“Quella data sporca di sangue” intervista a Matteo d’Ingeo – di Sergio Magarelli (seconda parte)

Coincidenze. Strane, inquietanti, ma consideriamole per ora coincidenze. E così quel 7 luglio, dopo 27 anni, è tornato a sporcarsi di sangue. A quello del “martirio” di Gianni Carnicella si è aggiunto il sangue di un altro uomo, vittima di altri spari con arma da fuoco. Situazioni opposte, dinamiche diverse, ma con la città ancora una volta a fare i conti con il suo stesso “malessere”. La sera prima dell’omicidio, in una conferenza puntualmente organizzata, Matteo d’Ingeo ha voluto ricordare alla città che quel fucile a canne mozze è ancora fumante. Aveva ragione, ha avuto ragione nel brevissimo giro di una manciata di ore. E allora sarà stata pure una coincidenza, ma quello che è successo è frutto di una analisi attenta, documentata e perfino studiata di quei “impercettibili detriti di illegalità diffusa” e che d’Ingeo, con costanza e coerenza, ormai da decenni cerca di spiegare alla città, alle istituzioni, ai cittadini. Abbiamo pensato di intervistarlo partendo proprio da questo triste avvenimento, ma con la consapevolezza che questa nostra conversazione possa rendere ancora più chiara a tutti quella che è oggi la nostra Molfetta  (di S.Magarelli – l’altraMolfetta – Agosto 2019).

Prima parte QUI

Seconda parte
Qual è stato l’impegno delle Istituzioni cittadine per arginare e combattere tutti i fenomeni delinquenziali e criminosi nell’arco di questi ultimi tre decenni?

Se per istituzioni intendi anche le Forze dell’Ordine, vorrei spezzare una lancia a loro favore. In questi 30 anni il loro numero di uomini e mezzi sembra sia rimasto lo stesso, se non diminuito rispetto ad un territorio da controllare triplicato. Il loro compito sarebbe stato facilitato se ci fosse stato un lavoro di prevenzione e repressione dell’illegalità diffusa da parte della Polizia Municipale. Ma spesso l’indirizzo politico in tal senso non c’è stato e quindi le sacche d’illegalità diffusa si sono incancrenite nel tempo e molto spesso ignorate o alimentate dalla stessa parte politica di turno. Negli ultimi due anni la Polizia Municipale ha incrementato il proprio organico di parecchie unità, paghiamo 55mila euro l’anno per un comandante ad incarico esterno, per alcuni giorni di servizio per settimana, mentre teniamo il vecchio comandate dietro una scrivania, demansionato e quasi mobbizzato, mentre la situazione del decoro generale nella città è peggiorato e l’occupazione abusiva di suolo pubblico, a me molto caro, è diventato il simbolo più evidente e diffuso del degrado.

È nota a tutti la tua battaglia civile contro l’abusivismo in città…

Ma il pesce puzza sempre dalla testa, tant’è che siamo passati da un vecchio assessore che sminuiva il problema dell’occupazione abusiva di suolo pubblico dicendo: «che cosa volete che siano due cassettine di frutta sul marciapiede», alle dichiarazioni dell’attuale assessore Ancona che, in piena riunione delComitato comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali, difende i venditori abusivi perché, a suo dire, anche loro devono campare. Ma non solo, sempre in quel contesto istituzionale sembra che il vero problema sia Matteo d’Ingeo, e sempre lo stesso assessore mi ha chiesto perché mi occupo sempre degli ambulanti e commercianti dell’ortofrutta.

E tu che gli hai risposto?

Non è servito molto ricordagli che l’omicidio del sindaco Carnicella è maturato in quel «mondo variegato che andava sotto il nome di Piazza Paradiso».

Ti chiedo alcuni esempi, per far comprendere meglio ai lettori il tipo di inerzia da parte dell’amministrazione comunale rispetto alla prevenzione e repressione dei fenomeni delinquenziali.

Basterebbero pochi esempi accaduti negli ultimi mesi. Il primo, che a mio modesto parere potrebbe rientrare nell’attività di prevenzione che una amministrazione può esercitare, riguarda una associazione nata qualche anno fa, molto vicina alla Parrocchia San Gennaro e al suo parroco don Sergio Vitulano. Non mi dilungo sul Vitulano perché ho già detto e scritto tanto sulle sue implicazioni nella vicenda dell’omicidio Carnicella, ma dirò qualcosa sull’Associazione Maria Santissima Annunziata che lui ha creato (ma ora è fuori dagli organi direttivi) e che organizza da tre anni la nuova Festa dell’Annunziata. Abbiamo seguito l’evoluzione di questa festa che sembra voler diventare più grande della nostra festa patronale della Madonna dei Martiri.

Addiritura! Ci dobbiamo aspettare una competizione?

Quest’anno hanno voluto fare le cose in grande e hanno previsto anche il lancio di un “Rosario Votivo” a devozione di un certo Vito Magarelli. Proprio in una riunione del “Comitato comunale dei fenomeni delinquenziali” avevo fatto verbalizzare la mia indignazione per i manifesti e la brochure apparsi in città, con il logo del Comune e della Diocesi in cui c’era questo nome che tutti conoscono a Molfetta per essere stato un personaggio di spicco tra le famiglie arrestate e condannate nelle grandi operazioni antidroga degli anni ’90.

Indignazione, perché?

Chiedevo alle istituzioni se prima di concedere il patrocinio e contributo per quella festa fossero a conoscenza del testo del manifesto e che sarebbe stato opportuno che il Comune ritirasse il patrocinio per motivi così evidenti. C’è da aggiungere anche che l’attuale presidente di questa associazione è un fruttivendolo e vicino a quell’ambiente, che in passato ha avuto problemi con la giustizia e che gran parte degli sponsor della manifestazione sono fruttivendoli che da anni segnalo e denuncio per l’occupazione abusiva di suolo pubblico. Il quadro è questo, la risposta non è mai giunta, il contributo e patrocinio non è mai stato revocato e gli stessi commercianti da me denunciati occupano ancora abusivamente marciapiedi e strade. Mentre il posto d’onore nelle tre giornate della Festa dell’Annunziata, con una propria postazione di vendita è stata riservata a Cristoforo Brattoli e alla sua famiglia. È chiaro di cosa stiamo parlando?

È chiaro abbastanza, ma la Diocesi come ha reagito su questo episodio?

Con un silenzio tombale, eppure sulla brochure della Festa dell’Annunziata oltre alle insegne delle parrocchie Immacolata e San Gennaro, c’era anche quella della Diocesi. È significativo che sul blog della Diocesi ha trovato spazio un comunicato della Consulta delle Assoc. Laicali contro la strumentalizzazione del rosario da parte del ministro Salvini, ma non hanno trovato il tempo di indignarsi per l’uso del “rosario votivo” fatto di palloncini e lanciato a devozione di un noto pregiudicato molfettese durante una festa religiosa.

Vai avanti con altri esempi…

Sì, il secondo episodio risale al 18 giugno scorso quando, a Corso Umberto, un gruppo di teppistelli prende di mira, con lancio di uova, un’auto della Polizia Municipale vuota. Il sottoscritto, che casualmente era in zona, ha assistito al gesto incivile e ha subito allertato la Polizia Municipale e i Carabinieri che attraverso le videocamere hanno individuato gli autori. Perché ti racconto questo episodio?

Dimmelo tu…

Perché come cittadino sono indignato per quello che è accaduto e, nonostante sia nota la mia polemica sull’operato della P.M., in quel momento tutto diventava secondario. Il fatto grave era che un manipolo di teppisti aveva attaccato un segno delle istituzioni, qual è l’auto di servizio della Polizia Locale. Gli stessi mi hanno anche minacciato perché reo di essere stato testimone della loro “bravata”. Ma, quello che mi fa riflettere ancora oggi, prima che cominci un processo contro questi delinquenti, è l’assoluto silenzio delle istituzioni. Un Sindaco che non ha avuto il tempo di stigmatizzare l’episodio, con uno straccio di comunicato stampa, vuol dire che nemmeno lui ha rispetto delle istituzioni; quelle uova hanno mancato di rispetto le Istituzioni, le hanno calpestate e un sindaco è rimasto in silenzio.

Quale potrebbe essere un rimedio o, meglio, una prevenzione a questi fenomeni?

Una situazione del genere non sarebbe mai accaduta se in questa città la Polizia Municipale fermasse e multasse tutti quelli che violano il codice della strada, che vanno in giro in moto senza casco, attraversano le zone pedonali con le moto e tanto altro ancora si deve fare quando qualcuno indossa una divisa. Senza parlare delle dichiarazioni rese dall’ex assessore Pasquale Mancini nell’estate scorsa.

Cioè?

Due mesi prima delle sue dimissioni diceva: «Se noi sommiamo quello che è successo a Matteo d’Ingeo, al furto delle telecamere, ci rendiamo conto che c’è un’enclave che non si vuole adeguare, e piegare, a quello che è il desiderio di civiltà e legalità della città». Sarebbe interessante capire se quell’enclave a cui si riferiva Mancini ha tenuto in scacco l’amministrazione comunale per un anno prima di ricollocare le telecamere in via Madonna degli Angeli dove erano state trafugate? Oppure c’è un’enclave collusa con parte dell’amministrazione che decide cosa fare e cosa non fare? E poi perché l’accostamento dell’enclave agli attentati dinamitardi rivolti alla mia persona? Ecco, quando su certe vicende rimangono dei dubbi, gli stessi diventano macigni. Naturalmente speravo che di tutti questi episodi si potesse parlare nell’ambito del Comitato comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali, ma anche in quella sede sembrano essere un tabù (continua).

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