Le mirabolanti storie di Vincenzo Zagami – Z.2

Qualche mese fa abbiamo dedicato un post a “Vincenzo Vittorio Zagami e La scomparsa dei fatti“, perchè ci avevano segnalato una frenetica attività, sulla sua pagina FB, provocata dall’ inchiesta sulla Stazione dei Carabinieri di Piacenza e dagli arresti dei tre carabinieri delle Stazioni dei Carabinieri di Giovinazzo e Molfetta.

In chiusura di quell’articolo avevamo chiesto a Zagami di raccontarci la sua storia e di aiutarci a fare luce sui tanti “misteri molfettesi“, però, prima ancora di mostrare in rete documenti, diffide e sentenze di altre storie (spesso slegate tra di loro), ci avrebbe fatto piacere conoscere le sue iniziative e denunce. Per esempio, leggere una sua eventuale querela per diffamazione nei confronti di Marco Travaglio che lo ha definito “un volgare truffatore, pluripregiudicato con varie condanne alle spalle“; oppure sapere come è andata a finire, o come sta procedendo, un processo nelle aule giudiziarie di Alessandria dove è imputato “per esercizio abusivo della professione”. 

Dopo circa un mese, dalla pubblicazione dell’articolo, Zagami ha lasciato un suo commento sul Blog.

Purtroppo il commento non risponde alle nostre domande e, a parte le sue valutazioni sulla situazione politica molfettese che in questo contesto non ci interessano, rilancia con un’altra grave accusa sotto forma di interrogazione. “Circa i misteri di Molfetta lo sapete che a Molfetta c’è una loggia massonica molto potente che condiziona la magistratura e le sue indagini al quale appartengono giudici e militari delle Forze ArmateCirca il mio lavoro per lo stato chiedetevi come mai sopravvivo a tutto”.

A questo punto, preso atto che Zagami è un po’ restio a raccontarsi, lo aiutiamo noi a sbloccarsi. Dal momento che lui stesso dichiara di essere stato, o lo è ancora, un agente segreto, un agente del Sismi, faccendiere, insomma uno che ha le mani in pasta dappertutto, ci racconti lui di questa presunta “loggia massonica” esistente a Molfetta; ci racconti lui di questi intrecci tra “giudici e Forze Armate che condizionano la magistratura“, proprio in virtù dell’amore verso la sua città, ha il dovere di raccontarcele. E sarebbe anche bello se ci raccontasse (lo dice lui nel commento) “come mai lui sopravvive a tutto“, ovvero, da dove provengono le sue ricchezze. Ci sembra doveroso che lui lo faccia dal momento che sul suo profilo FB pubblica gli elenchi delle proprietà di altri cittadini. 

Nel frattempo, in attesa delle sue risposte, vi proponiamo altri articoli di giornali che parlano di Vincenzo Vittorio Zagami. Il 24 settembre 2014 nell’articolo “La mirabolante storia dell’uomo che voleva incastrare babbo Renzi” su “www.pressreader.com – Libero” si rappresenta la personalità dello Zagami: 

Nel 2002 Repubblica attribuì a Zagami molte altre disavventure giudiziarie: «Dieci anni di carcere, saldo di 14 condanne passate in giudicato per truffa, esercizio abusivo della professione forense, falso, calunnia». Lui con “Libero” non ha confermato né smentito. Negli anni ’90 c’è chi lo ricorda nei panni di a.d. dell’inesistente “Star oil”, una compagnia petrolifera con la quale offriva contratti fittizi di lavoro a cittadini stranieri, soprattutto indiani, per permettergli di uscire dalla clandestinità e accedere alla sanatoria in cambio di 5 milioni di lire a testa. Andò al Costanzo show a denunciare presunti tentativi di estorsione e proiettili contro la saracinesca del suo negozio. Il suo presente non è meno movimentato: nel 2010 è stato denunciato per falso, nel 2011 per esercizio abusivo della professione forense, nel 2012 per oltraggio a pubblico ufficiale, nel 2014 per truffa e calunnia. Turbolenze che non devono pregiudicare i suoi affari. Le cronache narrano, infatti, che quando venne arrestato nel 2002 viaggiava su una Ferrari blu e con gli anni il suo tenore di vita non è sceso. Beve Dom Perignon, frequenta l’hotel de Paris di Monte-Carlo, partecipa a ogni genere di evento mondano, dai galà della famiglia Ranieri ai trofei di polo. In Italia viaggia su una Volvo da 50 mila euro, ma a Monaco sfreccia su una Porsche. A Cap Saint Martin ha una bella casa con piscina vista mare. Da cui invia, attraverso Facebook, messaggi alla Leonardo Di Caprio in Wolf of Wall Street: «Self (sic ndr) dalla piscina di casa mia a Montecarlo dedicato a tutti coloro che mi hanno denigrato e che non hanno mai creduto in me. (…) G. di F.: sapete buttare solo merda sulla gente e merda mangerete». Sui social network, sebbene ammetta «gli errori del passato», ne ha per tutti, dai ladri alle sue ex e persino a Dio a cui manda questo avviso: «Mi chiamo Vincenzo Zagami quando vuoi sai dove trovarmi». Tiziano Renzi è avvertito”.

Infine, prima di proporvi un altro articolo del settembre 2014 in cui si svelano altre attività del nostro concittadino, ci preme lanciare un appello ai concittadini che condividono i video-messaggi di Zagami, ogni like espresso potrebbe coinvolgervi penalmente in una eventuale querela per diffamazione presentata dalle parti offese, pertanto evitate facili entusiasmi. Buona lettura. 

L’ombra di Telekom Serbia nell’inchiesta sul padre di Matteo Renzi

fonte: www.liberoquotidiano.it

L’inchiesta per bancarotta fraudolenta contro Tiziano Renzi si arricchisce ogni giorno di nuovi colpi di scena e da oggi si intreccia clamorosamente con la vicenda Telekom Serbia. Per rendersene conto bisogna concentrarsi su Antonello Gabelli, 51 anni, originario di Alessandria, uno dei tre indagati per il fallimento della Chil post (datato 7 dicembre 2013). Libero lo ha cercato diverse volte negli ultimi mesi. L’ultima domenica scorsa, quando, a sorpresa, siamo stati ricontatti:

«Sono Vincenzo Vittorio Zagami, avvocato del Foro di Roma, tessera numero A… e assisto il signor Gabelli. È stato nominato amministratore della Chil post, ma in realtà era una testa di legno. Chi dava le disposizione, anche dopo la vendita e sino al fallimento della società, era il papà del signor Renzi». L’incipit non è esattamente nel tipico linguaggio felpato dei difensori di fiducia. Ma il prosieguo è persino più spumeggiante:

«Il mio cliente è una persona assolutamente impossidente. Per fare il prestanome gli avevano promesso dei soldi che non sono arrivati e ora sarebbe disponibile a rendere una testimonianza scoop in audio e in video perché ha delle carte relative al padre di Renzi. Però, giustamente, vuole qualcosa in cambio. Si deve pagare l’avvocato, visto che tra poco l’arresteranno per bancarotta fraudolenta».

L’uomo è esuberante e ci invita a bere un caffè nel pomeriggio a Cap Saint Martin alle porte del Principato di Monaco. Decliniamo l’offerta, ma ci accordiamo per un incontro il giorno successivo ad Alessandria, dove Zagami è residente in un’elegante palazzina nella frazione Valmadonna. Prima di partire cerchiamo su Internet notizie su questo difensore sui generis e scopriamo diverse cose curiose.

Per esempio che è iscritto al foro di Roma solo dal 2012 come «avvocato comunitario stabilito», essendo stato abilitato a esercitare la professione in Francia e in Spagna. Pugliese e di ottima famiglia, è titolare dello studio Zagami e associati con sedi a Molfetta, Roma e Milano. Marco Travaglio nel suo libro “La scomparsa dei fatti” ricorda la sua storia e come a un certo punto sia diventato il “super-testimone” della vicenda Telekom Serbia, con un’intervista a Paolo Guzzanti, vicedirettore del Giornale e senatore di Forza Italia: «Tal dottor Favaro si descrive come uno “dei due italiani che erano sul volo da Atene a Belgrado per portare i famosi 1.500 miliardi (in sacchi di iuta ndr) per la conclusione dell’affare”. Favaro sostiene pure di aver assistito alla consegna di tangenti e di possederne addirittura una ricevuta. L’uomo in realtà si è presentato a Guzzanti, col suo vero nome, Vincenzo Vittorio Zagami, sedicente collaboratore del Sismi. Basterebbe un semplice controllo per scoprire che si tratta di un volgare truffatore, pluripregiudicato, con varie condanne alle spalle». Il 13 maggio 2002 viene arrestato dall’Interpol nella sua casa di Cap Saint Martin e, secondo Travaglio, «la bufala viene smascherata».

Adesso, 12 anni dopo, Zagami difende Gabelli e chiede soldi per incastrare babbo Renzi. Quanti soldi? Non molti: «Dodici mensilità da neanche mille euro l’una. Il mio assistito deve campare». Lunedì incontriamo la strana coppia in un bar di Piazza della Libertà ad Alessandria. L’ex amministratore della Chil post rimane praticamente muto per tutta la durata della riunione. Capelli scuri, polo bordeaux, corpulento e un po’ claudicante, Gabelli ha il volto tirato. Il suo avvocato è invece un fuoco d’artificio. Rolex e gemelli d’oro, scarpe di Gucci, esibisce i tesserini professionali di tre diverse nazioni. Quindi squadra il cronista: «Per combattere le pellacce ci vogliono le pellacce. Non ho paura di niente, ho fatto il carcere, la latitanza». Incuriositi, gli chiediamo lumi sulle sue disavventure giudiziarie, ma a questo punto Zagami ci accusa di «andare in cerca di sensazionalismo»: «Ho un passato molto particolare, ma che cosa interessano fatti di vent’anni fa senza nessuna attualità? Non sono io indagato a Genova». Poi assicura di essere stato prosciolto con formula piena per Telekom Serbia e di aver girato per quasi tutte le prigioni italiane per colpa delle false accuse che gli sono piovute addosso.

Zagami è certo che Gabelli sia stato messo in mezzo e ci ripropone l’intervista a pagamento: «Noi non stiamo violando nessun segreto istruttorio perché non siamo mai stati ascoltati dai pm. La procura, al di là del semplice avviso di garanzia, non ha fatto neanche un’audizione. Il fascicolo è completamente vuoto». In realtà a maggio il curatore fallimentare Maurizio Civardi ha scritto ai pm che Gabelli «si è reso indisponibile a un incontro e che a tutt’oggi non ha neppure riscontrato le richieste di chiarimento sottoposte dal curatore».

Per Zagami l’inchiesta non può rimanere in Liguria: «Il giorno che il magistrato ci chiamerà, chiederò lo spostamento del processo, la competenza è di Firenze, dove si sono svolte le compravendite, o meglio ancora del tribunale dei ministri, infatti l’unico dirigente della società che è fallita era Matteo Renzi». Zagami punta il dito sulle due cessioni fatte da Tiziano Renzi nell’ottobre del 2010: la prima in cambio di 3.800 euro alla moglie Laura Bovoli e la seconda, sei giorni dopo, per 2 mila euro al settancinquenne sedicente prestanome (e non indagato) Gian Franco Massone. In tutto 5.800 euro per una società con 60.400 euro di valore nominale e un valore della produzione di 4,5 milioni nel 2009. Per l’avvocato ci troveremmo di fronte a una good company (venduta a Bovoli) e a una bad company affidata a Gabelli che nel dicembre 2010 ha firmato il bilancio con quelle operazioni finanziarie oggi sotto la lente della procura.

«Hanno venduto una scatola vuota, dopo averla privata di tutti i contratti commerciali» insiste Zagami. Su Massone viene scaricato anche un mutuo da 497 mila euro garantito sino a quel giorno dalla mamma di Matteo Renzi. Nell’atto notarile del 14 ottobre, un documento chiave per la procura genovese, si legge che Massone «si obbliga a liberare la signora Bovoli Laura dalla fideiussione prestata a favore della Banca di credito cooperativo di Pontassieve entro 30 giorni». La banca all’epoca aveva nel consiglio di amministrazione uno dei fedelissimi dell’attuale premier, l’ex boy scout Matteo Spanò, oggi presidente dello stesso istituto di credito.

Il legale di Gabelli se la prende pure con il notaio che ha firmato i due atti, Claudio Barnini, il professionista di fiducia dei Renzi, colpevole di aver avallato le compravendite senza precisare le modalità di pagamento. «Perché la società viene ceduta senza un dimostrato passaggio di soldi? Si tratta di cessioni simulate? In casi come questo il notaio ha l’obbligo, per le norme antiriciclaggio, di fare una segnalazione». La chiacchierata termina qua. Il legale ribadisce: «Gabelli non rilascia nessuna intervista se non dietro un contributo per le spese che dovrà affrontare». Replichiamo che non siamo disponibili a versare alcunché. «E allora di che cosa parliamo? C’è altra gente che sta venendo con gli assegni in mano. La saluto». 

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2 commenti su “Le mirabolanti storie di Vincenzo Zagami – Z.2

  1. Vincenzo Zagami il said:

    Buongiorno a Matteo Dingeo ed a tutti i lettori .
    Matteo Dingeo se vuoi scrivere su di me contattami il mio cell è 3345641407, così ti mostri imparziale ed obiettivo è dai una immagine molto corretta di te .
    Capisco che per non prenderti denunce riporti articoli di Altri soggetti che sono obsoleti , privi di Attualità e che non riportano il corretto svolgimento dei fatti .
    per dimostrare ciò che dico stimolo una riflessione ……. il Papà di Renzi e consorte sono stati condannati ?
    il mio cliente Gabelli non è stato condannato .
    Aggiungere altro appare inutile . .
    È un falso ciò che lei riferisce sulla Star Oil , nessuma condanna nessun indagine .
    il falso in scrittura Privata è depenalizzato.
    lesercizio abusivo oltre ad essere risalente a 27 anni or sono è soggetto a revisione da parte della Corte di Appello di Lecce essendo stato sanzionato su una Calunnia effettuata da un professionista molfettese .
    La condanna per Oltraggio è una Sua invenzione le mostro il mio certificato egualmente la Truffa .
    Per il momento valuto se effettuare una denuncia in Suo danno o se mi concede il diritto di replica .
    Infine mi chiedo se è corretto parlare di fatti di 27 anni or sono o se esiste il diritto all ‘Oblio .
    Non si può cambiare ? Noooo quando si serve un padrone .
    Infine il Sismi non esiste più mai detto di lavorare per il Sismi solo stimolato la mente a riflettere .

  2. liberatorio il said:

    Da 15 anni ospitiamo anche interventi esterni e Lei ha il diritto di replica come tutti. Abbiamo sempre affrontato con grande senso di responsabilità le denunce e le querele presentate al nostro Movimento. A presto.

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