Porto di Molfetta. La verità sulla transazione di 7,8 milioni e l’archiviazione della Corte dei Conti (seconda parte)

 

A questo punto si chiede al lettore una particolare attenzione allo svolgimento dei fatti che hanno grossolanamente depistato tutto l’impianto accusatorio della Corte dei Conti che in data 3 giugno 2016 ha disposto l’archiviazione del fascicolo istruttorio.

Prima parte QUI

Seconda parte

Oggi siamo in grado di affermare che la Corte dei Conti è stata fuorviata dalle deduzione degli “invitati”, e che il decreto di archiviazione potrebbe essere rimesso in discussione perché la storia reale è diversa da quella raccontata dagli odierni imputati.

Intanto è necessario fare chiarezza e distinguere l’Accordo di programma per la bonifica del basso Adriatico, da una parte, e la bonifica delle aree interessate ai lavori per la costruzione del nuovo porto di Molfetta, prevista per legge (prima dell’avvio dei lavori ai sensi dell’art. 120 del Capitolato Speciale d’Appalto), dall’altra. Sono due procedimenti distinti, nati in epoche diverse e che Azzollini e Balducci volutamente hanno fatto coincidere per opportunità giudiziarie per salvarsi da pesanti accuse penalmente rilevanti. Ricostruiamo prima l’iter dei lavori del porto e della bonifica che il Comune era tenuto ad effettuare con propri fondi e poi parleremo dell’Accordo di programma facendo molta attenzione alle date dei vari procedimenti perché fondamentali.

Il 25 settembre 2006, con deliberazione n. 94, la Giunta comunale di Molfetta approvò il progetto definitivo per la costruzione del nuovo porto commerciale; con determinazione dirigenziale n. 78 del 17 ottobre 2006 fu approvato il bando e il disciplinare di gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e per l’esecuzione delle relative opere; la gara si svolse l’11 dicembre 2006 e, al suo esito, con determinazione dirigenziale n. 11 del 5 marzo 2007, l’appalto fu aggiudicato all’A.T.I. composta dalla Cooperativa Muratori e Cementisti, dalla Società Italiana Dragaggi Spa, e dall’Impresa Pietro Cidonio Spa; il relativo contratto fu stipulato in data 2 aprile 2007, per un importo complessivo di € 57.761.720,56, ivi compresi gli oneri relativi alla sicurezza e alla progettazione esecutiva.

In data 19 aprile 2007, in ottemperanza all’art. 14 del CSA (Capitolato Speciale d’Appalto), fu sottoscritto, in contraddittorio con i rappresentanti dell’ATI, il verbale di avvio della progettazione esecutiva che, una volta completata, venne trasmessa al Responsabile Unico del Procedimento (RUP) con nota n. 58494 del 31 ottobre 2007; il progetto esecutivo, così riformulato, per un definitivo nuovo importo contrattuale determinato in € 61.439.591 (ed un onere complessivo di spesa quantificato in 72 milioni di euro) fu, quindi, validato dal RUP con verbale in data 12 febbraio 2008 e, successivamente, approvato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 68 del 13 febbraio 2008; allo stesso documento venne allegato il prospetto grafico relativo al programma dei lavori riportato nella relazione generale di progetto, secondo cui l’inizio delle operazioni di dragaggio sarebbe avvenuto il 13 ottobre 2008 (quindi, appena 7 mesi dopo la consegna dei lavori) per concludersi il 10 aprile 2009, queste ultime date sono importantissime.

Ai sensi dell’art. 120 del Capitolato Speciale d’Appalto al completamento della bonifica dei fondali del porto dai numerosi ordigni residuali bellici avrebbe dovuto provvedere l’Amministrazione comunale prima dell’inizio dei lavori, ma questo non avvenne e vedremo perché.

Parallelamente al procedimento della costruzione del nuovo porto di Molfetta la Giunta Comunale aveva avviato un altro procedimento per la bonifica dei fondali interessati ai lavori del porto. Con delibera di G.C. n. 296 del 1.7.2004, guidata dal sindaco Tommaso Minervini, si approvava un progetto d’indagine finalizzato ad individuare eventuali ordigni bellici e materiali ferrosi in tutta l’area portuale interessata ai lavori per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta e al relativo dragaggio.

Successivamente con deliberazione della Giunta Comunale n.477 del 25.11.2004 si approvava il progetto esecutivo del servizio di monitoraggio e bonifica; il 28.12.2004 con Determinazione Dirigenziale n.172, del Settore LL.PP del Comune, veniva indetta l’asta pubblica per l’appalto e il 25.1.2005 viene affidato, all’ATI LUCATELLI Srl + IDMC da Trieste, l’appalto per la ricognizione e bonifica del fondale marino da ordigni bellici nell’ambito delle aree interessate alla costruzione del nuovo porto.

In data 02.01.2006 l’ATI Lucatelli s.r.l., fa richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, scaricati in mare nel dopoguerra, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità, e, essendo impossibilitata a proseguire se non dopo l’intervento della Marina Militare – SDAI. Due mesi dopo con nota, prot. n. 14498 del 15.03.2007, l’ATI Lucatelli, considerando che ad oltre un anno dall’indagine magnetometrica, lo SDAI non aveva proceduto, per carenza di fondi, alla rimozione e brillamento degli ordigni rinvenuti, propone di chiudere l’appalto per l’impossibilità a procedere, senza richiedere maggiori oneri, ma, contabilizzando il servizio svolto sino al momento del rinvenimento della “zona rossa”.

Con Det. Dirig. n. 293 del 29.10.2007 il comune chiude l’appalto con l’ATI Lucatelli e la liquida, ritenendo la stessa proposta della ditta, di essere liquidata, vantaggiosa per l’amministrazione in quanto la rimozione e brillamento degli ordigni presenti nel bacino portuale non poteva essere eseguita per mancanza di fondi da parte della Prefettura di Bari. In questo momento storico il responsabile del procedimento è sempre l’Ing. Balducci e, quindi, era consapevole che alla data del 29.10.2007 le aree portuali dei lavori per il nuovo porto erano piene di ordigni bellici, e quindi si poteva evitare di procedere all’approvazione del progetto definitivo avvenuto il 13.2.2008.

E’ evidente che l’amministrazione comunale dell’epoca, anche se cambiata nella figura del sindaco, da T. Minervini a A. Azzollini, era al corrente che nelle acque del porto ci fossero ancora migliaia di ordigni bellici e, nonostante questa consapevolezza, porta avanti spedita la procedura dei lavori per il nuovo porto fino al pagamento di € 7.800.000 in favore dell’ATI che costituisce danno ingiusto per il comune di Molfetta, in quanto trattasi di un maggior onere corrisposto a titolo di risarcimento.

Alla luce di quanto detto risulta incongruente la motivazione con cui la Corte dei Conti archivia il procedimento sulla transazione di 7,8 milioni di euro, adducendo le responsabilità al ritardo dell’inizio dei lavori di bonifica in carico all’ “Accordo di Programma per la definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico” dalla Legge finanziaria 448 del 2001”.

Tale accordo nasce dopo un lungo lavoro di ricerca dell’ICRAM (oggi ISPRA) con il programma di ricerca A.C.A.B., svolto tra dicembre 1997 ottobre 1999. Lo studio era volto a localizzare in Basso Adriatico le aree di fondale interessate alla presenza di residuati bellici a caricamento chimico, ad accertare il loro stato di conservazione e a valutare i rischi ambientali. Il 10 marzo 2006 fu firmato un decreto tra Ministero del Economia e Finanze e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio con cui si individuava la Regione Puglia come unica Regione interessata alla realizzazione del Piano di risanamento ambientale.

Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 2120 del 5 Dicembre 2007 si avvia il procedimento di attuazione del Contratto di Programma per il risanamento del basso adriatico. Le zone marittime e porti interessati erano compresi tra il faro di Vieste e Capo d’Otranto. Nella prima fase del programma rientravano le aree del Porto Vecchio di Manfredonia, Porto di Molfetta, Porto nuovo di Bari, area costiera di Torre Gavetone ed isolotto di Sant’Emiliano. Per l’intero progetto di bonifica erano stati stanziati dai due ministeri 5 milioni di euro. Durante la riunione del Comitato scientifico di coordinamento dell’Accordo di programma del 30 giugno del 2008 l’Ing. Antonicelli della Regione Puglia, responsabile dell’Accordo, informa i convenuti delle pressanti richieste più volte avanzate dal Comune di Molfetta per dare priorità alla bonifica del Porto di Molfetta vista la situazione di stallo che si era creata dopo l’abbandono della ditta LUCATELLI. Questo passaggio è importante per far comprendere che l’Accordo di programma del basso Adriatico non nasce per bonificare il porto di Molfetta e Torre Gavetone, ma nasce per bonificare molti porti e zone marine dell’intera Puglia.

Naturalmente l’allora Senatore Azzollini, nonché sindaco di Molfetta, attiva tutti i suoi canali politici e amministrativi per dirottare i finanziamenti ministeriali, di altra voce di bilancio dello stato, su Molfetta invece che utilizzare risorse economiche già erogate per la costruzione del porto di Molfetta e per la relativa bonifica. Un’operazione maldestra, non nuova per il sindaco Senatore Azzollini, dopo quella delle Palazzine Fontana, che assieme ad altri riesce a cambiare le carte in tavola facendo credere ai togati della Corte dei Conti che le responsabilità della mancata bonifica, e il pagamento della transazione di 7,8 milioni di euro, erano da addebitare ai ritardi delle attività dell’Accordo di programma per il risanamento del basso adriatico. Invece gli unici responsabili del disastro del nuovo porto di Molfetta erano e rimangono coloro che, a vario titolo, dal 1 Luglio 2004 al 13 febbraio 2008 hanno fatto finta di non sapere che nelle aree interessate ai lavori del nuovo porto commerciale fossero presenti migliaia di ordigni bellici. Il processo, in corso presso il Tribunale di Trani, sicuramente individuerà queste responsabilità.

di Matteo d’Ingeo

Be Sociable, Share!
Precedente La regione Puglia “dimentica” Torre Calderina Successivo Ma i concerti neomelodici in Piazza Paradiso rientrano nel cartellone dell'Estate Molfettese?