Appena giunto nel carcere barese, picchiato il boss Conte

Picchiato in carcere il boss Conte. L’ipotesi: vendetta di un clan barese

fonte: http://ricerca.repubblica.it – di Chiara Spagnolo

Potrebbero esserci uomini di un clan barese dietro l’aggressione a Domenico Conte, il boss di Bitonto arrestato domenica 27 maggio, dopo un mese e mezzo di latitanza, perché ritenuto il mandante dell’omicidio della 84enne Anna Rosa Tarantino, avvenuto il 30 dicembre scorso. I calci e i pugni con cui il bitontino e stato colpito durante l’ora serale d’aria — nello stesso giorno in cui ha messo piede nell’ istituto penitenziario — sarebbero una vendetta preparata da tempo. Per qualcosa che Conte ha detto o fatto nei mesi scorsi. O forse per qualcosa che prima ha annunciato e poi ha fatto realizzare dagli uomini del suo gruppo. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire i motivi e i responsabili dell’episodio, di cui la vittima ha affermato di non conoscere l’identità. Un’eventualità a cui la Procura di Bari stenta a credere, considerato lo spessore criminale di Conte e le rigide regole di rispetto fra clan. Che valgono anche in carcere.

L’aggressione non sarebbe stata ripresa da videocamere, ma è avvenuta alla presenza di molti detenuti. II capoclan è stato trasportato al Policlinico di Bari, dove sono state riscontrate ferite al volto e a un orecchio e dove è rimasto fino a lunedì per accertamenti. Poi e stato riaccompagnato in carcere, questa volta in isolamento. Martedì è stato interrogato dal giudice Giovanni Anglana (che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare a suo carico, su richiesta dei sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia Ettore Cardinali e Marco D’Agostino), ma ha negato di aver dato l’ordine di morte del 30 dicembre. Secondo gli inquirenti, Anna Rosa Tarantino fu uccisa per errore, dopo essersi trovata sulla traiettoria dei proiettili esplosi da Michele Saba e Rocco Papaleo – due luogotenenti di Conte – e destinati a Giuseppe Casadibari, esponente del clan rivale Cipriano.

Dall’estate scorsa, i due gruppi diedero vita a una serie di agguati incrociati nell’ambito della contesa per la gestione del territorio. Fra minacce e sparatorie si arrivò a quel 30 dicembre in cui le azioni di fuoco iniziarono all’alba e culminarono con l’omicidio Tarantino. La morte di un’innocente, nelle settimane successive, pesò anche sulla coscienza di uomini considerati di mafia, tanto che tre esponenti del clan Conte decisero di pentirsi. Prima parlò Vito Antonio Tarulli, poi i killer Sabba e Papaleo, che confessarono di avere ricevuto dal boss l’ordine omicida. E se pure lui ha negato di avere avuto contatti telefonici con loro, in quella mattina di fine anno, la Dda Sto arrivando! bene che il diktat fu portato loro da Alessandro D’Elia, il 28enne arrestato il 20 aprile. Quella notte Domenico Conte fuggì poco prima di essere arrestato.

Polizia e carabinieri lo hanno trovato 37 giorni dopo in un residence di Giovinazzo con la moglie e la figlia. La donna è la vedova di Vito Napoli, capoclan ucciso in un agguato — a cui Conte scampò — il 20 luglio 2007. Per la sua morte sono stati condannati Giosue Perrelli, Salvatore Ficarelli e Giuseppe Digiacomantonio, tre uomini del clan Strisciuglio di Bari. Nella notte della sentenza a Bitonto furono sparati i fuochi d’artificio.

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