Catania, pizzo sui risarcimenti alle vittime delle estorsioni: arrestato il presidente di un’associazione antiracket

fonte: NATALE BRUNO – https://palermo.repubblica.it

Il ‘paladino antiracket‘ imponeva il pizzo anche alle vittime della criminalità organizzata: 1.500 euro persino ai familiari di una vittima della che avevano assistito all’omicidio del loro congiunto. Salvatore Campo, presidente dell’Associazione siciliana antiestorsione (Asia) di Aci Castello, è stato arrestato e ammesso ai domiciliari per la sua età: deve rispondere di peculato e falso ideologico ed estorsione continuata.

La sua vita è stata sempre al fianco delle vittime di estorsioni e usura: una decina di anni fa era stato espulso dall’Asaec di Catania e aveva fondato la Asia. Campo ha sempre presentato la propria attività antiracket come “un lavoro” e alle vittime, così come emerge dalle intercettazioni, diceva ‘per me è un lavoro’ quando faceva firmare delle scritture private, nero su bianco per costringere i suoi affiliati, circa 150, che avevano chiesto l’accesso al fondo di solidarietà statale da parte dello Stato di versare dal 3 al 5 per cento.

Con lo stesso provvedimento firmato dal Gip e richiesto dalla procura distrettuale antimafia, è stato disposto il sequestro preventivo della somma di circa 37 mila euro, pari ai fondi pubblici erogati dalla Regione a favore dell’associazione e di cui l’arrestato si sarebbe illegittimamente appropriato, utilizzandoli per fini esclusivamente personali. L’arresto è stato operato militari del nucleo di polizia economica e finanziaria di Catania della guardia di finanza di Catania guidati dal generale Antonio Quintavalle Cecere e dal tenente colonnello Francesco Ruis, comandante del nucleo di polizia economico e finanziaria delle fiamme gialle.
 
L’attività investigativa è partita dal monitoraggio delle organizzazioni che operano nel territorio catanese (sono sette), oltre all’esame di esposti presentati in procura da alcune associazioni. E poi intercettazioni telefoniche, ambientali, videoriprese, testimonianze e accertamenti bancari, hanno consentito di delineare un quadro indiziario grave nei confronti di Campo, che costringeva vittime di fatti di criminalià organizzata, usura ed estorsione, che avrebbe dovuto tutelare, a consegnargli somme di denaro non spettanti, in misura proporzionale ai riconoscimenti previsti dalle disposizioni concernenti il fondo di solidarieta’ per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura.
 
Salvatore Campo, anziché agire a favore delle vittime “tendeva ad assoggettarle, subordinando il sostegno dell’associazione – specificatamente nella predisposizione delle istanze di accesso ai benefici di legge – all’accoglimento delle proprie pretese economiche“: pretese che oscillavano tra il 3 e il 5 per cento del beneficio concesso dalla legge alla vittima del reato. Le richieste venivano avanzate sia per avviare l’iter procedurale per il riconoscimento del risarcimento, sia prima del riconoscimento delle somme erogate dallo Stato. Nel momento in cui l’associato non aderiva alle richieste di denaro, Campo assumeva atteggiamenti intimidatori fino all’abbandono dell’attività di tutela delle vittime gia’ prostrate dagli uomini del pizzo e da usurai.
 
I pagamenti avvenivano in denaro contante o attraverso versamenti bancari qualificati come contributi volontari. Almeno tre gli episodi documentati: nel primo, il gestore di una libreria vittima di estorsione e usura ha rifiutato di assecondare le pretese di Campo che chiedeva il 3 per cento della somma “quale ristoro di legge”, prospettando al commerciante le inevitabili lungaggini burocratiche cui sarebbe incappato se non si fosse avvalso del suo intervento; nel secondo, ha ottenuto dai familiari di una vittima della criminalità organizzata – che avevano assistito all’omicidio del loro familiare – una busta contenente 1.500 euro in contanti senza i quali avrebbe di fatto interrotto la sua assistenza a favore delle vittime per il riconoscimento degli ulteriori benefici di legge spettanti; nel terzo caso, la vittima era un cittadino straniero, titolare di un bar, costretto a versare tremila euro, altrimenti non sarebbe stato adeguatamente seguito nel disbrigo delle pratiche necessarie per ottenere il saldo del risarcimento spettante. In una circostanza, Campo ha consigliato a un associato di farsi attestare da un medico compiacente una falsa patologia al fine di ottenere illegittimamente un maggior ristoro dallo Stato. Il medico è stato iscritto nel registro degli indagati per falso ideologico.
 

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