Polignano, sigilli all’area resort Costa Ripagnola: «Permessi anomali»

Reati edilizi e abuso d’ufficio sono le ipotesi di reato con cui, sabato mattina, la Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’area di Costa Ripagnola, quella che dovrebbe ospitare il resort di lusso nei trulli affacciati sul mare di Polignano. È stata la stessa Serim, la società titolare del progetto che fa capo all’imprenditore Modesto Scagliusi, a darne notizia con un comunicato in cui garantisce la «legittimità» dei permessi rilasciati da Regione e Comune.

L’indagine del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno (che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione) e del pm Baldo Pisani (del pool reati ambientali) è per il momento contro ignoti, ma – come suggeriscono le ipotesi formulate nel decreto notificato dai Carabinieri forestali (guidati dal colonnello Giovanni Misceo) e dagli uomini della Guardia costiera – sulla base di una informativa dei Carabinieri la Procura sta valutando sia la posizione di titolare e progettista della Serim, sia della dirigente della Regione che a marzo ha firmato il Paur (Provvedimento unico di autorizzazione) consentendo poi a Serim il ritiro della concessione edilizia. Proprio in relazione al Paur, la Procura parla di «elementi di anomalia del suo iter (…) concernenti il suo iter e soprattutto la compatibilità ambientale dell’intervento in fieri». Di qui le ipotesi di abuso d’ufficio e di violazione all’articolo 44, comma b del Testo unico: abuso edilizio (cosa ben diversa dalla lottizzazione abusiva).

La Serim (con l’avvocato Beppe Modesti) valuterà oggi se impugnare il sequestro probatorio, che serve appunto a «congelare» l’area nell’attesa di verificare – nel caso specifico – le procedure autorizzative, fermo restando che le opere (sono previste soltanto passerelle in legno e tettoie rimovibili, oltre che la ristrutturazione interna dei trulli affacciati sul mare per trasformarli in camere d’albergo) non sono mai partite. Ma nel fascicolo della Procura aperto sulla base di un esposto degli ambientalisti locali è finita proprio, come aveva raccontato la «Gazzetta», la relazione del capo dipartimento Ambiente della Regione, Barbara Valenzano, cui si fa riferimento anche nel decreto di sequestro.

La dirigente ha sollevato numerosi dubbi sul Paur: dal frazionamento del progetto originario (in cui erano previsti anche un albergo, un parco pubblico e un parcheggio), al finanziamento da parte di PugliaSviluppo (assentito ma non erogato) che ha spostato la competenza sul progetto in capo alla Regione (diversamente se ne sarebbe occupata la Città metropolitana), al rischio che si finisca per autorizzare un’attività alberghiera in area agricola. Venerdì il comitato Via tornerà a riunirsi per stabilire se l’autorizzazione dovrà essere sottoposta a riesame. Un eventuale annullamento in autotutela del Paur comporterà, ovviamente, anche la decadenza del permesso a costruire rilasciato dal Comune. Ma tutto è rimesso alle valutazioni del comitato Via, composto da tecnici, diversi da quelli che tra ottobre e gennaio avevano di fatto autorizzato il progetto della Serim escludendolo dalla procedura di valutazione di impatto ambientale.

Le posizioni dei tecnici – che emergono dal verbale della riunione del comitato Via del 13 settembre – sono però variegate, in quanto c’è chi ritiene che il resort sia compatibile con la destinazione urbanistica dei suoli di Costa Ripagnola. Le aree sono sottoposte a numerosi vincoli (paesaggistici, ambientali e archeologici), e sono attraversate da corsi d’acqua. E ai vari dubbi tecnici si è aggiunto il giallo di una lama che – in base alle ortofoto satellitari – potrebbe essere stata colmata artificialmente.

fonte: MASSIMILIANO SCAGLIARINI – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

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