Valenzano, i segreti del dossier su affari tra politici e pregiudicati

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it – di GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

C’è una società, si chiama Artel Costruzioni, che sembrerebbe essere baciata dalla benevolenza e dalla buona sorte. E che ha un ruolo centrale nella ricostruzione con cui la commissione di accesso della Prefettura di Bari ha chiesto lo scioglimento per mafia del Comune di Valenzano. Perché partendo da un appalto, si arrivano a scoprire i rapporti pericolosi tra la malavita e certa politica. Leggiamo.

Nel 2014, il Comune deve effettuare interventi da 1.080.000 euro per l’efficienza energetica in due scuole elementari. Il progetto viene affidato senza bando pubblico a un professionista di Noci, l’ingegner Paolo Conforti, recentemente spuntato nell’inchiesta della Procura di Bari che ha azzerato il Pd di Acquaviva. Alla gara per i lavori manifestano interesse 237 ditte, ne vengono sorteggiate (non si sa come) soltanto 10 ma le offerte però saranno solo due: quella vincitrice è della Artel con un ribasso del 2,175%. Ribasso per modo di dire.

Il fatto è che la Artel non è sconosciuta nei corridoi del Comune, avendo già beneficiato di numerosi affidamenti di urgenza, tanto che il presidente della commissione di gara, il comandante dei vigili Sifanno, dopo l’arrivo di una interrogazione consiliare, sente l’esigenza di protestare e di chiedere l’invio delle carte in Procura. Ci avevano già pensato due consiglieri di opposizione, ed ora c’è una indagine apposita.

Ad amministrare la Artel è tale Alessandro Candelora, un pregiudicato vicino al clan Stramaglia che dal 2012 ha ottenuto interessanti incrementi di fatturato: nel 2016 Artel è riuscita ad aggiudicarsi anche un appalto del Policlinico di Bari. Dal 2011 tra i dipendenti della Artel figurano Salvatore Buscemi e la moglie Maria Caterina Cellamare. Salvatore Buscemi, per chi si fosse messo in ascolto solo adesso, altri non è che il nipote di Chelangelo Stramaglia, il boss di Valenzano ucciso ad aprile 2009, nonché fratello di Michele Buscemi, il pregiudicato ammazzato a pistolettate cui era dedicata l’ormai famosa mongolfiera di San Rocco. Secondo i Carabinieri, Buscemi junior è affiliato al clan Di Cillo di Cassano, collegato ai Parisi di Bari: è per loro conto – ritengono i militari – che Buscemi jr controlla a Valenzano lo spaccio, i videopoker e l’usura. Sua sorella, peraltro, è «collega» del sindaco Lomoro nella Fr Autoservizi, posseduta dai Buscemi e dai figli del consigliere comunale Vitantonio Devitofrancesco, ritenuto dai Cc vicinissimo ai clan: uno dei due figli di Devitofrancesco è fidanzato con Pamela Anelli, assessore in carica.

Ma divaghiamo. Nonostante i precedenti di polizia per truffa e fatture false, Candelora ha saputo diversificare. Oltre alla Artel e ad una candidatura nel 2013 nella lista che sosteneva il sindaco Antonio Lomoro, insieme alla compagna è ritenuto il proprietario di due panifici-rosticceria a Bari che oggi sembrerebbero chiusi. In queste attività commerciali, la famiglia Candelora ha un socio: il consigliere comunale ed ex vicesindaco Donato Amoruso, esponente di Realtà Pugliese, già arrestato nell’operazione Domino ma completamente scagionato lo scorso anno.

Intorno agli appalti della Artel girano insomma molti interessi. Ad esempio quelli del pregiudicato Michele Cannone, marito della consigliera Annalisa Potente, che pur sottoposto agli arresti domiciliari nel 2014 ha ottenuto dal Tribunale il permesso di uscire di casa grazie a una provvidenziale assunzione da parte di Candelora. Una ditta, la sua, di fiducia del Comune: l’11 settembre 2015, tre giorni prima dell’inizio delle lezioni, ha ad esempio ottenuto un appalto con procedura di urgenza (dunque senza gara pubblica) per sistemare le aule e i bagni di una scuola elementare. Un’urgenza costruita: la direttrice della scuola ha scritto di aver segnalato il problema al Comune già da luglio, tanto che il dirigente dei lavori pubblici aveva anche effettuato un sopralluogo. E, del resto, il preventivo della Artel era datato 28 agosto, ovvero la settimana precedente alla lettera con cui la direttrice ricordava al Comune di muoversi. Qualcuno, dunque, aveva detto alla Artel di tenersi pronta.

Ma non è l’unico caso di gestione allegra degli appalti. È molto interessante, ad esempio, il contratto (milionario) per il verde pubblico e le pulizie degli uffici. Sulla carta, andava affidato tramite la convenzione Consip alla Romeo Gestioni (quella del caso Renzi) fin dal settembre 2015. Il Comune fa finta di attivarsi in questo senso, poi però comincia a creare difficoltà e, alla fine, in spregio a ogni regola amministrativa disdice il contratto con la Romeo e sceglie, tramite il portale Empulia, una ditta locale. Finita? No, perché pur redigendo tutti gli atti propedeutici all’aggiudicazione, il Comune non firma sostenendo che manchi la certificazione antimafia. Scusa puerile: la legge dice che si può procedere prevedendo una apposita clausola risolutiva. E qual è il risultato di questa sceneggiata? Che l’appalto da oltre un milione di euro l’anno è ancora affidato, di proroga in proroga, alla cooperativa Target Service di Modugno di cui sono dipendenti un po’ di galantuomini che Romeo si rifiutava di assumere (non si può per legge).

Chi sono? Luca Caldarulo, denunciato per furto all’Auchan di Casamassima, genero del pluripregiudicato Nicola D’Amore, di cui la Target ha assunto anche la moglie: D’Amore, oggi in libertà vigilata, è un altro dei pezzi da «90» che risiedono a Valenzano, è ritenuto dai Cc contiguo al clan Capriati e – sempre secondo gli investigatori – contende ai Buscemi le piazze di spaccio. Poi ci sono due foggiani, padre e figlio, il primo dei quali ha sulle spalle una denuncia per rapina. Ecco un pregiudicato, Gaetano Violante, affiliato del clan Stramaglia. E infine, per chiudere il cerchio, troviamo Desiderio De Virgilis, fratello di quella Vincenza De Virgiliis che ha vinto l’appalto per i servizi cimiteriali e che è moglie dell’ex consigliere comunale Francesco De Vivo e madre dell’ex assessore Michele De Vivo. Sono tutti fedelissimi del sindaco Lomoro, oltre che imparentati tra loro: Michele Cannone, il pluripregiudicato marito della consigliera Potente, è il nipote di Francesco De Vivo. E dunque, anche l’appalto per le pulizie – così come quello del cimitero – era cosa loro.

Agli atti dell’ispezione della Prefettura c’è una nota del comandante provinciale dei Carabinieri con cui si dà conto della segnalazione alla Procura di Bari di una serie di circostanze relative a un gruppo di potere di cui fanno parte, tra gli altri, Lomoro, l’assessore Teodoro Cavallo, Michele Cannone e la moglie, e tre consiglieri comunali: Amoruso, Agostino Partipilo e Massimo Sollecito. È da qui che potrebbero arrivare le prossime novità giudiziarie. Ma resta ancora da mostrare la straordinaria capacità del Comune di Valenzano di girarsi dall’altro lato di fronte agli interessi dei clan. Poi si potranno tirare le conclusioni.
[2. continua]

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