Il sottopasso colabrodo

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di Maria Laura Scala

E’ di ieri mattina, giovedì 29 ottobre 2014, l’articolo che il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno ha dedicato alle condizioni pericolose ed inadeguate in cui versa da anni il sottopasso ferroviario della Stazione di Molfetta, attraversato da numerosissimi cittadini in qualsiasi ora della giornata ed unico passaggio pedonale obbligato che unisce il centro urbano con le nuove zone d’espansione.

Un “colabrodo” viene definito dalla giornalista d’Ambrosio che in poche, ma intense, righe interpreta il disagio e la comprensibile rabbia di tutti coloro che “sembrano quasi essersi arresi” all’evidente pericolo causato dalle infiltrazioni d’acqua che dopo ogni pioggia ne indeboliscono la struttura allagandola, e dai continui cedimenti di calcinacci dal soffitto che mettono seriamente in discussione la stabilità e l’effettiva sicurezza del sottopasso.

In questi anni il Liberatorio Politico ha più volte sollevato in numerosi comunicati il problema della pericolosità strutturale del sottopasso ferroviario ed ha presentato nel lontano Marzo 2012 regolare reclamo scritto a Trenitalia (Codice reclamo “1203088Q88” – Sicurezza personale e patrimoniale in stazione) per lamentare le precarie condizioni del soffitto del sottopassaggio ferroviario e delle vecchie pensiline di copertura dei binari da cui puntualmente gronda acqua in giornate di pioggia.

Un reclamo lungo 2 anni che solo nel mese di Marzo 2014 ha visto l’intervento di Trenitalia e Grandi Stazioni in quelli che si sperava fossero i tanto attesi lavori di manutenzione e messa in sicurezza delle aree citate ma che si sono rilevati ben presto solo piccoli lavori di riparazione e di consolidamento superficiali.

Non capivamo la logica per cui fossero montati pannelli Braille per la lettura tattile e le guide in gomma per l’orientamento di soggetti non vedenti in un sottopasso fatiscente, umido, fragile e insicuro, o vedere verniciare le pensiline in ferro dei marciapiedi dei binari piuttosto che tamponare ed isolare opportunamente le rispettive coperture dalla pioggia.

Per non parlare poi dei lavori di muratura perimetrali del binario 3, lavori iniziati e ad oggi mai conclusi, da cui è stato completamente escluso il gabbiotto di transito che si affaccia su via Vecchia Madonna della Rosa di cui non ci è dato ancora conoscere la titolarità e la proprietà tra Trenitalia ed il Comune di Molfetta in un questo continuo rimpallarsi di responsabilità e di accuse reciproche.

A tal proposito il Liberatorio Politico è andato oltre rilanciando l’idea di progettare un nuovo sottopasso alternativo a quello esistente in modo che si crei una nuova possibilità di viabilità pedonale e ciclabile più dignitosa, sicura e fruibile anche dai cittadini diversamente abili in carrozzina dato che l’attuale è sprovvisto di rampe d’acceso e strutture meccaniche.

Il Liberatorio ha fatto pervenire al Comune di Molfetta il progetto di una rampa di accesso quale nuovo sottopasso pedonale e ciclabile che potrebbe essere co-progettato in parte delle Ferrovie dello Stato e in parte dal Comune di Molfetta, ognuno per le proprie competenze.

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‘Ndrangheta in Lombardia: in manette politico Pd, infiltrazioni in Expo

di A. Bartolini e D. Milosa – www.ilfattoquotidiano.it

Un politico e due facce. Quella pubblica e quella della “malavita sbirraglia”. Un politico del Partito democratico. Ancora. Un affare: terreni industriali da comprare e riconvertire in residenziali. Paga la ‘ndrangheta, garantisce il consigliere comunale Calogero Addisi. Garantisce per sé e per i parenti che stanno in Calabria. Incassa voti nel comune di Rho e si fa comandare dal boss Pantaleone Mancuso che lo riceve (è il 2012) nella sua villa in contrada agro di Limbadi. Perché come spiega il collaboratore di giustizia Antonino Belnome “un locale è forte quando ha le sue radici in Calabria, il nord non conta niente senza la Calabria”.

Insomma, tradizione e affari. Da Vibo Valentia all’hinterland milanese. Spartito semplice: Addisi fiuta l’affare, media con la cosca e passa la palla all’imprenditore. Sul tavolo lui mette la promessa: “In Comune ci penso io”. Ma niente telefono perché “così mi arrestano”. Addisi conosce i rischi, eppure ci mette parola e contatti. Quelli di Antonio Galati, emissario lombardo dei Mancuso, “mafioso” dicono le intercettazioni, ricco anche, capace di buttare sul tavolo 300mila euro per il business. Il filo della storia è questo. C’è il politico a catena (della mafia): “Ma se gli ho detto, non ci sono problemi a Rho … ve li risolvo io”. Che disegna speculazioni edilizie. E c’è il politico (sempre lo stesso) che parla in pubblico davanti al consiglio comunale. E dice: “Con questo P.G.T. abbiamo cercato di ridisegnare la città, preservandola dalle brutture, dagli scempi maligni e dal consumo dissennato del territorio. Un risultato storico. Una medaglia per tutta l’amministrazione. Una nuova rivoluzione culturale insomma”. E poi c’è il giudice per le indagini preliminari che per Addisi dispone l’arresto. Sul punto scrive: “Addisi mente in quanto è ben consapevole non solo di avere interesse nel Pgt, ma anche del fatto che un’area, interessata dal Pgt, è stata acquistata con il denaro della ‘ndrangheta”. Benvenuti in Lombardia. Benvenuti nell’ultima storia di mafia, armi e politica. Perché questo racconta l’ordinanza di 800 pagine firmata dal giudice Alfonsa Maria Ferraro e che poche ore fa ha portato in carcere 13 persone accusate, a vario titolo, di associazione ‘ndranghetista, riciclaggio e abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. Accusa, l’ultima, che tocca all’ex consigliere comunale Calogero Addisi, parente dei Mancuso e già citato (ma non indagato) nell’indagine che nel 2012 ha portato in carcere l’allora assessore regionale alla Casa Mimmo Zambetti.

L’operazione “Quadrifoglio” coordinata dal pm Paolo Storari e dal Ros di Milano, comandato dal colonnello Giovanni Sozzo, fotografa il presente criminale nella regione più ricca d’Italia. Fotografa l’affare sul terreno di Lucernate di Rho. In sintesi: Galati, la ‘ndrangheta, secondo l’accusa, ci mette il denaro, ottenendo come contropartita il cambio di destinazione per rivalutare il terreno. Non solo. Accatastando intercettazioni e filmati, l’inchiesta mostra il controllo del territorio dei clan lombardi, la loro violenza palesa, la capacità, infine, di mettersi in tasca politici, funzionari pubblici, uomini d’affari, guardie penitenziarie, commercialisti. Professionisti, insomma. Tutti a disposizione. E’ il capitale sociale della ‘ndrangheta. Che ha permesso ai boss d’infiltrarsi nei subappalti di Expo 2015, attraverso una società riconducibile al fratello carcerato di Antonio Galati. Borghesia mafiosa mixata all’ala militare. Quella, ragionano magistrati e investigatori, che fa capo ad Antonio Galati.

Questa è la ‘ndrangheta che nella Lombardia dell’Expo si spartisce il territorio con regole e leggi proprie. Antistato che si fa Stato. Della partita è anche Salvatore Muscatello, boss ultraottantenne, eminenza grigia della ‘ndrangheta lombarda, protagonista dei maxi blitz degli anni Novanta (La Notte dei fiori di San Vito). Poi capo della locale di Mariano Comense nell’operazione Infinito del 2010, arrestato, condannato, messo ai domiciliari. E ora, tra il 2012 a questa mattina, capo dello stato mafioso lombardo, riverito e pagato. Nel suo bunker andavano tutti. Il nipote di Giuseppe Morabito, alias u tiradrittu, la moglie del boss di Vigevano, Fortunato Valle (“Quello – dice Muscatello- mi lavava i piedi”). Ci va Emilio Pizzinga, politico locale a caccia di voti, e padre di Francesco, finito in galera nel 2006 perché trafficava droga con la ‘ndrangheta di Africo. Pizzinga incontra Muscatello nel gennaio 2014. Il comune di Mariano Comense è appena stato commissariato dopo che 11 consiglieri hanno tolto la fiducia. A maggio ci saranno le elezioni. Pizzinga cerca voti e sa dove andare. Dice al boss: “Vedete se mi trovate preferenza! Se no, non si fa più niente dopo!”. E ancora: “A me hanno dato in mano il partito”. Il boss chiede: “Quale partito?”. Pizzinga risponde: “Forza Italia!”.

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L’Ing. Balducci chiede il rito abbreviato

Si è svolta il 24 ottobre scorso l’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pubblico Ministero Dott. Antonio Savasta in data 18.12.2013 nei confronti dell’Ing. Vincenzo Balducci che ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato e difeso dall’Avv. C. Di Paola. La prossima udienza si terrà il 27 febbraio 2015. Il Comune di Molfetta è costituito parte civile e sarà rappresentato dall’avvocato penalista Giuseppe Eugenio MINERVINI.

Il procedimento n. 5583/2012 R.G. vede imputato l’ingegner Balducci Vincenzo per il reato di cui all’art. 323 c.p., poiché, in qualità di dirigente ad interim del settore territorio del Comune di Molfetta, in violazione dell’art. 27 del d.P.R. n. 380/2001, “intenzionalmente procurava ai condomini dell’edificio ubicato in via Margherita di Savoia n. 106 - e quindi anche al condomino Tangari Enzo Roberto, all’epoca dei fatti dirigente dcl Comune di Molfetta e pertanto suo collega – l’ingiusto vantaggio patrimoniale derivato dal mancato assoggettamento a servitù pubblica di passaggio della galleria pedonale di collegamento tra via Margherita di Savoia e via Paniscotti, con corrispondente danno per i cittadini di Molfetta; in particolare, trattandosi di fabbricato sottoposto a tutela dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici di Bari (con conseguente necessità del parere di quell’ente per ogni opera da eseguirsi sul medesimo), il progetto architettonico dell’arch. Giovanni Vincenti, detinitivamente assentito con parere vincolante della Soprintendenza del 14.12.1993, aveva previsto che il predetto collegamento pedonale fosse assoggettato a pubblico passaggio.

Ne era scaturita l’illegittimità – per violazione degli allora vigenti artt. 9 e 10, l. n. 47/85 – delle concessioni edilizie n. 2298 del 28.11.1991 (originaria), n. 2674 dell’11.02.1994 (di variante definitiva) e n. 5294 del 26.11.1997 (a sanatoria per cambio di destinazione della guardiola ad ufficio), rilasciate le prime due dall’allora Sindaco e la terza dall’allora dirigente del settore territorio, per non avere le prime due prescritto l’uso pubblico della galleria pedonale (come da progetto architettonico approvato dalla Soprintendenza) e per avere consentito la terza un’opera diversa da quella oggetto del ridetto parere della Soprintendenza (non interpellata in merito alla richiesta sanatoria, con conseguente ulteriore violazione degli artt. 9 e 10, l. n. 47/85); il Balducci, investito della vicenda tanto dai proprietari dell’immobile di via Margherita n. 106 (e, tra quelli, dal suo collega Tangari), quanto dai rappresentanti del movimento civico “Liberatorio Politico di Molfetta“, della Legambiente di Molfetta e del la sezione di Molfetta del Partito della Rifondazione Comunista, con due distinte note, rispettivamente del 19/26.10.2011 e del 21.1.2013, ribadiva chel’area interna costituente la galleria-corridoio di collegamento tra via Margherita di Savoia civico 106 e via Paniscotti civico 6 è di proprietà privata e non è destinata a pubblico passaggio” (nota del 21.1.2013), così di fatto ratificando l’illegittima ed illegale condotta dei pubblici ufficiali che lo avevano preceduto nella gestione della vicenda urbanistico-edilizia in oggetto e conseguentemente omettendo di porre in essere le attività di vigilanza e di repressione impostegli dall’art. 27, d.P.R. n. 380/2001. 

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La bonifica dei residuati bellici è diventata un business per pochi

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Questa mattina è ricominciato il recupero, dallo specchio acqueo portuale di Molfetta, di altri 56 ordigni residuati bellici caricati al fosforo e il successivo loro trasferimento presso una cava di Corato. I convogli partiranno il 27–28–29–30–31 ottobre e 1 novembre e, ogni giorno, oltre i militari saranno impegnati, direttamente e non, anche dei civili che in qualche modo con le loro professionalità e/o imprese partecipano a queste operazioni sin dal 2009.

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Sono a carico dell’Amministrazione Comunale tutte le spese relative alle missioni del personale dei vari Enti civili e militari, che forniscono la presenza continua durante le operazioni; una ambulanza della Croce Rossa Italiana con medico, infermiere professionale e personale paramedico; personale del Comando VV.FF.; la Ditta Binetti Capurso per nolo autogrù ed assistenza al recupero dal fondo marino dei fusti contenenti gli ordigni;  la FERRAMENTA PEDONE s.r.l. fornisce dei materiali occorrenti per lo svolgimento in sicurezza del brillamento; la Global Cave srl (Cava) di CORATO offre la disponibilità ed uso di una cava con mezzi e operatori per il ripristino dei luoghi dopo aver neutralizzato e fatto brillare gli ordigni; e poi abbiamo il fotografo Giuseppe Grillo (?) di “FOTO REPLAY” che documenta con puntualità tutte le operazioni dallo spiaggiamento degli ordigni al brillamento in cava.  In dettaglio:

a) FERRAMENTA PEDONE s.r.l. – Bisceglie –  fornitura di quanto richiesto dall’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia con nota prot. n. 68807 del 22.10.2014 per l’espletamento del proprio servizio: – n. 200 sacchetti di sabbia da kg. 25; – n. 2 rotoloni di carta asciuga mani con relativi portarotoli; – n. 6 maschere con n. 12 filtri; – n. 12 paia di guanti in gomma resistenti; – n.7 paia di stivali (dicuin.1n.40,n.4n.42,n.141en.143); – n. 12 rotoli di nastro isolante; – n. 12 rotoli di nastro telato americano; – n. 9 paia di occhiali protettivi da lavoro; – gazebo a fisarmonica;  per l’importo complessivo di € 2.500,00 IVA compresa;

b) Global Cave srl (Cava) di – CORATO. Per l’utilizzo della cava compreso: - Preparazione di rampe per la discesa degli automezzi artificieri; - Movimentazione di blocchi di pietra già estratti per la creazione di spazi di manovra ai mezzi militari interessati alle operazioni; - Utilizzo di alcuni blocchi di pietra per creare un muro di contenimento per le conseguenze del brillamento, con utilizzo dei mezzi ed operatore (escavatore e pala meccanica); - Fermo tecnico del sito per gg.6 e danneggiamenti arrecati; – Rimozione dei detriti conseguenti le operazioni di brillamento negli stessi giorni di fermo, nell’ipotesi di materiale innocuo … Per l’importo complessivo per gg.6 (comprensivi dei due per la preparazione rampa e dell’area di brillamento e successiva bonifica) € 18.000,00;

c) 11° Reggimento Genio Gustatori di Foggia ( giorni 6 – unità impegnate n. 1 Ufficiale e n.6 Sottufficiali) Spese di vitto e alloggio presso strutture alberghiere e attività di breefing a fine operazioni importo € 1.500,00 – (non congrua);

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d) Binetti Capurso Girolamo  – Molfetta, per nolo autogru ed assistenza per il recupero a terra di ordigni (previsione gg.6 ) € 4.500,00;

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e) Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari, per la presenza di n. 8 uomini (1 funz. 2 C.S. e 5 vigili) con mezzi ABP – AFNBCR per una spesa complessiva di € 18.930,00 così specificato: 1. per i precedenti interventi relativi all’ottavo, nono, decimo e l’attuale undicesimo intervento: € 18.874,00 ; 2. interessi legali dal 24.02.2014 al 09.06.2014 € 54,30;

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f) Croce Rossa Italiana sezione di Molfetta la presenza per la durata delle operazioni di un’ambulanza perfettamente attrezzata con a bordo un medico, un infermiere professionale e personale paramedico contributo di € 800,00, quale rimborso spese per la disponibilità di figure professionali e mezzo di soccorso;

g) Foto REPLAY di Giuseppe Grillo (?), la presenza per la durata delle operazioni per realizzazione servizio fotografico e video del recupero e brillamento degli ordigni per l’importo complessivo di € 1.250,00 (foto e video ed 1 copia di foto stampate);

h) VARIE per assistenza ai VV.FF. mezzi di trasporto alle cave e in cava, materiali vari occorrenti e non previsti, ecc,  € 1.520,00.

La Determinazione Dirigenziale Settore Lavori Pubblici n. 248 del 23.10.2014, prevede una spesa complessiva di €. 55.000,00 ma la somma delle voci dalla a) alla h) è pari a €. 49.000,00. Alcune voci di spesa includono l’IVA altre no, manca completamente il codice CIG e poi non è chiara la richiesta dei Vigili del Fuoco che chiedono il pagamento dell’ottavo, nono e decimo intervento senza specificare le date e la quantificazione di ognuno. Il vitto e alloggio, per 6 giorni, dei 7 militari dell’esercito non è congruo e il fotoreporter non si chiama Grillo ma Cirillo. Insomma ancora una volta siamo di fronte a un atto amministrativo scritto malissimo e che andrebbe revocato.

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Cogliamo l’occasione per sottolineare due dati che meritano un approfondimento. Perchè dal 2009 l’amministrazione comunale coinvolge la ferramenta Pedone di Bisceglie e non, a rotazione,  una ferramenta di Molfetta ? E poi, la presenza della Croce Rossa Italiana, in questi 6 giorni di attività, in sostituzione del SERMOLFETTA costerà alla collettività solo un “contributo” di € 800,00, quale rimborso spese per la disponibilità di figure professionali e mezzo di soccorso, poco più di 130 euro al giorno. Invece dal 2009, da quando hanno avuto inizio le operazioni di bonifica e trasferimento bombe, il SERMOLFETTA ha sempre chiesto e ottenuto dal sindaco Azzollini un “rimborso spese” che si aggirava tra i 400 e i 500 euro al giorno. Ora ci chiediamo, esagerava il SER a chiedere tanto, o è la C.R.I. a chiedere poco? Oppure è la storia del “volontariato”, in questa città, che andrebbe riscritta?

Fusto di Bombe

Rottama Italia

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www.altreconomia.it

Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero.
Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro.
Vogliamo un Paese in cui chiamiamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti, e non con l’interesse di pochi. Un Paese in cui lo sviluppo sia ciò che innalza -e non ciò che distrugge- la qualità della nostra vita.
Un Paese che cresca, e non un Paese che divori se stesso.
Un Paese capace di attuare il progetto della sua Costituzione. Una Costituzione che da troppo tempo “è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”, una Costituzione in cui “è scritta a chiare lettere la condanna dell’ordinamento sociale in cui viviamo” (Piero Calamandrei).
Il decreto Sblocca-Italia è, invece, un doppio salto mortale all’indietro. Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere.

Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che nella Costituzione ci fosse questo articolo: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”.

La prima, e più importante, resistenza allo Sblocca Italia passa attraverso la conoscenza, l’informazione, la possibilità di farsi un’opinione e di farla valere. Discutendone nelle piazze e nei teatri, nelle televisioni e alla radio. Richiamando al progetto della Costituzione i nostri rappresentanti in Parlamento. E, se necessario, anche ricorrendo al referendum: se -alla fine e nonostante tutto- questo sciagurato decreto Rottama Italia diventerà legge dello Stato.
Perché non siamo contro lo Sblocca Italia. Siamo per l’Italia.

Scarica e leggi il libro QUI

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Non rifiuti ma petrolio: nuova Terra dei fuochi in Basilicata

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di Edoardo Bettella – popoffquotidiano.it

Ogni giorno 2.658.861 uomini, donne, bambini bevono l’acqua proveniente dal lago Pertusillo. La popolazione delle province di Bari, Taranto e Lecce. Con la stessa acqua, vengono irrigati i campi della Basilicata che producono alcune tra le eccellenze dell’agricoltura italiana: vino doc e biologico, olio, fagioli, peperoni, frutta.Accade che, nel 2011, il lago inizia a puzzare. La brina del mattino, segno di una notte che se ne va e di un nuovo giorno che nasce, brucia le piante su cui si poggia, appena viene toccata dai primi raggi del mattino. È acida. Accade che l’uva, quando la si mette in bocca, sa di petrolio. Anzi, in molti nemmeno riescono ad assaggiarla: è già tanto se si riesce ad arrivare al raccolto. Accade che la pera campanella, peculiarità lucana, non riesce più a maturare sull’albero, come dovrebbe, perché cade prima. E accade che le carpe, pesci che vanno a cercare il cibo tra i sedimenti del fondale, muoiono.

L’area in cui si trova il Pertusillo, la Val d’Agri, si trova nella Basilicata occidentale, e ospita anche il più grande giacimento di idrocarburi in terraferma d’Europa. E, da anni, l’Eni e la Shell trivellano senza sosta. I pozzi si trovano proprio in prossimità del lago e dei fiumi immissari. Secondo le autorità competenti, però, non c’è rischio di inquinamento: «Se in Basilicata c’è un problema di inquinamento da polveri sottili è in centro a Potenza e non certo in Val d’Agri», dichiarò nel 2012 l’ex presidente Pd della Regione Basilicata Vito De Filippo, ora sottosegretario alla Salute nel governo Renzi.

L’Eni, tramite Enrico Cingolani, vice presidente esecutivo per la regione Europa meridionale e orientale, ha sostenuto, sempre nel 2012: «Un sistema di controllo puntuale ed efficiente è la migliore assicurazione sui nostri investimenti, la nostra forma di tutela più forte. Stiamo per consegnare alla Regione le chiavi di una rete di monitoraggio unica in Italia e probabilmente in Europa, capace di verificare non solo la qualità dell’aria, ma anche dell’acqua e degli ecosistemi, che verifica la soglia del rumore e quella del cattivo odore, vigilando anche su eventuali rischi».

Nel 2011, però, l’Ehpa (Associazione per la tutela della salute e dell’ambiente di Basilicata) in collaborazione con l’Oipa (Guardie eco-zoofile di Potenza) ha compiuto delle analisi sui sedimenti del lago, provando a dare delle risposte. I risultati sono stati sconcertanti: nelle acque le concentrazioni di idrocarburi superano i limiti di riferimento: esse misurano fino a 6.458 microgrammi/litro, e cioè sono fino a 646 volte superiori al limite di dieci microgrammi/litro fissato dall’Istituto superiore di Sanità. Non solo. È stata trovata anche la presenza di bario, una sostanza altamente inquinante, potente veleno per gli organismi, usata dalle industrie petrolifere per i fanghi di trivellazione ad alto peso specifico.

DSC_6327-Lago-del-PertusilloIL LAGO PERTUSILLO, NELLA VAL D’AGRI (BASILICATA OCCIDENTALE). SOTTO E INTORNO A QUESTE ACQUE SI TROVA IL PIÙ VASTO GIACIMENTO DI IDROCARBURI D’EUROPA.

Giuseppe Di Bello, tenente della polizia provinciale di Potenza, che aveva già condotto autonomamente delle indagini sullo stato delle acque inquinate del Pertusillo, è stato condannato a due mesi e venti giorni di reclusione, per aver diffuso quelle informazioni. «Abbiamo scoperto l’incidenza dell’attività estrattiva petrolifera sull’invaso, di estrema importanza per la salute pubblica dei cittadini lucani, ma anche pugliesi. Abbiamo scoperto che i dati sull’inquinamento non venivano resi pubblici. Abbiamo trovato idrocarburi, metalli pesanti e alluminio, in quantità tale da provocare artificialmente anche l’insorgenza del morbo di Alzheimer. Abbiamo trovato alifatici clorurati cancerogeni, che come dice la stessa parola sono cancerogeni, piombo, il bario. Abbiamo trovato tutta una serie di elementi che non sono originati dallo sgretolamento delle rocce dentro l’invaso, non sono prodotti naturali, ma ci sono arrivati perché c’è un’attività intensiva di estrazione petrolifera e tutto ciò che ne deriva, perché per arrivare ad estrarre ci vogliono i fanghi e questi fanghi possono insinuarsi nelle falde acquifere», sono le dichiarazioni dello stesso Di Bello in un’intervista rilasciata alla web tv “Ntr24”, che gli sono costate, oltre alla sospensione dal servizio e dalla paga, anche il trasferimento in un museo.

Nel 2013, è stata presentata una relazione da parte di autorevoli professori di geologia e idrogeologia, nella quale si legge che «tutte le attività petrolifere, compresi i centri di pre-trattamento e gli oleodotti sono centri di pericolo d’inquinamento che, secondo l’Agenzia per l’Ambiente americana (US Epa) valgono un rischio da sette a otto su una scala il cui massimo grado è nove. Tra vent’anni tutto il serbatoio naturale che alimenta le sorgenti potrà essere inquinato per diffusione e per contatto diretto».

Secondo le analisi effettuate, presentate nella stessa relazione, «nei sedimenti, in sette campioni su undici la quantità di idrocarburi supera il limite di legge preso come riferimento, e arriva fino a 559 milligrammi/chilo, cioè fino a nove volte il limite».

I provvedimenti che sono stati presi dalle autorità competenti in seguito alle analisi descritte e alla relazione presentata, sono stati esemplari: niente. Anzi, meglio specificare. L’Arpab, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Basilicata, ha compiuto dei rilevamenti. Quindici anni dopo l’inizio delle trivellazioni. E successivi alle indagini portate avanti da Di Bello e dai geologi. Sul sito dell’Arpab, infatti, i documenti disponibili sono fermi al 2012.

Albina Colella, docente ordinaria di geologia presso l’università della Basilicata, nonché una delle relatrici del rapporto di denuncia, ha condiviso con Popoff una mappa esemplificativa della situazione della Val d’Agri, dove si trova il lago Pertusillo.

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LA MAPPA CREATA DALLA PROFESSORESSA COLELLA. I CONI ROSSI RAPPRESENTANO I POZZI DI PETROLIO: COME SI VEDE, SI TROVANO IN PROSSIMITÀ DEGLI IMMISSARI DEL LAGO PERTUSILLO. I PUNTINI BIANCHI RAPPRESENTANO I SEDIMENTI STUDIATI DALLA PROFESSORESSA COLELLA, QUELLI GIALLI QUELLI STUDIATI DALL’ARPAB. PIÙ LARGHI SONO I PALLINI, PIÙ È ALTA LA CONCENTRAZIONE DI IDROCARBURI TOTALI NEI SEDIMENTI. IL LIMITE DI RIFERIMENTO È DI SESSANTA MILLIGRAMMI PER CHILO: CIRCA IL SETTANTA PER CENTO DEI PALLINI SUPERA QUESTO LIMITE. IL PALLINO PIÙ GRANDE, PRESENTA UNA CONCENTRAZIONE DI 559 MILLIGRAMMI PER CHILO. I CAMPIONI CON LA MAGGIORE CONCENTRAZIONE DI IDROCARBURI SI TROVANO LUNGO IL MARGINE SETTENTRIONALE DEL LAGO, OVVERO QUELLO PETROLIZZATO.

«La mappa indica la distribuzione degli idrocarburi totali nei sedimenti del Pertusillo», spiega la professoressa Colella. «I pallini indicano l’ubicazione dei campioni di sedimenti. Quelli bianchi sono quelli analizzati da me, quelli gialli quelli che ha studiato l’Arpab. Il diametro è direttamente proporzionale alla concentrazione di idrocarburi: più è alta la concentrazione, più sono larghi i pallini. Come si vede dalla mappa, circa il settanta per cento dei campioni supera il limite consentito dalla legge. I campioni con la maggiore concentrazione di idrocarburi totali si trovano lungo il margine settentrionale del Pertusillo, cioè lungo il margine petrolizzato».

Questa mappa è stata presentata da Albina Colella a un congresso internazionale di Istanbul, nel 2013, dal titolo “17 symposium of enviromental pollution and its impact on the mediterranean region” (Diciasettesimo convegno sull’inquinamento ambientale e sul suo impatto sulla regione mediterranea). Come da copione, le reazioni delle autorità competenti sono state nulle.

Questa storia, oltre che essere drammatica per l’incidenza che le trivellazioni hanno sull’ambiente e sul territorio, ha un aspetto importante e fondamentale. Il sessantacinque per cento delle acque del lago Pertusillo, infatti, rifornisce la Puglia di acqua potabile. Il trentacinque per cento rimanente viene usato dalla Basilicata per irrigare i campi, e produrre agricoltura “biologica”.

Siamo solo all’inizio. Le prime rilevazioni sono di pochi anni fa, così le prime denunce. Secondo le autorità competenti, il problema non sussiste. Purtroppo, i dati dimostrano il contrario, e da quattro anni a questa parte i Pugliesi continuano a bere l’acqua del Pertusillo e i Lucani a irrigarci i campi. Il vero timore è avere di fronte un’Ilva 2.0 o, peggio, una nuova terra dei fuochi. E che, a breve, i morti si inizieranno a contare a migliaia.

Acquedotti

IN BASSO A SINISTRA, IL LAGO PERTUSILLO. DA LÌ PARTE L’ACQUEDOTTO (IN BLU) CHE SERVE LE PROVINCE PUGLIESI DI BARI, TARANTO E LECCE.

CONTROMAFIE 2014 – Il codice etico per la buona politica

Contromafie 2014

E’ stata presentata questa mattina, durante la prima parte del Seminario “Enti Locali e buone prassi per una politica trasparente”, svoltosi in Campidoglio nell’ambito di Contromafie, la Carta di Avviso Pubblico, codice etico che si propone di favorire e di tutelare la pratica della buona politica e di rendere il più trasparente possibile l’azione amministrativa degli enti locali.

Contromafie non è solo la rappresentazione di chi si impegna, non è solo denuncia: dev’essere anche l’occasione di costruire qualche cura”, ha dichiarato il Presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà. “E’ necessario dare segnali che aiutino a ritrovare fiducia nelle Istituzioni e la Carta di Avviso Pubblico è la risposta concreta, una responsabilità precisa che gli amministratori si assumono ma anche uno strumento in più per i cittadini per verificare l’operato delle persone che, con il loro voto, hanno eletto”, ha concluso Montà.
La politica, per come la intendo io, non dovrebbe avere bisogno di un codice etico che le ricordi i propri doveri – ha ricordato la Presidente della Commissione Parlamentare antimafia, Rosy Bindi – ma il paradosso del nostro momento storico è proprio questo; i codici etici oggi servono anche ai cittadini, per ricordare loro di essere più esigenti nei confronti della politica”. “Da Tangentopoli in poi la gente, sconvolta da così tanta antipolitica, pensa che la buona politica la fa chi non ruba, ma non è così. Un buon politico è invece colui che mette in atto buone pratiche amministrative”.

Come ministro delle Regioni e dei Comuni mi farò interprete della Carta di Avviso Pubblico, di cui ne condivido totalmente gli obiettivi, al fine di condividerla a tutti i livelli, insieme alle buone pratiche amministrative che oggi ascolteremo; mi auguro che siano sempre di più gli amministratori che l’adotteranno”, ha concluso il Ministro Maria Carmela Lanzetta.

La Carta di Avviso Pubblico è stata redatta da un gruppo di lavoro di esperti, giuristi, funzionari pubblici e amministratori locali – coordinato dal Prof. Alberto Vannucci – che hanno rivisitato e aggiornato la Carta di Pisa, il codice che l’associazione aveva presentato due anni fa, prima dell’entrata in vigore di alcune leggi antimafia e anticorruzione. Composta da 23 articoli, la Carta indica concretamente come un buon amministratore può declinare nella quotidianità i principi di trasparenza, imparzialità, disciplina e onore previsti dagli articoli 54 e 97 della Costituzione. Contrasto al conflitto di interessi, al clientelismo, alle pressioni indebite, trasparenza degli interessi finanziari e del finanziamento dell’attività politica, scelte pubbliche e meritocratiche per le nomine interne ed esterne alle amministrazioni, piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in caso di indagini e obbligo a rinunciare alla prescrizione ovvero obbligo di dimissioni in caso di rinvio a giudizio per gravi reati (es. mafia e corruzione).

Sono queste alcune previsioni della Carta di Avviso Pubblico, un codice etico fatto non tanto di buoni propositi e belle intenzioni, ma un documento che prevede anche divieti – es. non ricevere regali superiori ai 100 euro in un anno – e sanzioni, che vanno dalla censura pubblica sino alle dimissioni.

Festino a luci rosse in cambio di voti: il consigliere fu il più votato del paese

di CHIARA SPAGNOLO – bari.repubblica.it

Sesso in cambio di voti. Sarebbe andata in scena in una villa di Porto Cesareo la versione salentina del bunga bunga: organizzata da un aspirante politico – dice la Procura di Lecce – che insieme ad un ex assessore comunale offriva giovani prostitute rumene agli uomini del paese per sollecitarne il consenso elettorale. Un’idea a quanto pare vincente se è vero che quell’Antonio Greco (candidato con la lista Progetto futuro a sostegno del sindaco poi eletto Salvatore Albano) ottenne – nel maggio 2011 – ben 348 preferenze, risultando in tal modo il primo degli eletti e conquistando l’ambita carica di vicesindaco.

Greco, che nel febbraio 2013 presentò le dimissioni dopo che fu resa nota l’inchiesta di cui era protagonista, nelle scorse ore ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui il sostituto procuratore Carmen Ruggiero contesta, a lui e all’ex assessore della precedente giunta Cosimo Presicce, i reati di sfruttamento della prostituzione e voto di scambio in concorso. Decine le persone ascoltate nel corso delle indagini dai carabinieri della Compagnia di Campi, guidati dal maggiore Nicola Fasciano, le quali hanno confermato sospetti e aggiunto particolari, consentendo agli inquirenti di delineare un quadro preciso di quel che accadeva nella villetta di località Il Poggio.

Nelle sere della primavera 2011 a quella porta bussavano decine di uomini, che venivano avvisati dei festini tramite un efficace passaparola. Le ragazze erano belle e disinibite, il divertimento assicurato. Come in un bunga bunga che si rispetti. Con tanto di spogliarelli, balli hot e prestazioni sessuali di ogni genere. Il cui valore aggiunto consisteva nell’essere gratuite, ovvero “offerte” – dice la Procura di Lecce – da Greco e Presicce che “sfruttavano giovani donne di nazionalità rumena, facendo sì che gli elettori ne fruissero gratuitamente e ottenendo la preferenza elettorale per Greco”, recita il 415bis.

E se nel 2011 a Porto Cesareo c’era chi sfruttava i giochi proibiti delle rumene per ottenere voti, negli anni precedenti – mostra un’altra indagine parallela – amministratori e tecnici comunali non si fecero scrupoli a consentire una maxi-lottizzazione grazie alla quale è stato costruito e progressivamente ampliato un villaggio turistico che da un anno e mezzo giace ormai sotto sequestro. Lo stesso pm Ruggiero ha firmato infatti altri avvisi di conclusione delle indagini preliminari relativi all’inchiesta su “Riva degli angeli”, di proprietà del consigliere comunale Giuseppe Durante, a sua volta indagato anche per la realizzazione di un altro resort da tutto esaurito, Baia Malva. Dietro la costruzione di Riva degli angeli, secondo gli inquirenti, ci sarebbero trenta anni di abusi, commessi da chi avrebbe dovuto invece vigilare sul rispetto delle regole e tutelare l’ecosistema di Porto Cesareo. Non a caso nell’avviso compaiono i nomi di ben tre ex sindaci della cittadina: Rocco Durante, Ferruccio Mele e Fernando Cardellicchio.