La criminalità rampante nascente e il silenzio della politica ci fanno tornare alla “cultura dei cavernicoli”.

Siamo quasi al termine di questa strana estate che ricorderemo per il silenzio assordante del mondo della politica sui temi della criminalità. Senatori, ex senatori, sindaco, ex sindaci, segretari di partito e responsabili di associazioni, tutti, non hanno ritenuto di spendere una sola parola su quello che sta accadendo a Molfetta. Non credo possa bastare la frase fatta, che in passato è stata molto gettonata, dietro cui si barricavano tutti dichiarando: “lasciamo lavorare le Forze dell’Ordine e gli inquirenti“.

In questo modo la politica ha sempre evitato di assumersi le proprie responsabilità perché tali sono. Se i figli delle famiglie di “quel mondo variegato di Piazza Paradiso” degli anni ’90 sono diventati “i nuovi boss” (di cartone), protagonisti delle azioni criminali in città, è anche colpa della politica che non ha saputo gestire il recupero sociale di quel mondo. Se i ladruncoli di verdure e limoni, della “baby gang”, diventano una banda di estorsori e dinamitardi vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Se le nostre strade sono occupate da pericolosi criminali che vengono da lontano, assoldati da qualche insospettabile, per dare una lezione alla scheggia impazzita di una famiglia allargata dedita allo spaccio di droga sin dagli anni’80, vuol dire che il sistema di controllo sociale è saltato. 

Sullo sfondo rimangono delitti eccellenti su cui ancora non si è fatto luce e la politica ha grandi responsabilità a cui non può sottrarsi quando permette di accreditare e dare visibilità a importanti protagonisti del mondo criminale che diventano imprenditori e si associano per ultimare il sacco di Molfetta. 

La novità di questo agosto infuocato non è stato solo l’aver scoperto per caso che in città arrivavo da S.Giorgio a Cremano dei pericolosi camorristi a dettare legge, ma anche l’aver preso atto che abbiamo dei giovanotti poco più che ventenni che impugnano agevolmente armi da fuoco e uno di loro è stato in grado di diventare per 20 giorni latitante, non era mai accaduto. La ciliegina finale sul torrido agosto è stata offerta da due signore molto vicine al responsabile dell’assassino del sindaco Carnicella che in questo marasma generale si sono lanciate in un tentativo di revisionismo e negazionismo storico sulla morte del Sindaco Gianni Carnicella usando un linguaggio scurrile e volgare, al limite del turpiloquio.

L’aspetto più sconcertante è stato quello di scoprire che una di queste signore è la figlia dell’assassino del sindaco e l’altra, sempre vicina alla famiglia, è stata candidata al consiglio comunale nella lista del sindaco Tommaso Minervini nelle ultime elezioni comunali del 2017. Ecco allora che le responsabilità della politica diventano ancora più gravi, perché anche su questo grave episodio avvenuto sulla pagina FB di un network locale non è stato diramato alcun comunicato stampa per commentare o prenderne le distanze, né del sindaco, né delle forze politiche presenti in consiglio comunale.

L’unico aspetto positivo è la presenza costante e silenziosa delle Forze dell’Ordine che lavorando nell’ombra suppliscono, purtroppo, alle mancanze della politica e inevitabilmente torna alla mente un passaggio dell’omelia di don Tonino del 9 luglio del 1992: “… È il discorso sulla rifondazione di un metodo educativo più serio e diuturno che dovrebbe vedere impegnate tutte le istituzioni, dalla scuola alla famiglia, nella creazione di argini che ci preservino dagli smottamenti verso la cultura dei cavernicoli...”

 

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