La “Società Foggiana” messa spalle al muro: 16 arresti. Duro colpo al narcotraffico della rete criminale del “Primitivo”

Un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico in Capitanata, ma con proiezioni importanti e affari per complessive centinaia di migliaia di euro sulle piazze del vicino Abruzzo e Molise. Un gruppo, strutturato come una vera e propria azienda, in grado di stringere rapporti (d’affari e di ‘buon vicinato’) con i clan del Gargano e con la batteria avversa della ‘Società Foggiana’.

E’ quello smantellato all’alba di oggi, nell’ambito del blitz antimafia ‘Araneo’, messo a segno a Foggia, dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Sedici le persone sottoposte a misura cautelare (cinque delle quali già ristrette per altra causa).

L’attività è partita nel 2016, come costola di una indagine per tentata estorsione in danno di un noto imprenditore locale, e si è conclusa tre anni dopo, in seguito agli importanti riscontri operativi, sequestri (armi, munizioni e stupefacente) e riprese video che hanno permesso di ricostruire l’organigramma ‘aziendale’ del gruppo facente capo a Gianfranco Bruno detto ‘Il Primitivo’, nome noto nell’ambiente criminale dauno in quanto contiguo alla Società e legato a Rodolfo Bruno, il fu cassiere dell’organizzazione mafiosa, assassinato nel 2018.

La ‘base operativa’ del gruppo era proprio l’abitazione di Bruno, una casa frequentata dal resto dell’organizzazione, ma anche da esponenti di entrambe le batterie foggiane. Il ‘covo’ era ritenuto difatti un luogo sicuro ed allo stesso tempo strategico per gli equilibri criminali del capoluogo dauno, al punto tale da essere frequentato anche dai maggiori esponenti delle diverse batterie, tra cui spiccavano anche Roberto Sinesi, Giuseppe Spiritoso e il figlio Lorenzo, la cui presenza è stata cristallizzata grazie alle videoriprese registrate da un fitto sistema di telecamere predisposto in zona, nonché dalle intercettazioni ambientali che hanno permesso, a loro volta di acquisire numerosi elementi di colpevolezza sia per ciò che concerne il traffico degli stupefacenti, sia per ciò che riguarda le strategie criminali.

Tra le principali capacità imprenditoriali del gruppo, che disponeva anche di armi e munizioni, quella di saper tessere rapporti di lavoro con esponenti dei clan garganici (in particolare con Pasquale Notarangelo, presunta vittima di lupara bianca e nipote del più noto Angelo Notarangelo, detto ‘Cintaridd’, assassinato in un agguato in stile mafioso avvenuto, nel 2015, a Vieste), garantendosi quindi il lascia-passare per operare nei centri garganici di Vieste e Peschici.

La gestione degli affari era di tipo aziendale, con tanto di rimborsi spesa per i ‘dipendenti’, noleggio di auto e schede telefoniche aziendali, perlopiù intestate ad ignari cittadini stranieri.

In particolare, è emerso che Bruno – grazie ad una spartizione delle zone di ‘influenza’ in seno alla Società Foggiana – era a capo di un proprio sodalizio con base logistica ed operativa a Foggia, con un ‘raggio d’azione’ che abbracciava l’intero hinterland dauno, di cui inoltre fanno parte diversi pregiudicati di spicco della criminalità foggiana come Giuseppe Albanese, Maurizio Lombardi, Luigi Valletta, Giovanni D’Atri e Maurizio Aprile. 

Il blitz nel covo di Gianfranco Bruno: il video

Le attività hanno permesso di sequestrare un pistola calibro 6.35 con matricola abrasa, centinaia di munizioni di vario calibro, 730 grammi di hashish, 4,5 kg di marijuana, 130 grammi di cocaina e denaro contante per 2.700 euro. Il gruppo criminale ha potuto contare su un ‘bacino di utenza’ affidabile e stabile per soddisfare il quale, non a caso, Bruno ha dovuto disporre di un numero consistente di fornitori, al fine così di garantire una disponibilità costante di sostanza stupefacente, in buona parte proveniente dalla piazza di Cerignola.

In numerose conversazioni intercettate tra gli appartenenti al gruppo criminale emergeva non solo la conoscenza delle sostanze stupefacenti più richieste dal mercato dello spaccio, ma anche di quelle considerate più pregiate, come ad esempio la ‘Louis Vuitton’ e ‘SD’, che sono specificatamente delle particolari qualità di hashish, così chiamate convenzionalmente per il marchio impressovi sopra.

 
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