“Missione incompiuta” dell’assessore Mancini, hanno vinto le enclave?

“Se noi sommiamo quello che è successo a Matteo d’Ingeo al furto delle telecamere, ci rendiamo conto che c’è un’enclave che non si vuole adeguare, e piegare, a quello che è il desiderio di civiltà e legalità della città.”

Ho letto il messaggio di autocompiacimento dell’assessore Mancini il giorno dopo la festa e un giorno prima delle sue dimissioni annunciate. Quello che, a suo dire, ritiene straordinario a me pare ordinario e l’efficacia dell’azione sinergica tra forze dell’ordine e amministrazione comunale dovrebbe essere pane quotidiano e non un giorno, o due, all’anno. Nonostante tutto, le forme di illegalità ci sono state e Carabinieri e Guardia di Finanza hanno fatto la loro parte. Come hanno fatto la loro parte tutti gli uomini in campo delle Forze dell’Ordine, in borghese, che silenziosamente hanno vigilato e assicurato l’ordine pubblico.

L’assessore Mancini dimentica il clima con cui siamo giunti alla festa e gli arresti che ci sono stati a poche ore dall’inizio della stessa. Lui e tanti altri benpensanti avrebbero voluto che non ci fossero stati quegli arresti a poche ore dalla festa o che l’informazione tacesse sulla vicenda, perché nei giorni della festa è vietato mostrare il lato peggiore del volto della città, quello che rimane sempre in ombra.  

Paradossalmente, invece, potrebbero essere stati proprio quegli arresti, e la notizia diffusa a poche ore dall’accensione delle luminarie, a creare quel clima di “normalità” nelle giornate dei festeggiamenti.

Quegli arresti hanno rappresentato un forte messaggio alla microcriminalità cittadina, che durante la festa, tra abusivismo, furti, truffe, ubriacature, provocazioni e, a volte, pistolettate, impone la sua presenza con tangibile arroganza e strafottenza.

E poi si è parlato di un possibile collegamento tra questi arresti e gli atti intimidatori nei miei confronti. Certo, anche questa ipotesi investigativa ha contribuito a tenere in tensione e sotto attenzione le varie schegge impazzite di quel mondo che Mancini chiama “enclave”. Durante l’intervista di luglio, quella in cui preannunciava le sue dimissioni, l’assessore dichiarava che c’è in questa città “un’enclave che non si vuole piegare al bisogno di legalità e civiltà”. Io continuo a chiamarlo “quel variegato mondo che andava sotto il nome di Piazza Paradiso”. Oggi l’enclave non è più solo intorno a Piazza Paradiso, ma siamo di fronte a “un’enclave diffusa”, come la chiamerebbe l’ex sindaco Azzollini.

L’assessore, nell’intervista, chiedeva ai cittadini di ribellarsi e denunciare, ma in un anno del suo mandato non ha dato ascolto alle denunce che il Liberatorio ha presentato ribellandosi all’enclave dell’abusivismo commerciale.

Allora mi sorge il dubbio che le dimissioni di Mancini, oltre ai motivi professionali, possano avere sullo sfondo anche questa sua resa di fronte a quell’enclave; o per assurdo la sua voglia di agire è stata inibita e ostacolata all’interno della Giunta. Certo è che in questa città al di là degli sforzi di qualche network di far apparire agli occhi della gente tutto rose e fiori, è innegabile che esistono le enclave.

Il Liberatorio ha più volte segnalato la presenza ingombrante di giovinastri, immagine opaca e promettente della possibile nuova “classe dirigente” della criminalità molfettese. A Molfetta si passa facilmente dalla stagione della baby-gang dei piccoli furti, scippi, rapine, vendita abusiva di ortofrutta, all’ostentazione del piccolo fuoribordo o dell’acqua-scooter, all’acquisto di pescherecci, licenze commerciali e controllo dei mercati.

Qualche componente dell’enclave è stato lasciato bivaccare quest’estate a Cala S.Andrea, e poi è stato protagonista del gruppo di “festaioli” della Sagra a mare. Gli abbiamo visti presenti, come negli anni precedenti, con le loro magliette bianche tuffarsi nelle acque del porto per poi salire sulle barche della Madonna dei Martiri. Qualcuno di loro ha ostentato la sua schiena con il tatuaggio della Madonna. Mi chiedo, come mai questi personaggi delle enclave, donne e maschi, sono sempre protagonisti nelle feste patronali, nelle feste di madonne parrocchiali e di madonne di quartiere; la loro è sempre stata una fede e devozione incondizionata o la loro presenza è stata imposta e silenziosamente accettata dal reggente di turno?

Caro assessore Mancini, non ha voluto affrontare e violare i confini delle enclave, o non gliel’hanno permesso? Le sue dimissioni hanno il sapore della sconfitta.

Queste le dichiarazioni di Pasquale Mancini:
“Se noi sommiamo quello che è successo a Matteo d’Ingeo al furto delle telecamere, ci rendiamo conto che c’è un’enclave che non si vuole adeguare, e piegare, a quello che è il desiderio di civiltà e legalità della città.”

Chiedo pubblicamente a Pasquale Mancini di recarsi dagli inquirenti e riferire, se ne è a conoscenza, di fatti o persone che potrebbero avere collegamenti con gli atti intimidatori che hanno interessato la mia persona.

di Matteo d’Ingeo

Intervista completa all’Ass.re P. Mancini registrata a Luglio 2018 dalla redazione di Molfettaviva

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