficiale si pubblicava, ed entrava in vigore, il decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 recante oggetto: ”Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita’ produttive“. Leggete con attenzione gli articoli 36 e 38 .

L’articolo 36 stabilisce “Misure a favore degli interventi di sviluppo delle regioni per la ricerca di idrocarburi.” Prevede l’esclusione dal patto di stabilità per “spese sostenute dalle regioni per la realizzazione degli interventi di sviluppo dell’occupazione e delle attivita’ economiche, di sviluppo industriale e di miglioramento ambientale nonchè per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata nelle aree in cui si svolgono le ricerche e le coltivazioni di idrocarburi, per gli importi stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 luglio di ciascuno anno“.

Mentre l’articolo 38, anticipando i contenuti della revisione del Titolo V della Costituzione, riporta in capo ai ministeri le autorizzazioni ambientali per le concessioni e le procedure autorizzative (VIA) per istanze e permessi di ricerca.  E poi, tutte le prospezione, ricerche e coltivazioni di idrocarburi sono dichiarati di pubblica utilita’, indifferibilita’ ed urgenza con l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327.

Infine il decreto stabilisce che, se le Regioni non applicano da sole le direttive dello “sblocca trivelle”, il Governo può avocare a sè i titoli minerari pendenti, cioè per quelli non definiti entro il 31 dicembre 2014  (comma 4 articolo 38).

Quindi caro Presidente del Consiglio della Regione Puglia, Introna, e capogruppo di S.E.L., Losappio, quando le associazioni, movimenti, comitati e comuni NoTRIV (quelli presenti) erano seduti con voi, giovedì mattina 11 settembre, a trovare le ragioni e le strategie per opporsi alle trivellazioni, voi sapevate già che il decreto “sblocca Italia-sblocca trivelle” era già in dirittura d’arrivo?

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Chiede tangente a laboratorio per superare ispezione: arrestato dirigente Asl Bari

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Soldi in cambio della riconferma per l’ “accreditamento istituzionale” di un laboratorio d’analisi, eliminando “asserite irregolarità”: con l’accusa di concussione, la Guardia di Finanza ha arrestato Michele Picciarello, medico e responsabile dell’Unità di valutazione dell’appropriatezza dei ricoveri dell’Asl di Bari.

Secondo i magistrati della Procura, Picciariello avrebbe chiesto somme, fino, nell’ultimo caso a 50 mila euro (da versare in più rate), per superare la visita ispettiva senza problemi, rendendosi disponibile “a sostituire la documentazione in precedenza presentata”. L’indagine, condotta anche con l’utilizzo di rilievi fotografici e intercettazioni, è partita da una denuncia della vittima. Questa mattina, a Molfetta, l’arresto, proprio mentre avveniva la consegna della busta con una tranche da 10mila euro dell’ammontare richiesto.

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Video - video.repubblica.it

(n.d.r.) –  se si trattasse della stessa persona, c’è da chiedersi perchè le tangenti se già ben pagato dalla Regione? ( Comando presso la regione Puglia Dott. Michele Picciariello )           

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Il flop di un divieto

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Cassonetti stracolmi di rifiuti, con i sacchetti depositati anche all’esterno. Inascoltato l’appello dell’Amiu di non depositare rifiuti nei giorni festivi per i prossimi due mesi a causa della chiusura della discarica di Trani. Non ha funzionato nemmeno la minaccia di multe e denunce penali per chi fosse stato sorpreso a gettare rifiunti indiffenziati (il divieto non vale per la raccolta differenziata). Il risultato è una città che di lunedì mattina, giorno di apertura delle scuole, si è svegliata sporca e poco accogliente. Ecco alcune immagini scattate sul lungomare di Bari (all’altezza del Fortino), l’ultima è la situazione a Torre a Mare.