Il processo “Energopoli”, che vede tra gli imputati anche l’imprenditore molfettese Corrado Ciccolella, si sposta da Crotone a Cremona

Si sposta da Crotone a Cremona il processo “Energopoli”, che vede tra gli imputati anche l’imprenditore molfettese Corrado Ciccolella.  Alla prima udienza, che si è tenuta martedì 10 luglio u.s. davanti al tribunale collegiale di Crotone, l’avvocato Giancarlo Pittelli ha sollevato l’eccezione che porterà il procedimento a Cremona. Il Tribunale di Crotone ha infatti accolto l’eccezione di incompetenza territoriale presentata dal difensore di ALDO Bonaldi, declinando la propria competenza in favore del tribunale cremonese.

Il maxifascicolo sulla realizzazione della centrale di Scandale venne chiuso ad aprile 2013, dopo quattro anni di indagini da parte della Procura di Crotone. Al centro dell’indagine c’è la mancata realizzazione di quanto previsto dal Contratto di programma sulla “filiera energetica” di Scandale, stipulato con il ministero delle Attività produttive, per la costruzione di una centrale a turbogas. L’accordo prevedeva la realizzazione di investimenti di carattere industriale con una spesa di circa 134 milioni di euro, a fronte dei quali il finanziamento pubblico previsto a carico dello Stato e della Regione ammontava a complessivi 72,3 milioni di euro. L’insediamento prevedeva la creazione di almeno 240 posti di lavoro più le maestranze impegnate nella realizzazione delle opere strutturali.

Secondo gli inquirenti, oltre 13 milioni di euro di finanziamenti pubblici sarebbero finiti, per buona parte, in conti esteri nella disponibilità degli imputati. Le accuse a vario titolo: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, falso, truffa aggravata e malversazione. Sempre secondo l’accusa, proprio Bonaldi sarebbe ritenuto l’artefice della presunta truffa di Scandale.

Oltre a Corrado Ciccolella e Aldo Bonaldi erano imputati Roberto Baroni, di Pavia, uno dei suoi più stretti collaboratori di Bonaldi; Roberto Mercuri, di Lamezia Terme, Annunziato Scordo, di Catanzaro, e Michelangelo Marinelli, amministratori della Pianimpianti spa; Alessandro Argentini di Torino, direttore finanziario della Eurosviluppo industriale; Francesco Graziani, di Chiaravalle, Giuseppe Laratta, di Crotone, e Andrea Gobbi, di Napoli, amministratori del Consorzio Eurosviluppo; Vittorio Maria De Stasio amministratore delegato della Barclays Italia.

Tra gli imputati vi era anche il commercialista di Isola Capo Rizzuto Giuseppe Carchivi che ha patteggiato una pena di tre anni. Gli imputati, secondo l’accusa, avrebbero costituito l’associazione a delinquere «dedita alle bancarotte e alle truffe».

Tra le situazioni finite sotto osservazione degli inquirenti c’era  la bancarotta fraudolenta  dell’azienda pugliese Ali.Bio, vicina al gruppo Ciccolella, fallita con un buco di oltre 2 milioni di euro. Nel marzo del 2011 l’addetto stampa del gruppo Ciccolella, dott. Felice de Sanctis, attraverso una nota stampa che chiariva le circostanze che avevano portato allarresto di Corrado Ciccolella, escludeva sia il sequestro patrimoniale, sia l’imputazione di associazione per delinquere, adottate, invece, nei confronti degli altri indagati. 

Dal 2011 questa interrogazione parlamentare non ha avuto risposte.

ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04751

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 519 del 10/03/2011

Firmatari

Primo firmatario: LANNUTTI ELIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 10/03/2011

Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
  • MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE delegato in data 10/03/2011

Stato iter:

IN CORSO

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04751

presentata da

ELIO LANNUTTI
giovedì 10 marzo 2011, seduta n.519

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico – Premesso che, come si apprende dalla lettura di un articolo de “Il Sole-24 ore” del 9 marzo 2011, la «Procura di Crotone nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa all’Unione europea» ha avviato verifiche su decine di conti esteri per ricostruire nei dettagli le entrate e le uscite di denaro con diverse rogatorie internazionali in almeno tre Paesi;

«continua, dunque, sul fronte economico l’inchiesta denominata Energopoli che lo scorso venerdì 4 marzo ha portato all’arresto di 6 persone (una in carcere, 5 ai domiciliari), mentre restano latitanti gli imprenditori Aldo Bonaldi e Roberto Baroni raggiunti dal mandato di cattura. Si fa intanto più chiaro il ruolo che avrebbe assunto nella presunta truffa Roberto Mercuri. Secondo quanto emerge dalle carte che hanno motivato gli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti, Mercuri avrebbe ricoperto il ruolo di trait-d’union tra la politica e gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Mercuri, assistente del presidente di Aeroporti di Roma e vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, “è risultato essere – è scritto nell’ordinanza con cui il Gip ha disposto gli arresti – colui che, grazie ad uno stretto legame con (…) Galati, sottosegretario dal 2001 al 2006 presso il ministero delle Attività produttive con le deleghe per le agevolazioni alle imprese, riusciva ad ottenere cospicui finanziamenti per la realizzazione di insediamenti produttivi nella Regione Calabria”. Mercuri, è stato amministratore della società Pianimpianti – coinvolta nella presunta truffa all’Ue – nel periodo in cui vengono contestate fatturazioni per operazioni inesistenti. Secondo il gip, l’imprenditore “ha agito dall’interno di un sistema criminale, consapevole delle dinamiche e delle finalità ultime dell’organizzazione volta al controllo delle attività imprenditoriali o meglio del denaro pubblico destinato a finanziare iniziative imprenditoriali che avrebbero dovuto risollevare le sorti della Calabria ed in particolare del territorio crotonese e che invece è stato abilmente distolto ed incanalato in iniziative volte all’arricchimento dei soggetti che potevano fornire una rete di agganci politici per una celere definizione positiva di ulteriori iniziative imprenditoriali”. A capo “dell’organizzazione criminale” ci sarebbe stato Aldo Bonaldi che “prima crea società di scopo e poi le svuota facendo venire meno qualunque possibilità di prosieguo delle iniziative finanziate”. Fine ultimo della presunta truffa, stando alle accuse contestategli, è l’utilizzo dei “finanziamenti per la sopravvivenza di società satellite, tutte riconducibili al Bonaldi Aldo, distogliendo di fatto denaro pubblico che ben avrebbe potuto essere destinato alla realizzazione di opere utili a far decollare un territorio bisognoso come quello calabrese”. Sarebbe infatti stato accertato che Eurosviluppo Industriale (soggetto attuatore del Contratto di programma che ha percepito i fondi Ue) ha trasferito proprie risorse finanziarie all’estero con unico scopo di sottrarle al patrimonio aziendale e consegnarle in forma liquida ad Aldo Bonaldi sui conti correnti accesi presso una banca monegasca, anche al fine di evitare la tassazione di plusvalenze realizzate. Più in dettaglio, fra il 2002 ed il 2006 è stato accertato che, delle risorse finanziarie di Eurosviluppo Industriale, 5 milioni e 142mila euro sono finiti sul conto corrente UBS di Bonaldi presso la filiale di Montecarlo dopo esser transitati su diversi rapporti intestati da società riconducibili allo stesso Bonaldi»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che nell’inchiesta denominata Energopoli abbiano avuto un ruolo centrale Roberto Mercuri assieme agli imprenditori Aldo Bonaldi e Roberto Baroni, questi due ultimi latitanti, e quali iniziative il Governo intenda attivare per assicurare alla giustizia i due imprenditori;

se risulti che l’attività di Aldo Bonaldi volta a costituire società di scopo per poi svuotarle facendo venire meno qualunque possibilità di prosieguo delle iniziative finanziate, con l’utilizzo dei finanziamenti per la sopravvivenza di società a lui riconducibili, distogliendo in questo modo denaro pubblico, non abbia creato danno alla realizzazione di opere utili a far decollare un territorio depresso come quello calabrese;

se il trasferimento di denaro sui conti esteri, probabilmente avvenuti mediante i canali bancari, risultando difficile trasportare oltre 5 milioni di euro tramite i vecchi “spalloni”, non sia stato conseguito aggirando le normative antiriciclaggio, e se al Governo risultino quali siano gli sportelli delle banche utilizzate e quali segnalazioni siano state effettuate in proposito dall’unità antiriciclaggio della Banca d’Italia e dell’ex Ufficio italiano dei cambi;

se in questo ennesimo scandalo possano essere coinvolti funzionari e/o dirigenti pubblici che hanno seguito ed agevolato l’iter delle pratiche e quali iniziative urgenti si intendano attivare per prevenire fenomeni di distrazione di fondi pubblici, quando vengono abilmente distolti ed incanalati in iniziative volte all’arricchimento di alcuni soggetti, che possono fornire una rete di agganci politici per una celere definizione dei finanziamenti.

(4-04751)

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