La nostra mafia quotidiana

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Stamattina durante la cerimonia di apertura della Fiera del Levante il sindaco di Bari, Michele Emiliano, in un passaggio del suo intervento, parlando di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ha ricordato Renata Fonte e Gianni Carnicella (www.bari.repubblica.it/…)

"…La storia di Angelo è simile, in alcuni casi anche nell’epilogo, a quella di altri amministratori onesti del sud Italia di ieri e di oggi, come Renata Fonte e Giovanni Carnicella, abbandonati al loro destino, soli, sempre più soli tra criminalità mafiosa, partiti malati o addirittura inesistenti e assurde regole contabili – il patto di stabilità – che impediscono all’unica faccia dello Stato che i cittadini riconoscono, di svolgere fino in fondo i propri compiti anche quando si dispone del danaro sufficiente per farlo…" 

Renata Fonte fu assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del comune di Nardò (Lecce) eletta nel 1982 nelle file del PRI-Partito Repubblicano Italiano.
Il 31 marzo 1984 a Nardò due sicari uccidono con tre colpi di pistola Renata Fonte mentre raggiunge la sua abitazione. Dai tre livelli di giudizio sono stati individuati e condannati gli esecutori materiali, Giuseppe Durante e Marcello My, gli intermediari, Mario Cesari e Pantaleo Sequestro, e il mandante di primo livello, Antonio Spagnolo. Quest'ultimo, collega di partito di Renata e primo dei non eletti alle elezioni amministrative, avrebbe dato ordine di uccidere per risentimento nei confronti di Renata Fonte. Accanto ad una avversione personale di Spagnolo, la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Lecce dichiara la presenza di ulteriori personaggi, non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili con l'elezione di Renata Fonte.
La storia di Gianni Carnicella, sindaco di Molfetta assassinato il 7 luglio 1992, la conosciamo tutti ed è stata ampiamente raccontata su questo blog.
 
Molto spesso questi omicidi sono rimossi dalle coscienze e dalla memoria storica delle nostre città da amministratori che con il loro operato continuano ad alimentare la sottocultura delle illegalità diffuse a fini elettorali e affaristici.
Ci ha stupito anche la pagina ANSA del 7 settembre con cui si ricordavano e si elencavano i Sindaci assassinati nel pieno delle loro funzioni, e quindi vittime del dovere; in quell’elenco il Sindaco Giovanni Carnicella non c’era e abbiamo prontamente scritto alla redazione segnalando i nostri link da cui avrebbero potuto raccogliere notizie utili per poter correggere quella pagina:
 
La storia e la memoria
http://liberatorio.splinder.com/post/22972090/la-storia-e-la-memoria



 
L’omicida del sindaco Carnicella condannato per la seconda volta
http://liberatorio.splinder.com/post/20908462/lomicida-del-sindaco-carnicella-condannato-per-la-seconda-volta



 
L'omelia di don Tonino Bello
http://liberatorio.splinder.com/post/16817110/in-ricordo-di-don-tonino-bello



 
L'immagine del sindaco Carnicella la trovate sulla pagina di facebook:
http://it-it.facebook.com/pages/Giovanni-Carnicella/118720111499687
 
Al momento non abbiamo ricevuto alcun riscontro.
 
Anche il nostro sindacosenatorepresidente ha perso l’occassione per esprimere la propria solidarietà e vicinanza alla famiglia Vassallo e ai cittadini di Pollica; avrebbe potuto inviare il gonfalone del Comune ai funerali del “sindaco pescatore” proprio perchè la storia della città di Molfetta ha in comune con Pollica una “vittima del dovere”; evidentemente queste circostanze non rientrano nel programma elettorale affaristico del suo mandato.
Lui invece, in questa città, favorisce la cultura dell’illegalità e dell’abusivismo ad ogni livello. Ha permesso di presenziare, con il gonfalone di Molfetta, l’anniversario della tragedia del Moby Prince ad un certo Pino Amato, già arrestato in passato, e in quei giorni in attesa della sua condanna per vari reati tra cui il voto di scambio. Come permette di esercitare attività commerciali, senza il rispetto delle regole, all’assassino del sindaco Carnicella, Cristoforo Brattoli e ai suoi familiari.
Questa è la nostra mafia quotidiana che dobbiamo estirpare.

2 Risposte a “La nostra mafia quotidiana”

  1. ho ma sei forte nn perdoneremo mai brattoli per quello che ha fatto pero quella persona ha pagato e ha anche lui una famiglia perche nn dovrebbe esercitare perche nn puo rifarsi una vita lavorando e senza dover dar conto a persone come te che spalleggiano una certa posizione politica che permette a persone come brattoli  e anche peggio di poter uscire di galera cosi rapidamente questa e la legge per la quale tu tifi e nn puoi farne na colpa a brattoli o ad altri tu continua a supportare chi ti da da mangiare e ti permette di scrivere anche se nn riesco a capire quale scenziato ti ha messo la penna in mano !!!!!!

  2. Personaggi come coloro che hanno asssinato il nostro sindaco, meriterebbero di essere sepolti nelle patrie galere. In altre nazioni lo avrebero "appeso" in pubblica piazza

I commenti sono chiusi.

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