Palamara, indagini pure in Puglia

La Procura di Lecce indaga sui giudici di Trani, quella di Potenza sui colleghi di Taranto. E ora entra in campo anche Perugia, che nell’inchiesta Palamara-bis in qualche modo chiude il cerchio: nel mirino del pm Gemma Miliani sono infatti entrate le nomine dei capi degli uffici di Trani, Antonino Di Maio, e Matera, Pietro Argentino. Con l’obiettivo di capire se l’ex potente capo di Unicost (o qualcun altro) abbia in qualche modo orientato le scelte del Csm sulla base di pressioni esterne.

Nel dicembre scorso (si viene a sapere oggi dopo il deposito degli atti) il pm Miliani ha acquisito dalla Procura di Potenza tre verbali di interrogatori effettuati nell’ambito dell’inchiesta che a maggio ha portato all’arresto dell’ex capo di Taranto, Carlo Maria Capristo. Si tratta delle dichiarazioni dei pm Silvia Curione e Lanfranco Marazia, marito e moglie, e di quelle – in parte omissate e finora non note – dell’avvocato Giuseppe Calafiore, il socio dell’avvocato Amara che il procuratore Curcio ha ascoltato nel giugno 2019 a Roma.

Perugia aveva acquisito anche, stavolta da Messina, le dichiarazioni rese dai pm tranesi Alessandro Pesce e Antonio Savasta su Eni, ovvero le indagini che Trani ha svolto su una lettera anonima confezionata da Amara (raccontava di un falso complotto nei confronti del numero uno Eni, De Scalzi). Il trait d’union di tutti questi fatti è Capristo, insieme a un suo amico, il lobbysta Filippo Paradiso (ora indagato a Roma) che – dice Calafiore – era «legatissimo» a Capristo e che – dicono Curione e Marazia – si era lasciato andare a commenti sulle nomine dei magistrati, in particolare di Argentino.

 Anche per questo la Miliani ha acquisito dal Csm (tra gli altri) i verbali dei procedimenti che hanno portato alle nomine di Di Maio a Trani e Argentino a Matera, oltre che i precedenti disciplinari di Savasta. Nessuno dei tre è indagato e, anzi, al momento l’approfondimento serve anche a sgombrare il campo da dubbi di influenze illecite di qualunque sorta (va anche detto che l’attuale procuratore di Trani, Renato Nitti, è completamente estraneo alla vicenda).

 Dai verbali del Csm per la scelta del successore di Capristo a Trani è emersa però una curiosa coincidenza, ovvero la presenza tra i candidati di Giancarlo Longo. Si tratta dell’ex pm di Siracusa poi arrestato e condannato proprio per i suoi rapporti con Amara: l’indagine su Palamara (quella che ha portato al «trojan» e alle chat dell’ex potente esponente sindacale dei magistrati) venne aperta proprio con l’ipotesi (poi caduta) che Palamara avesse avuto denaro da Amara per favorire la nomina di Longo a procuratore di Gela. Ed Parliamo dello stesso Longo che, indagando su Eni, si vede recapitare «per competenza» da Trani (cioè da Capristo) le carte sul famoso anonimo: e questo nonostante le indagini della Finanza avessero detto chiaramente che la competenza non poteva che appartenere alla Procura di Milano.

fonte: MASSIMILIANO SCAGLIARINI – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

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