Perché… “quel fucile a canne mozze ancora fumante”

“…Quel fucile a canne mozze che, a distanza ravvicinata, chiuse il discorso del concerto, ma ne aprì un altro. Inquietante e amaro…

Il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto.

Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa e sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone….”. (Alcuni passaggi dell’omelia di don Tonino Bello del 9 Luglio 1992)

Sabato 6 luglio Matteo d’Ingeo aveva spiegato, attraverso alcuni versi dell’omelia di don Tonino, il senso del titolo della conferenza del 27° anniversario dell’omicidio del Sindaco Carnicella e dopo meno di 24h quel “malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa” ha colpito ancora la nostra comunità. E anche questa volta, chi ha sparato non è un “mostro” ma è un “nostro”.

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