Cinque operai morirono nelle cisterne Truck Center, dopo 11 anni processo da rifare: “Non fu valutato il rischio”

 

“L’ambiente di lavoro era rappresentato dalla cisterna”. E il dovere di valutare il rischio delle operazioni di pulizia dai residui di zolfo spettava anche e soprattutto alle società che, prima della strage, con ruoli diversi, si sono occupati del trasporto, della gestione e della bonifica del grande serbatoio.

Con queste parole i giudici della Suprema Corte, con la sentenza del 10 febbraio scorso, hanno ordinato un nuovo processo sull’incidente del lavoro che il 3 marzo del 2008 costò la vita a cinque operai, impegnati nelle operazioni di pulizia di una cisterna, nell’azienda Truck Center di Molfetta.
 

In appello il dibattimento si era concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati (per alcune delle accuse era scattata la prescrizione). Un colpo di scena dopo le condanne del primo grado che aveva portato Grazia Sciancalepore, la madre d Michele Tasca, 19 anni, la vittima più giovane della strage, a parlare di “uno scandalo”.
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