La Cassazione decreta il fallimento definitivo della Ciccolella spa

Ciccolella, dopo il crac le super serre passano ai maltesi

fonte: Gabriella De Matteis – bari.repubblica.it

La sentenza di primo e secondo grado e stata confermata. Ciccolella spa, uno dei colossi della produzione e distribuzione di fiori, per nove anni quotata in Borsa, è fallita. A scrivere la parola fine sul procedimento giudiziario è stata la Corte di cassazione, che ha respinto il ricorso presentato dall’azienda facendo proprie le conclusioni alle quali erano giunti i giudici del tribunale di Trani prima e quelli della Corte d’appello di Bari poi. La Ciccolella spa, la scatola finanziaria del gruppo, aveva accumulato debiti per più di 120 milioni di euro. Ora una parte delle serre, quelle realizzate a Candela e presentate come il più grande impianto di Europa, sono di proprietà di una società maltese, che ha comprato all’asta la partecipazione in una delle società della galassia del gruppo: la Gc Partecipazioni.

A chiedere il fallimento della Ciccolella spa era stato lo studio Segre di Torino, che nel 2006 aveva seguito la quotazione in Borsa dell’azienda e che vantava un credito di 700mila euro. Dopo la sentenza di primo grado con il quale il tribunale di Trani, nel 2015, aveva dichiarato la bancarotta, la prima richiesta di fallimento era stata ritirata. Particolare richiamato nel ricorso presentato dall’azienda, che però, è stato respinto prima dalla Corte d’appello e poi dalla Cassazione, che con una sentenza depositata nei giorni scorsi ha chiarito un punto fondamentale: “La desistenza dell’unico creditore instante successiva alla dichiarazione del fallimento — scrive la Suprema corte — non comporta la revoca del fallimento stesso“. Come dire: la situazione non cambia. I giudici quindi hanno condiviso l’impostazione del Fallimento Ciccolella e dei suoi curatori Gennaro Acclavio e Vincenzo Civita, rappresentanti dagli avvocati Vincenzo Vito Chionna e Michele Lobuono. L’azienda, difesa dai legali Francesco Macario e Giuseppe Miccolis, dovrà pagare anche le spese di giudizio, liquidate in 6mila 200 euro. La sentenza della Cassazione chiude definitivamente il procedimento giudiziario sulla bancarotta della Ciccolella spa. Ritenuto ingiusto dal patron Vincenzo Ciccolella, che all’indomani della dichiarazione di fallimento da parte del tribunale di Trani nel febbraio del 2015 aveva negato l’esistenza di debiti. Valutazioni diverse da quella dei giudici che nella sentenza d’appello avevano rimarcato come la società non avesse adempiuto agli obblighi fiscali e come avesse un saldo liquido di poco meno di 2mila euro.

Oltre che con l’erario, la Ciccolella aveva anche una forte esposizione con le banche. Nell’ultima trimestrale del 2013 era stato indicato un ammontare di debiti con gli istituti di credito pari a 148 milioni di euro, garantiti però proprio dagli investimenti su altro business: la produzione di energia elettrica, grazie agli impianti fotovoltaici installati sulle serre. Un business gestito dalla Gc Partecapzioni, citato più volte nella semestrale. “I cespiti dei siti produttivi di Melfi e Candela — c’era scritto — sono posti a garanzia del finanziamento in pool di originari 155 milioni di euro, concesso da un pool di banche con capofila Unicredit, e sono coperti da idonee polizze assicurative“. Ed è proprio la partecipazione della Ciccolella spa nella Gc, che gestisce le serre di Candela e quindi la produzione di energia, che è stata venduta all’asta ad un prezzo di poco superiore ai 2 milioni di euro. La base era stata fissata a 8 milioni e mezzo.

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