La "Zona Franca" madre. Dove nasce l’operazione "Gibbanza"?

lagazzettadelmezzogiorno  del 5 luglio 2005

Oltre 800 militari della guardia di finanza sono impiegati in tutto il territorio nazionale (Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna), in un’operazione scaturita da indagini del Nucleo regionale polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari, per reati fiscali da parte della Ingross Levante spa di Molfetta (Bari), più nota come Migro Cash & carry, attiva in tutta Italia attraverso una rete complessiva di 11 centri di distribuzione di beni food e no-food.
I militari hanno eseguito 48 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Trani Roberto Oliveri Del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Maralfa: 27 degli indagati sono stati rinchiusi nelle carceri di Trani, Napoli, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto e 21 sono detenuti agli arresti domiciliari.
Nelle indagini sono complessivamente coinvolte 265 persone, tutte indagate per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla emissione di fatture false, alla frode fiscale e all’evasione dell’Iva intracomunitaria. 
Vengono inoltre compiute in queste ore oltre 160 perquisizioni locali e domiciliari nei confronti, tra l’altro, di società e imprese operanti nel settore della distribuzione di prodotti e nei trasporti internazionali su strada.
Nell’operazione sono coinvolte oltre 100 aziende.
Tra i soggetti destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere figurano gli esponenti della compagine amministrativa e direttiva della Migro, Oronzo Antonio Maria Amato, di 47 anni, e Marco Amato, di 29, entrambi di Molfetta (Bari), Rita Scibilia, di 38, di Bari.
Il sistema di frode scoperto tramite le articolate indagini svolte da militari del Gruppo Verifiche Speciali del Nucleo Regionale pt Puglia, si basava – secondo gli investigatori – in particolare sul fatto che, per la normativa comunitaria e le disposizioni fiscali nazionali, le cessioni di beni compiute da società italiane a imprese comunitarie consentono la fatturazione senza addebito dell’Iva che, di fatto, deve essere versata nel paese di destinazione dal cliente comunitario.
Attraverso tale meccanismo, la società italiana non è dunque tenuta a evidenziare in fattura e a pagare l’Iva perchè la merce venduta è destinata ad essere commercializzata fuori dall’Italia. Ma le indagini, che hanno tratto origine da una verifica fiscale avviata alla Migro nel corso del 2004, hanno permesso – secondo la guardia di finanza – di accertare che le merci vendute dalla Migro ad imprese comunitarie (per decine di milioni di euro al mese) e quindi cartolarmente destinate fuori dall’Italia (Grecia, Spagna, Francia, Germania e Portogallo), sono finite invece, in nero, sui mercati nazionali, soprattutto in Puglia e in Campania, per opera dei cittadini italiani posti a capo di società europee fantasma.
Secondo gli investigatori della guardia di Finanza e la Procura di Trani, «per effetto di un criminoso accordo di natura commerciale con la Migro (attraverso cui il colosso pugliese di distribuzione cash & carry si è garantito una florida clientela europea, fatturando merci senza Iva per importi pari ad oltre 170 milioni di euro, tra il 2000 ed il 2004)», le società fantasma hanno distribuito, in nero, a supermercati, piccole imprese e società italiane, le merci che invece formalmente erano destinate ai mercati ellenici, tedeschi e spagnoli.
Sono state 38 le imprese comunitarie fantasma che gli investigatori ritengono di aver scoperto: 18 registrate in Grecia, 11 in Spagna, 5 in Germania, una in Austria, una in Francia, una in Gran Bretagna e una in Portogallo. Sono risultate tutte prive di uffici, depositi e magazzini ed intestate a prestanomi o a cittadini italiani pluripregiudicati.

OMBRA CONTIGUITA’ CAMORRA E SCU

«Appare più un segnale di riconversione dei traffici illeciti che una semplice coincidenza la circostanza che ha visto tra le persone tratte oggi in arresto dalle Fiamme Gialle, numerosi soggetti già in passato arrestati per traffico di tabacchi lavorati esteri o di stupefacenti e risultati affiliati o vicini a clan napoletani o della Sacra Corona Unita»: è esplicita la guardia di finanza di Bari nell’adombrare sospetti di contiguità con la criminalità nelle operazioni di evasioni fiscali che hanno riguardato Migro, il colosso pugliese della grande distribuzione, e un centinaio di aziende grandi e piccole, molte di autotrasporti, molte società fantasma.
Complessivamente, nelle indagini sono coinvolti diversi professionisti, decine di autisti e di vettori (incaricati dei carichi di merce fittiziamente destinata fuori dell’Italia), più di 100 imprese nazionali di trasporti (di cui almeno la metà evasori totali, ossia completamente sconosciute al fisco), alcuni altri grandi complessi aziendali italiani.

Tra questi, l’Alvi s.p.a. di Salerno, la Eurocedi s.r.l. Cash & Carry di Bitonto (Bari) (fornitore della catena di supermercati Seimio) e la Tiesse Cash s.r.l. di Modugno (Ba).
Particolare interesse ha destato negli investigatori quanto è emerso nel corso delle indagini – svolte dal Nucleo Regionale Polizia Tributaria Puglia – sulle modalità operative tenute dagli indagati per le operazioni commerciali ritenute illecite dai militari. In un terreno noto e ben collaudato dalle organizzazioni criminali (pugliesi e napoletane), quale quello delle strade delle province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce «fino a qualche anno fa teatro di scorte blindate alle sigarette di contrabbando, le modalità di accompagnamento di camion e tir contenenti merci comunque scottanti (poichè seguite da fatture e documenti falsi con destinazioni estere) si sono rivelate attuali – rileva la guardia di finanza – anche nella perpetrazione dell’imponente frode fiscale scoperta». Nel corso delle indagini o dei pedinamenti compiuti, infatti, i militari di Bari – a quanto è stato reso noto – hanno registrato o direttamente assistito, a distanza, a scorte ai Tir contenenti merce caricata nei cash della Migro e destinata in Grecia, che finiva per essere invece scaricata in capannoni di società compiacenti, ad esempio, di Napoli, di Lecce o di Salerno.

ARRESTATI ANCHE 6 IMPRENDITORI SALENTINI 

Ci sono anche sei imprenditori salentini tra le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare in carcere nell’ambito delle indagini su una associazione a delinquere nel settore delle merci cash carry dedita alle truffe fiscali, ammontanti a circa 230 milioni di euro, scoperta dalla Guardia di Finanza di Bari in diverse regioni italiane. Si tratta di
Pierluigi De Lorenzi, 42 anni, di Galatina,
Emanuele De Simone, 42 anni, di Lecce,
Emanuele Mangia, 26 anni, di Galatina,
Giuseppe Perilli, 43 anni, di Lecce, già detenuto per altri motivi,
Enrico Serafini, 41 anni, di Galatina e
Giuseppe Errico, 45 anni, di Gallipoli, quest’ultimo ai domiciliari.

I provvedimenti restrittivi e le numerose perquisizioni sono stati eseguiti nel Salento all’alba di oggi da circa 75 militari del Comando Provinciale di Lecce, insieme ad altri 25 del Nucleo regionale di Polizia Tributaria. Grazie a fatture inesistenti e a società fantasma con tanto di partita Iva, costituite in diversi paesi dell’Unione europea da prestanome e pregiudicati, riuscivano a evitare il pagamento dell’Iva e a piazzare in nero la merce, poi rivenduta a prezzi più bassi in molti supermercati della Puglia e della Campania per un valore superiore a 230 milioni di euro.
L’evasione di imposte si aggira intorno ai 50 milioni di euro. Le fatture false emesse ammontano a circa 170 milioni. In tutto sono 46 le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare.

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