Operazione antimafia “Grande Carro”: coinvolte le Province di Foggia, Napoli, Salerno e Avellino

Il 27 ottobre 2020 i carabinieri del r.o.s. e del comando per la tutela agroalimentare – col supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali carabinieri territorialmente competenti – hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal tribunale di bari, su richiesta della locale procura distrettuale, a carico di 48 soggetti indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi/esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche (anche con riferimento a quelle ue) ed altri delitti, tutti aggravati ex art. 416 bis.1 c.p, per aver agevolato le attività di una organizzazione mafiosa.

I provvedimenti scaturiscono da un’indagine avviata dal ROS che – dopo la cattura del latitante RUSSO Francesco in Romania – si è concentrata sulle dinamiche criminali riconducibili alla “Batteria SINESI-FRANCAVILLA” della Società foggiana, organizzazione mafiosa sviluppatasi alla fine degli anni ’80 nella Provincia di Foggia, la cui esistenza è stata giudiziariamente accertata da numerose sentenze passate in giudicato. Strutturata in “batterie”, nel corso degli anni, il sodalizio ha subito un fenomeno di modernizzazione criminale che lo ha portato ad orientarsi verso un più evoluto modello di “mafia degli affari”. Le complesse indagini, che hanno a lungo impegnato la Procura Distrettuale e le varie articolazioni del ROS presenti sul territorio nazionale, hanno consentito di documentare:

  • esistenza ed operatività di una articolazione della suddetta “Batteria” attiva a Foggia, Orta Nova (FG), Ascoli Satriano (FG) e Cerignola (FG), con interessi su Rimini e l’alta Irpinia, nonché in Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca;
  • ruoli e funzioni degli affiliati all’interno della consorteria, rispondente a DELLI CARRI Francesco, storico esponente della Società foggiana e a suo fratello Donato. In tale contesto sono emerse pure le figure di DELLI CARRI Aldo, cugino dei suddetti Francesco e Donato, impegnato nel reinvestimento dei proventi illeciti nel settore immobiliare e nelle truffe per l’indebita percezione di contributi per l’agricoltura erogati dall’UE e dalla Regione Puglia;
  • i rapporti dei “DELLI CARRI” con esponenti della criminalità garganica e di Canosa di Puglia (BT), grazie ai quali hanno potuto esercitare le proprie attività illecite in quelle aree.

Sotto il profilo delle attività criminali, è emersa una forte pressione estorsiva esercitata dal sodalizio a carico di aziende agricole, ditte di trasporti e di onoranze funebri, società attive nella realizzazione di impianti eolici e nel settore delle energie alternative le quali, a seguito di sistematica attività intimidatoria, sono state costrette al versamento di percentuali sui ricavi/lavori ottenuti, nonché ad affidare in subappalto ad aziende riconducibili al sodalizio l’esecuzione di contratti di lavoro, servizi e forniture, oppure a rinunciare alle commesse già ottenute. Inoltre, è stata riscontrata la riconducibilità di una serie di imprese operanti nei settori edile, movimento-terra, trasporti, ristorazione e del gaming (queste ultime sedenti in Emilia Romagna), alla Batteria che, tramite prestanomi, costituiva ex novo società, oppure infiltrava gli assetti societari esistenti. In tale contesto è stata pure accertato il reinvestimento di fondi illeciti nell’acquisto di un complesso immobiliare ubicato a Praga, del valore di oltre mezzo milione di euro.

Di particolare rilievo è l’ulteriore porzione dell’indagine condotta in sinergia dal ROS e dal REPARTO CARABINIERI TUTELA AGROALIMENTARE di Salerno, sotto la direzione di questa Procura Distrettuale, che ha consentito di individuare un complesso e sofisticato sistema di truffe finalizzate all’indebita percezione dei fondi per l’agricoltura dell’Unione Europea. Gli approfondimenti svolti nello specifico ambito hanno evidenziato come gli indagati, anche con la connivenza di alcuni funzionari pubblici compiacenti, sono riusciti a percepire indebitamente, tra il 2013 ed il 2018, contributi per complessivi 13,5 milioni di €uro, veicolati attraverso i c.d. “PIFprogetti integrati di filiera”.

Nel corso dell’operazione il ROS e il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Salernohanno dato esecuzione a due provvedimenti di sequestro:

  • preventivo di beni mobili e immobili a carico di 6 indagati, per un valore di circa 3milioni di euro;
  • “per equivalente”, fino alla concorrenza complessiva di 13 milioni di euro, a carico degli indagati coinvolti nelle truffe in danno dell’Unione Europea, quale quantificazione del profitto dei reati accertati nello specifico settore.

Sul piano internazionale, le indagini si sono avvalse del coordinamento di EUROJUST, che ha favorito il raccordo con omologhe autorità giudiziarie estere per ricostruire le attività transnazionali del sodalizio, e del contributo dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) con sede in Bruxelles, organo dell’UE incaricato di individuare e contrastare le frodi ed ogni altra forma d’illecito a danno dei fondi dell’Unione europea, che ha consentito di acquisire rilevanti elementi di riscontro sulle transazioni economiche connesse alle erogazioni del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

L’odierna operazione costituisce ulteriore progressione della manovra investigativa e giudiziaria finalizzata a contrastare le attività mafiose nel comprensorio foggiano.

fonte: www.anteprima24.it

Bari, blitz del Ros. 48 misure cautelari per mafia, riciclaggio, truffa: in carcere il «re» del Psr pugliese

fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Questa mattina all’alba i carabinieri del Ros e i colleghi dei comandi provinciali hanno dato esecuzione a misure cautelari emesse dal Tribunale di Bari nei confronti di 48 persone, indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, concorrenza illecita con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Tra gli altri, in carcere anche tre funzionari regionali, Cosimo Specchia, Giovanni Bozza e Giovanni Granatiero. Rispondono di associazione a delinquere per i finanziamenti ad alcune società agricole che avrebbero truffato la Regione. Cosimo Specchia è il responsabile della attuale sottomisura 4.2 del Psr 2014-2020. Bozza è accusato anche di corruzione per aver preso 30mila euro, oltre a cisterne di nafta e l’uso di una automobile Hyundai per chiudere un occhio sui controlli. Carcere anche per Luigi Cianci, funzionario dell’ufficio di Foggia.

È finito in carcere anche Manlio Cassandro, agronomo, 61 anni, titolare dell’omonimo studio di Barletta che si occupa di finanziamenti europei, a cui fa capo al momento il maggior numero di domande presentate in Regione (oltre mille) sul Piano di sviluppo rurale. In anni passati fu protagonista di un aspro scontro con Coldiretti. Più recentemente, nel corso dell’estate, è stato (con una lettera a sua firma) uno degli ispiratori delle modifiche al Psr. Cassandro è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai fondi comunitari: secondo la Procura di Bari avrebbe sottoscritto una relazione che avallava le sovrafatturazioni presentate dagli imprenditori arrestati. La truffa ai fondi europei erogati dalla Regione ammonta a circa 13 milioni.

Questa inchiesta – commenta Francesco Giannella, il procuratore aggiunto di Bari che coordina la Direzione distrettuale antimafia – conferma che la Società foggiana è molto più potente di quello che si pensi. E’ una mafia vera che penetra nel tessuto sano della società condizionandone l’economia”. Sono complessivamente 48 le persone indagate a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi e esplosivi, e truffe allo Stato per l’erogazione di fondi pubblici.
L’indagine del Ros dei Carabinieri, dopo la cattura del latitante Francesco Russo in Romania, si è concentrata sul clan “Sinesi-Francavilla”, una delle organizzazioni mafiose egemoni in provincia di Foggia. Oltre ai reati classici dei clan, il gruppo criminale avrebbe riciclato i propri proventi illeciti all’estero oltre a truffare la Regione Puglia con la complicità dei tre dipendenti e del consulente finiti in carcere. [m.s.]

PROCURATORE NAZIONALE CAFIERO DE RAHO: MAFIA DA FOGGIA INFILTRATA IN ECONOMIA EUROPA – «La proiezione internazionale ha evidenziato come la criminalità organizzata sia andata ancora una volta a dirigersi e posizionarsi in quei Paesi nei quali è minore la resistenza e più debole la legge, quindi abbiamo Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, laddove sono state sviluppate indagini grazie alla collaborazione che questi Paesi hanno dato». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho nella conferenza stampa sui 48 arresti eseguiti oggi dai carabinieri del Ros (41 in carcere e 7 ai domiciliari) su disposizione della Dda di Bari, relativi a reati di mafia, estorsioni e frode sui fondi europei che ruota attorno alla batteria mafiosa dei Sinesi-Francavilla di Foggia. “L’Europa – ha detto il procuratore – deve stare tranquilla e serena sul monitoraggio che viene sviluppato non solo dalle procure distrettuali ma anche delle forze di polizia, con arresti e sequestri all’ordine del giorno». “E’ un’operazione a 360 gradi – ha spiegato – che ha colpito struttura criminale anche nella sua componente militare ma anche in quella economico-imprenditoriale. Ciò che credo costituisca l’aspetto più significativo è che la Società foggiana non si muove solo per la consumazione di reati tradizionalmente mafiosi, ma ha assunto il modello tipico delle organizzazioni mafiose attraverso la gestione di affari e quindi attraverso una articolazione imprenditoriale con articolazione economico – finanziaria».

«Ancora una volta funzionari pubblici, quindi soggetti corrotti, anziché sviluppare quei compiti di controllo e vigilanza per i quali avrebbero dovuto ricoprire l’ufficio dell’ispettorato, hanno invece essi stessi dato sostegno per la consumazione delle frodi comunitari»

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