Giochi, insicurezza pubblica e abusivismo

Ieri mattina, 7 settembre ore 11.00 circa, il gestore di giostrine volanti che di solito è presente nella Villa Comunale, ha occupato uno spazio insolito con modalità altrettanto insolite e che sicuramente risultava abusivo dal momento che gli agenti di Polizia Municipale lo invitavano (ma non multavano?) ad abbandonare quella postazione. Oltre alla presunta occupazione abusiva di suolo pubblico non è chiaro chi ha potuto permettere che delle giostrine per bambini fossero a un metro di distanza da un generatore di corrente.

Stamattina lo stesso operatore si è spostato di qualche metro, allontanando il generatore dalle giostrine ma posizionandolo praticamente a 10 cm della zona gialla del passaggio pedonale dove, ogni tre minuti, decine di cittadini adulti e bambini dovranno fermarsi per attendere di poter attraversare la strada. Anche in questo caso ci chiediamo, chi ha potuto autorizzare questa situazione di insicurezza pubblica? Speriamo che non siano bastati pochi biglietti di giostrina a far “chiudere gli occhi ” a chi dovrebbe tenerli più aperti del solito in una fiera di paese. D’altronde il pesce puzza dalla testa e la sicurezza pubblica non è all’ordine del giorno di chi ci governa.

Lavori edili e (in)sicurezza pubblica, scopri dov’è la differenza

In via Baccarini, con ordinanza n. 31891 del 24.05.2012,  viene istituito il divieto di fermata, tratto compreso dal civ. 27 al civ. 33, per lavori di ripristino tavolette di balcone dell’immobile sito al civico n.31. La ditta e l’imprenditore incaricato ha provveduto all’acquisizione, installazione e successiva rimozione della segnaletica occorrente, secondo le direttive impartite dal Comando di P.M., nonché ad assicurare il pieno rispetto delle norme antinfortunistiche e la costante nettezza del suolo circostante per I’intera durata dei lavori.

 

Nella stessa città, ovvero Molfetta, in VIA DEL  GESU’, una settimana prima, un altro imprenditore procede a dei lavori della stessa natura senza richiedere, e tanto meno  ottenere l’autorizzazione ad eseguire i suddetti lavori come da foto successive violando in maniera palese le regole di tutela della sicurezza privata e pubblica.

Ci chiediamo se il Dirigente ad interim alla sicurezza, dott. Tangari, è intervenuto dopo le segnalazioni dei cittadini del quartiere e quali sanzioni sono state decise per l’impresa “fuorilegge”, che ha messo a rischio l’incolumità di ignari cittadini?

I padroni della città. Storie di ordinaria normalità

Immagine 4
A Molfetta abbiamo una variegata tipologia di occupazioni abusive di suolo pubblico e nel primo pomeriggio dell'11 marzo 2011 è stata messa in atto una delle tante. Dalle 14.00 alle 16.00, quando non c'è servizio di vigilanza della Polizia Municipale, può accadere che un'impresa edile, con un vero e proprio blitz, alle 15.30 circa blocchi via Rattazzi con due fusti di metallo, scarichi sull'asfalto il primo camion di polvere di tufo e  numerosi sacchi di cemento e poi con un montacarichi può trasportare sul tetto il materiale edilizio senza uno straccio di autorizzazione.

11032011173

Alle 15.55  qualcuno chiama la Polizia Municipale che giunge sul posto prendendo atto di una occupazione di suolo pubblico con conseguente imbrattamento dello stesso, del blocco stradale con interruzione di pubblica viabilità, della mancanza assoluta di strumenti preventivi per la pubblica incolumità e degli stessi operatori.

11032011177

Dopo una lunga trattativa gli agenti della Polizia Municipale vanno via dopo aver preso gli estremi degli attori della "performance alla molfettese" e il responsabile del ditta sale sul tetto non per accertarsi che l'operaio avesse tutti gli strumenti di protezione che la legge prevede, ma per chiedere di accelerare il carico del materiale e lo smontaggio del montacarichi.

11032011178

Ora ci chiediamo se la Polizia Municipale farà i verbali sanzionatori sull'accaduto e verificherà se quegli operai erano in regola per quel tipo di lavoro. Inoltre ci piacerebbe sapere a cosa serviva quel materiale trasportato sul tetto, dal momento che un inquilino dello stesso stabile chiedeva agli operai la stessa cosa e come parte interessata non era a conoscenza di alcun tipo di lavoro passato forse da una assemblea condominiale. Tra qualche giorno lo chiederemo ufficialmente all'Ufficio Tecnico.

1103201118811032011191
 

Truck Center bis, udienza preliminare rinviata al 19 aprile

Truck Centerwww.molfettalive.it

È stata aggiornata al 19 aprile l’udienza preliminare del processo Truck Center bis. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, al termine della seduta di questa mattina. 

Venti gli imputati, 17 persone e 3 aziende, per i quali il pubblico ministero Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio. 

Quattro le costituzioni di parte civile. Oltre a Regione Puglia e Comune di Molfetta, rappresentati dagli avvocati Giuseppe Losappio e Francesco Logrieco, hanno depositato istanza i legali Giuseppe Maniglio e Nicola Squeo, in rappresentanza dei famigliari di alcune vittime. 

Nell’incidente di lavoro, verificatosi nella zona Asi il 3 marzo 2008, morirono in cinque, intossicati dall’acido solfidrico: gli operai Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tasca e Vincenzo Altomare, titolare della Truck Center, azienda di lavaggio. 

Dopo le sei condanne in primo grado, la vicenda torna nelle aule del tribunale di Trani in un differente processo, che vede tra gli imputati anche i dirigenti di Fs Logistica e La 5 Bio Trans già condannati. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata anche a carico di tre aziende: Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia. 

Nella prossima udienza, si deciderà se ammettere le parti civili e se procedere con eventuali riti alternativi.

5 morti alla Truck center. «Colpevoli pure all'Eni»

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/foto/30901_2.jpg

di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

«Gli imputati condannati nel presente processo, le cui responsabilità devono essere associate a quelle di Vincenzo Altomare, dell’Eni spa, della Nuova Solmine spa e della Meleam Puglia spa, ciascuno nel proprio ambito di intervento, sono i soggetti realmente responsabili di quanto si è verificato e si poteva evitare».
Di qui la necessità di avviare, come peraltro preannunciato nei mesi scorsi, un supplemento di indagine a carico di chi, nel processo di primo grado, appena concluso, non sedeva con gli altri imputati. Il giudice monocratrico del Tribunale di Trani, sezione distaccata di Molfetta, Lorenzo Gadaleta, ha depositato le motivazioni della sentenza del processo Truck Center. Trecentocinquantadue pagine nelle quali vengono ricostruiti i momenti tragici del 3 marzo 2008, quando cinque persone si calarono all’interno di una cisterna (che si trovava nella Truck center, azienda di Molfetta) per rimanere intossicate a morte; vengono ricostruiti i momenti immediatamente successivi e quelli precedenti alla tragedia; vengono individuati i responsabili.

Nel frattempo sono già stati inviati gli atti alla Procura perché si proceda con le indagini e, la cosa è ipotizzabile, con un nuovo processo. Il 3 marzo 2008 persero la vita Vincenzo Altomare, 64 anni, Guglielmo Mangano, 44, Luigi Farinola, 37, Biagio Sciancalepore, 22, e Michele Tasca, 20 anni (il giovane morì in ospedale all’alba del giorno dopo), titolare e dipendenti della Truck Center. Per quelle morti, lo scorso 26 ottobre, in tre, dirigenti di Fs Logistica e di La Cinque Biotrans, sono stati condannati a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dalle attività di dirigenza societaria ciascuno. Condannate al risarcimento danni, a favore delle parti, le società. Condannata alla sanzione amministrativa di 400mila euro la Truck Center.

A tale proposito, il legale che ha rappresentato in udienza l’azienda, avvocato Maurizio Altomare, dopo avere letto le motivazioni, ha preannunciato che ricorrerà in appello. Sta di fatto che «ognuno dei soggetti – puntualizza il giudice Gadaleta nelle motivazioni della sentenza – avrebbe potuto e dovuto evitare di innescare o almeno avrebbe potuto e dovuto neutralizzare la drammatica, prevedibile, sequenza causale, scatenata a monte da una inquietante trascuratezza e tracimata a valle in una scriteriata gestione di una situazione altamente pericolosa».

E ancora: «Se vi fosse stata l’ordinaria premura per l’incolumità fisica dei soggetti rimasti prevedibilmente incastrati nelle maglie del pericolo, se vi fosse stata la dovuta attenzione nel prevenire i riverberi esiziali di determinati comportamenti e se vi fosse stata l’occorrente cura nell’applicazione di regole scritte specifiche, oltre che di misure prudenziali comuni, il 3 marzo del 2008 non sarebbe accaduto nulla di grave presso l’impianto della Truck Center». «La lettura della sentenza – hanno affermato in una nota congiunta Giulia Caradonna, vedova di Luigi Farinola, rappresentata dall’av – vocato Marcello Magarelli, e Grazia Sciancalepore, madre di Michele Tasca, assistita dagli avvocati Giacomo Ragno, Maria Rosaria De Cosmo e Pietro Tournier – contribuisce ad alimentare una fiducia incondizionata nella giustizia. Siamo profondamente riconoscenti al giudice, Lorenzo Gadaleta, per il lavoro che ha svolto. In sette mesi è riuscito a fare luce su u n’intricata vicenda che ha segnato per sempre le nostre vite».

IL TESTO DELLA SENTENZA

Il dispositivo della sentenza, emessa il 26 ottobre scorso, recita testualmente nelle ultime due pagine: Il giudice Lorenzo Gadaleta «ordina alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti all’ufficio del pm in sede per le ragioni di seguito specificate:

1) perché si proceda per gli illeciti penali ed amministrativi commessi da Eni spa, Nuova Solmine spa, Meleam Puglia spa, nonché dagli individuabili loro rappresentanti ed operatori, giacchè tutti corresponsabili nella produzione degli eventi tragici esaminati nel presente procedimento;

2) per le valutazioni del caso in ordine ai reati emersi nel dibattimento per gestione di rifiuti, nonché per emissioni di acido solfidrico, attività che, per quanto avvenuto senza le occorrenti autorizzazioni presso l’impianto della Truck Center sas, risultano attribuibili pure agli operatori della Fs Logistica spa e della La Cinque Biotrans di Campanile Giuseppe & C snc;
3) perché si valutino opportunamente ex articolo 207 del codice di procedura penale alcune deposizioni rese dagli operatori dell’Eni spa e della Nuova Solmine spa nel corso del dibattimento, ravvisandosi a tal proposito indizi di falsa testimonianza. Ordina, infine, alla cancelleria la trasmissione di copia degli atti alle Procure di Taranto e di Grosseto per le valutazioni del caso in ordine a quanto emerso chiaramente nel dibattimento in relazione al trasporto ed allo smaltimento di sostanze qualificabili come rifiuti, alle emissioni non controllate di acido solfidrico in atmosfera ed infine alle violazioni delle prescrizioni in materia di sicurezza del lavoro, fatti accaduti rispettivamente presso la raffineria dell’Eni spa a Taranto e presso l’impianto di produzione di acido solforico della Nuova Solmine spa a Scarlino (in provincia di Grosseto, ndr)».

Truck Center, il PM chiede cinque anni di carcere per tre dirigenti coinvolti

Chiesta invece l’assoluzione per Filippo Abbinante, l’autista che condusse la cisterna fino a Molfetta. Sentenza prevista per il 23 ottobre


di La Redazione (www.molfettalive.it/…

A poco più di un anno e mezzo dalla tragedia della Truck Center, la ditta di lavaggio industriale in cui restarono uccisi dalle esalazioni di acido solfidrico Vincenzo Altomare, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tascaarrivano le richieste dell’accusa.



Dopo sette ore di requisitoria, l’accusa sostenuta dal PM Giuseppe Maralfa ha richiesto per Alessandro Buonapane e Mario Castaldo, dirigenti della "Fs Logistica" società proprietaria della cisterna, e Pasquale Campanile, dirigente della "La 5 Biotrans", incaricata del trasporto su gomma dello zolfo, cinque anni di reclusione per omicidio colposo.

Per gli ultimi due richiesta anche l’interdizione dalla professione. 



Per Filippo Abbinante, autista della cisterna, la Procura ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato



Sanzioni sono state richieste alle società coinvolte nella tragedia: alla "Fs Logistica" (1,120 milioni di euro), a "La 5 Biotrans" (640mila euro) e alla stessa Truck Center (400mila euro). 



La richiesta è arrivata al termine dell’udienza di ieri in cui il Pubblico Ministero ha ripercorso tutte le fasi processuali della vicenda, che potrà arricchirsi di nuovi filoni. 



Maralfa, come ipotizzato all’indomani della seduta del 29 giugno, al termine del suo intervento ha chiesto che gli atti del processo vengano trasmessi alla Procura per esaminare eventuali profili di colpa emersi nella fase dibattimentale. Due i punti cruciali: la composizione chimica dello zolfo trasportato e lenormative di sicurezza



Si tratta di tre aziende: l’"Eni Spa" che ha prodotto lo zolfo, la "Nuova Solmine Spa", azienda chimica in provincia di Grosseto che lo utilizza per produrre acido solforico e la "Melean Puglia", autrice del piano di sicurezza adottato dalla Truck Center. Assieme alle aziende saranno esaminate le posizioni di tutti gli attori coinvolti nei fatti eventualmente contestati. 



Intanto, il processo volge al termine. Venerdì 9 ottobre saranno ascoltate le parti civili; il 16 e 19 ottobre sarà la volta delle difese. Le repliche del PM troveranno spazio il venerdì successivo, 23 ottobre. 

In quell’occasione il giudice Lorenzo Gadaleta dovrebbe emettere la sentenza.

Per i 5 morti alla Truck Center di Molfetta sette a processo

di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Sarà il giudice monocratico del Tribunale di Molfetta a sentenziare, almeno per il primo grado, a chi è addebitabile la tragedia della Truck Center, dove il 3 marzo una lunga catena di morte inserì l’azienda della zona industriale molfettese tra i maggiori casi di morti bianche. Ieri nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Trani, dove si è celebrata l’udienza preliminare in cui è sfociata la relativa inchiesta, si respirava la stessa sensazione di dolore e incredulità di quel 3 marzo per una tragedia figlia sì dell’imprudenza e, secondo il pm Giuseppe Maralfa, della colpa di qualcuno, ma anche dell’encomiabile altruismo, rimasto purtroppo soffocato, di chi senza pensarci due volte corse in aiuto di altre vite umane.

Nell’udienza, tenuta dal gup Grazia Miccoli, erano presenti oltre una ventina di parenti delle 5 vittime: Gugliemo Mangano, Luigi Farinola, Michele Tasca, Biagio Sciancalepore e Vincenzo Altomare, quest’ultimo amministratore nonché responsabile della sicurezza dell’impresa. Molti di loro avevano ancora i segni del lutto e lo sguardo figlio di un ricordo incancellabile. Composti ad ascoltare le avverse tesi del pm (che il destino ha voluto molfettese) e dei difensori dei 7 imputati che chiedevano il proscioglimento: Alessandro Buonapane e Mario Castaldo, responsabili della Fs Logistica Spa, proprietaria del container in rimessaggio alla Truck Center, Pasquale Campanile, rappresentante de La Cinque Biotrans snc, incaricata del trasporto, e il suo dipendente Filippo Abbinante, che condusse la cisterna assassina a Molfetta; nonchè 3 persone giuridiche, la Sas Truck Center, la Spa Fs Logistica B.U. Cargo Chemical e la Snc La Cinque Biotrans di Campanile Giuseppe & C.

Nessuno è scampato al rinvio a giudizio e così tutti saranno processati a partire dal 28 aprile. I parenti delle vittime si sono costituiti parte civile, così come ha fatto pure l’Inail per rivalersi dei risarcimenti di sua spettanza. Tra le parti civili anche i familiari di Altomare, la cui azienda però figura nell’elenco degli imputati.