Incarichi e società, così nel 2017 Conte “assolse” Garofoli

fonte: Ilaria Proietti – www.ilfattoquotidiano.it

Nessuno esce allo scoperto. Ma a Palazzo Spada più d’uno vorrebbe vederci chiaro, una volta e per tutte, sulle attività di Roberto Garofoli, consigliere di Stato e capo di gabinetto al ministero dell’Economia: prima la storia delle docenze per una società che utilizzava per i corsi i testi editati dalla società della moglie. Poi quella degli incarichi di vertice al Mef a giuristi che pubblicano per la casa editrice di famiglia. Infine il bed and breakfast aperto in un immobile di sua proprietà a Molfetta in parte rilevato dalla Croce Rossa; la buriana politica scatenata dal MSS nei confronti di Garofoli quando si era scoperto un emendamento infilato nel decreto fiscale a favore della Cri si è spenta a fatica. Ma a Piazza Capo di Ferro i mal di pancia non sono del tutto passati anche se prevale la cau-tela. Perché a essere chiamato in causa non è solo il braccio destro del ministro Tria, ma anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Fu proprio Conte, allora sconosciuto ai più, a occuparsi della storia delle docenze del grand commis molfettese.

Al fianco di Conte, Ermanno De Francisco che proprio l’attuale inquilino di Palazzo Chigi ha voluto a capo del Dipartimento degli Affari giuridici e legislativi. Chiamandolo a se da Palazzo Spada dove erano stati colleghi, l’uno (Conte) come membro laico del Consiglio di presidenza, l’altro (De Franci-sco) come togato dell’organismo che vigila tra l’altro sui comportamenti dei magistrati amministrativi, quale è appunto Garofoli.

Nel 2017, a seguito di articoli sul potenziale conflitto di interessi di Garofoli rispetto ad alcuni incarichi extra-giudiziari autorizzati dalla sua amministrazione di appartenenza, Palazzo Spada decise di intervenire. Avviando un’istruttoria sulle attività del Consigliere di Stato a cui, come a ciascun magistrato, è impedito di svolgere attività imprenditoriali. Un’istruttoria che il Fatto è in grado di ricostruire. Si trattò di un “approfondimento d’ufficio” concluso il 27 aprile 2017. Quando Conte aveva proposto l’assoluzione per Garofoli: “Nessuna anomalia” rispetto alle attività di docenza svolte dal consigliere di Stato per la Corso Lexfor. Nonostante la srl in questione avesse sede allo stesso indirizzo della Omnia sas di cui socio accomandante è Maria Elena Mancini, in Garofoli, a cui fanno capo anche altre società tra cui la Neldiritto, che edita i manuali scritti o curati dal capo di gabinetto del ministro Tria, utilizzati durante i corsi in questione per aspiranti avvocati e magistrati.

Ricapitolando. A Molfetta hanno sede allo stesso indirizzo e numero civico tutte le aziende di questa vicenda: quelle della moglie di Garofoli. Ma pure quella della Corso Lexfor srl, presso cui Garofoli svolgeva gli incarichi di docenza dopo l’autorizzazione di Palazzo Spada. E dove si era registrato imbarazzo dopo che la stampa aveva collegato questi incarichi per una società “terza” agli affari delle aziende della sua famiglia.
Conte fa notare che Garofoli ” ha sempre dichiarato di non aver partecipazioni e interessi, nemmeno per interposta persona con la predetta società e che partecipazioni e interessi nella società non fan-no capo neppure ai suoi familiari, affini e convivent“. Pertanto “per quanto risulta dagli atti acquisiti non vi sono elementi per sospettare che l’autodichiarazione del Consigliere non corrisponda al vero“. E le società della moglie di Garofoli?

Analoghi risultati – lascia agli atti Conte – emergono dall’analisi delle società Neldiritto.it sas, Omnia sas, Neldiritto editore srl, (oltre che Mdm sas di Nicola Campione, socio accomandatario di Corso Lexfor, ndr): anche da queste visure si evince che Garofoli non risulta titolare di partecipazioni sociali o di incarichi di amministrazione“. Per Conte dunque Garofoli non mentì.  

Alcuni consiglieri fecero notare nel plenum del 5 maggio 2017 come “le questioni sollevate dalla stampa, riguardassero i collegamenti societari in particolare fra la società Corso Lexfor per la quale Garofoli svolge attività di docenza e la Neldiritto che cura la pubblicazione di manuali utilizzati durante i corsi; in particolare l’appartenenza delle quote di quest’ultima società alla moglie di Garofoli il cui fatturato era risultato di gran lunga superiore a quella della società conferente l’incarico di docenza”. Assente alla seduta Conte, era intervenuto in plenum De Francisco. Per ribadire che tra le due società non vi fosse alcun nesso. “L’unico collegamento che il giornalista aveva evidenziato era la coincidenza della sede che si è accertato essere la sede di un commercialista“. Capita l’aria, alcuni consiglieri di Palazzo Spada provarono a chiedere di rivedere i criteri per autorizzare gli incarichi extra-giudiziari. Niente da fare. “E’ necessario ribadire con forza”, aveva detto a quel punto De Francisco, che “non vi alcun nesso (…) tra le risultanze del tutto negative sulla posizione di Garofoli e le ipotetiche modifiche, in futuro, dei criteri: potrebbe altrimenti apparire che l’eventua-e modifica dei criteri sia conseguente alla questione in esame”. Caso chiuso.

 

 

Be Sociable, Share!
Precedente Lecce, arrestato pm: favori e prestazioni sessuali per aggiustare indagini su medici e dirigenti Asl Successivo Andria: associazione di trafficanti di sostanze stupefacenti sgominata da un'operazione di Polizia e Carabinieri