La «supermarijuana» venduta con Whatsapp

fonte:  http://edicola.lagazzettadelmezzogiorno.it – di LUCA NATILE

Quella insostenibile leggerezza della marijuana «geneticamente modificata» venduta con un messaggio whatsapp, che a Bari è diventata la droga numero uno, tra le feste sulle terrazze della Bari che conta e la «kid’ generation», la generazione dei ragazzi. La marijuana pura e semplice non basta più, se non è «spruzzata» (espressione utilizzata nel giro dello spaccio), arricchita, potenziata nel suo principio attivo, venderla è difficile. Dall’analisi sull’andamento del mercato fatta attraverso le risultanze delle inchieste della polizia giudiziaria, emerge un altro dato importante: venditori e acquirenti hanno oggi un alleato prezioso che si chiama whatsapp messenger. Per prendere accordi chi vende utilizza le «app» per la messaggistica. La trattativa si svolge in etere. Ora e luogo per la consegna vengono fissati via chat.

Per l’appuntamento lo spacciatore sceglie il più delle volte il suo territorio, quello in cui si sente più protetto e sicuro. Oppure le cosiddette «zone franche», le terre di nessuno, fuori dai domini dei clan, da Mungivacca a Parco 2 Giugno fino a Torre a Mare.

Più dell’8% della popolazione fuma regolarmente. Il dato accomuna il capoluogo a tutte le altre grandi città italiane. Cresce la domanda a Bari e di pari passo l’offerta si fa più «qualificata». Salgono le quotazioni della cosiddetta marijuana con certificato di qualità, detta «skunk», una varietà ottenuta incrociando semi di cannabis colombiani, messicani e afghani, con un principio attivo fra l’8 e il 16%. L’innalzamento della domanda di questa droga «geneticamente modificata» smerciata con un prezzo al dettaglio superiore di 3-4 volte alla quotazione base di 5 euro al grammo per la marijuana semplice. Insomma se non è «spruzzata» (espressione utilizzata nel giro dello spaccio) la cannabis non tira. Il «cliente» ha bisogno di novità, è più attento, è informato, è esigente. «Sballare» per alcuni è la regola, anche fra studenti e lavoratori. Allora chiedono droghe diverse. A seconda del momento.

Oggi si consumano più droghe allo stesso tempo. E molti le fabbricano in casa. Si parla di «laboratory kitchen». In rete si possono trovare e comprare centinaia di tipi di semi. Non è più la tipica sativa o indica. C’è quella che agisce sulla mente e quel- la che stimola il fisico. La biotecnologia ha alterato anche il mondo degli stupefacenti. Ne esistono di tutti i tipi. E se non trovi quello che cerchi puoi sempre fabbricarlo.

A gestire la piazza barese è la malavita organizzata che si rivolge a pochi e selezionati grossisti. Non c’è grande concorrenza, non ci sono conflitti. Le famiglie dei clan piazzano la merce acquistata dai grossisti ai propri gruppi affiliati i quali sono tenuti a servirsi in esclusiva dai «mammasantissima». I problemi in questa filiera dello spaccio nascono al livello più basso, ossia nel controllo da parte dei picciotti sui venditori al minuto, che devono lavorare rispettando una serie di regole severe. Non possono vendere fuori dalle zone sotto il controllo della «famiglia», non possono acquistare da picciotti di altri clan. I margini di guadagno realizzati da chi opera nei due livelli più bassi è sempre più ridotto.

Grossisti e boss invece continua- no a lucrare. Japigia, Libertà, Madonnella, San Paolo sono le grandi piazze di spaccio, dove il controllo dei clan è ancora fortissimo. Bari Vecchia, San Girolamo, Enziteto sono rioni satellite dei primi. A Carrassi, San Pasquale, Murat la situazione è più fluida.

Ci sono anche delle nicchie legate allo smercio di droghe particolari, come le sintetiche: krokodil, lsd, ec- stasy, yaba, cobret, shabu, popper, ketamina. In questo settore il controllo della malavita organizzata è molto limitato (sia sulla fabbricazione che sullo smercio) e gli spacciatori riescono ad avere più ampi mar- gini di autonomia e di manovra.

Ultima annotazione. Ci sono venditori dalla fedina penale immacolata che pure vantano una sfilza di precedenti di polizia. Fermati, arrestati non sono stati processati e giudicati. I tempi della giustizia non fanno paura. Il timore dei venditori di marijuana, cocaina, eroina e hashish non è quella di passare qualche giorno in gattabuia e di finire, chissà quando, in un tribunale, ma di perdere la merce, il guadagno e soprattutto la clientela. Ecco la ragione per la quale molti non si fermano e continuano a spacciare anche dagli arresti domiciliari. La concorrenza è spietata e chi si ferma è perduto.

 
 
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