Urla e dimissioni di Vittorio Sgarbi

 

di Rino Giacalone – www.liberainformazione.org

E’ rimasto seduto allo scranno riservato al sindaco nell’aula consiliare e alla fine ha comunicato la sua decisione:  si dimette da sindaco ma a decorrere dalle 21 del 21 febbraio prossimo. Vittorio Sgarbi dunque resta ancora sindaco di Salemi  per fare le “valigie” ma ha annunciato di volersi ricandidare per un nuovo mandato con  “Il partito della Rivoluzione”. E la “rivoluzione” che vuole fare è quella contro le Istituzioni, quella che per la verità alcuni particolari ambienti, di quelli poco raccomandabili della provincia di Trapani, e non solo, portano già avanti.  Si tratta di ambienti, che a sentire Sgarbi non esistono più, ma così non è perchè  la mafia c’è, ha cambiato pelle, non è più coppole e lupare, può vendere impianti eolici, come proprio Sgarbi più volte ha detto, ma può anche controllare pacchetti di voti, appalti, finanziamenti pubblici, sa fare fatture false e pagare mazzette all’occorrenza, oltrecchè riscuotere il “pizzo”. Si  –  perché da qualche parte si paga ancora –  senza denunciare,oppure riscuotere quella che viene definita la “quota associativa a Cosa Nostra” che continua a essere per diverse imprese uno sportello unico (al pari di quelli per le attività produttive che nei Comuni mal funzionano) molto efficiente.

Nolente o meno è  questa una parte della realtà che, certamente minoritaria, fatta cioè di poche pedine, investe questo profondo Sud. Se si legge  la relazione dei “maltrattati” ispettori prefettizi, che si sono insediati, all’interno del Palazzo Municipale di Salemi, si capisce che il sindaco ha amministrato poco, innanzitutto e ha lasciato a amministratori comunali, giunta e assessori i “guai” da risolvere. Non sono molti i mafiosi in provincia di Trapani , sarebbe impossibile contarli (anche se la commissione nazionale antimafia – presidente Centaro – nella missione a Trapani ha tentato di farlo dicendo che potevano essere 3 mila gli affiliati) ma numerosi sono i “complici”, quelli si trovano seduti al posto giusto o si fanno trovare al posto giusto, al momento giusto.

La prefettura di Trapani ha avviato le procedure di accesso perché  – quanto emergeva dalle indagini e dalle intercettazioni di Salus Iniqua –  (l’operazione che ha portato al sequestro di 35 milioni di beni all’on. Giammarinaro) erano circostanze gravi, che andavano oltre l’esercizio di un diritto politico che a Giammarinaro, ex capo corrente della Dc andreottiana, potente maggiorente della politica siciliana, nessuno ha mai tolto: Sgarbi ancora in aula consiliare ha protestato perché questo non è mai avvenuto e che le istituzioni, magistratura, forze dell’ordine, non hanno mai a lui rappresentato la pericolosità del soggetto e comunque non hanno mai arrestato l’ex deputato che anzi è uscito assolto da un processo di mafia (finendo però sorvegliato speciale). Sgarbi però non si è mai chiesto come mai un semplice imprenditore, ex deputato era legittimato ancora, senza incarichi pubblici, a interessarsi di sanità pubblica e privata, di bilanci comunali, anche della delibera per liquidare un fornitore, dicendo all’assessore di turno “Ketty ti autorizzo io”. Su tutto questo il sindaco prossimo, ex primo cittadino di Salemi, Vittorio Sgarbi, non ha detto nulla.

La stessa seduta consiliare non si distanzia molto dagli stereotipi di una mafia che alla fine sa parlare con le istituzioni. Certamente non vi sono personaggi da identificare con precisione, ma non suona molto bene il fatto che c’è un ministro, a detta di Sgarbi, e cioè l’attuale responsabile del Viminale, prefetto Anna Maria Cancellieri, che ancora prima che la commissione tecnica del ministero dell’Interno approvi o meno la relazione degli ispettori mandati a Salemi e sottoscritta dal prefetto di Trapani Marilisa Magno, dica al sindaco Sgarbi che fa bene a dimettersi e che la stessa cosa deve fare il Consiglio comunale, anzi, sempre a detta di Sgarbi, gli conferisce mandato perché sia lui a farsi portavoce di questo suggerimento in Consiglio. Se il ministro ha detto questo significa che è pronto a disconoscere il lavoro di suoi funzionari. Se non lo ha detto farebbe bene a smentirlo. Anche per evitare di farci ripiombare indietro negli anni quando a tavolino certi ministri e certi mafiosi regolavano direttamente o con intermediari le situazioni imbarazzanti. Sgarbi nel suo intervento non ha evitato di “calpestare” le istituzioni locali, prefetto questore, arma dei carabinieri, ispettori, e ancora di più quelle parole da lui dette in aula e che dice di avere ascoltato dal ministro Cancellieri finiscono con il distaccarsi da questo giudizio. Viene ancora di più difficile credere che il ministro dell’Interno possa avere davvero dato questo indirizzo al prof. Sgarbi (dando quasi a lui ragione sulla critica accesa nei confronti delle istituzioni locali). Dimettetivi, evitate lo scioglimento per mafia e andate al voto! Può avere detto davvero così il capo del Viminale? Per adesso dobbiamo credere al prof. Sgarbi. Anche se viene difficile poterlo fare.

Il comunicato stampa diffuso a conclusione della seduta consiliare finisce poi con il diventare ancora più pesante delle parole pronunciate in Consiglio. “Il sindaco va dunque via ma lo fa con un duro atto di accusa contro il Prefetto di Trapani, Marilisa Magno, il Maresciallo dei Carabinieri della locale stazione, Giovanni Teri e gli investigatori della Questura di Trapani, guidati dal capo della divisione Anticrimine Giuseppe Linares, che «per dare forza alle loro indagini su Giammarinaro – ha detto Sgarbi – attraverso quelle che sono solo ipotesi, suggestioni, ricostruzioni infondate e veri e propri falsi, hanno prospettato un condizionamento di Giammarinaro sull’amministrazione, per consentire poi al Prefetto di chiedere la Commissione di accesso agli atti» Sgarbi ha inviato la lettera di dimissioni al Presidente della Regione, al Ministro dell’Interno, all’assessore regionale alle Autonomie locali e al Segretario comunale «ma non al Prefetto di Trapani che ha dimostrato di agire senza autonomia». Una lettera, che è un duro atto di accusa contro Prefettura e pezzi dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato”.

La lettera. «Me ne vado con perfetta convinzione – scrive Sgarbi – costretto da una palese ingiustizia. Dopo una sempre corretta amministrazione, non ho altra scelta, in forza di una regia occulta di funzionari della Prefettura, della Questura e dell’Arma dei Carabinieri, contestualmente denunciati al Ministro dell’Interno, che rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Regione». Le dimissioni saranno operative dalle ore 21,00 del 21 febbraio solo per consentire al sindaco di agevolare le operazioni di trasloco di migliaia di libri, cataloghi, oggetti d’arte che aveva raccolto nei suoi uffici del Comune.

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