Palermo, le mani dei boss sulla processione della Madonna della Mercede. “Il fioraio incaricato dal capomafia”

Le infiltrazioni svelate dall’ultima indagine dei carabineiri sul clan di Porta Nuova. Giuseppe Incontrera, ucciso il 30 giugno alla Zisa, sosteneva un commerciante che già da tempo era nelle grazie della famiglia  – fonte: Salvo Palazzolo – palermo.repubblica.it

«Lo sai che ha combinato il signor Vito ultimamente?», diceva Giuseppe Incontrera, il capomafia di Porta Nuova ucciso il 30 giugno, alla Zisa. «Si è fottuto 2500 euro dalla Madonna delle Mercede… lo ha mandato a chiamare u Giunta e gli voleva alzare le mani». Incontrera parlava con un altro autorevole mafioso del clan, Giuseppe Auteri. Il Vito a cui facevano riferimento è il commerciante Vitale Sardina, non hanno dubbi i carabinieri del nucleo Investigativo che dopo il delitto hanno fatto scattare due blitz a Porta Nuova: «Sardina doveva all’organizzazione criminale dei soldi – hanno scritto nel loro rapporto alla procura distrettuale antimafia – per avere ottenuto l’esclusiva per la vendita dei fiori in occasione di eventi religiosi legati alla Madonna della Mercede». Si tratta della processione tenuta due anni fa, una delle più partecipate nel centro storico.

Quella volta, Incontrera voleva evitare che si arrivasse a modi bruschi contro il commerciante amico: «Lascialo stare, gli ho detto, vediamo come possiamo… Vito? Come glieli diamo? In due volte». Incontrera intimava clemenza per il fioraio del clan: «Perché ha la passione per la femmina… ha tante cose, ha tanti vizi», spiegava ai suoi per giustificare il ritardo nel pagamento della percentuale a Cosa nostra. Ma qualcuno non voleva sentire ragioni: «U Giunta gli voleva tagliare la testa perché si è preso i soldi della festa della Madonna della Mercede». E Incontrera continuava a fare da mediatore. Perché risale a tanti anni fa il rapporto del fioraio con gli uomini d’onore.

Un’altra indagine dei carabinieri racconta che nel già nel 2017 “Vito il fioraio” si era aggiudicato la fornitura per la processione della Madonna della Mercede, ma alcuni appartenenti alla Confraternita delle Anime Sante di piazza Ingastone l’avevano messa in discussione: loro avrebbero voluto affiancare a Sardina un loro fidato. Il fiorario protestò, con il boss Francesco Pitarresi, poi anche con il capo del mandamento di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni.

«Gli ho detto — spiegava il fioraio a Pitarresi, riferendo lo sfogo avuto con il suo capo, Di Giovanni — “Io l’ho pagata. Di cosa stiamo parlando”, gli ho detto. Lui stunò. Gli ho detto: “Ma che gli pare che mi vengo a buttare negativo con lei e gli racconto minchiate? Intanto, passo per un pezzo di merda, e poi non mi posso permettere mai”». Il fioraio ribadiva ai mafiosi di essere “a posto” con il clan, perché evidentemente aveva assicurato una percentuale per avere quel lavoro in occasione della processione. E chiedeva di essere difeso «dai confrati che si scartano i fiori». In quella occasione, citò «il fratello di Stefano», Antonino. Chi è Stefano? Il boss Stefano Comandè è l’ex superiore della Confraternita delle Anime Sante, venne arrestato nel 2014 e dopo un’inchiesta di Repubblica la confraternita di piazza Ingastone fu sciolta dall’allora cardinale Romeo. Ma, evidentemente, nel 2017, i Comandè pretendevano ancora di avere voce in chiesa. All’epoca, il capomandamento  Di Giovanni li tenne  a bada: alla processione, il padrino fece lavorare solo il suo fidato fioraio. Ora,  sembra che le cose siano cambiate poco nel centro storico: l’ultima indagine coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gaspare Spedale e Giovanni Antoci ha rilevato ancora una forte presenza del clan di Porta Nuova, infiltrato in diversi ambiti del territorio. I mafiosi continuano ad essere devoti, a modo loro naturalmente. Qualche mese fa, abbiamo raccontato di due padrini di Torretta che parlavano dell’altare maggiore: sembra che sia il nuovo nome con cui i mafiosi chiamano Cosa nostra. Un modo per provare a scansare le intercettazioni. Ma anche, probabilmente, il desiderio di riprendersi proprio l’altare maggiore, ovvero la Chiesa. Com’era un tempo, con preti accondiscendenti e confraternite complici.

Utilizzando il sito o eseguendo lo scroll della pagina accetti l'utilizzo dei cookie della piattaforma. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Altervista Advertising (Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.) Altervista Advertising è un servizio di advertising fornito da Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Dati Personali raccolti: Cookie e varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio. Luogo del trattamento: Italia – Privacy Policy: https://www.iubenda.com/privacy-policy/8258859 Altervista Platform (Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.) Altervista Platform è una piattaforma fornita da Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. che consente al Titolare di sviluppare, far funzionare ed ospitare questa Applicazione. Dati Personali raccolti: Cookie e varie tipologie di Dati secondo quanto specificato dalla privacy policy del servizio. Luogo del trattamento: Italia – Privacy Policy: https://www.iubenda.com/privacy-policy/8258716

Chiudi