Il Tribunale del Riesame di Bari ripristina il divieto temporaneo di svolgere l’attività lavorativa per il RUP e Direttore dei lavori del nuovo porto di Molfetta

Con decreto sindacale, n. 96339 del 6/12/2023, il sindaco T.Minervini aveva nominato l’Ing. Alessandro Binetti con funzioni di Dirigente della macrostruttura comunale dei Lavori Pubblici; l’incarico giungeva dopo la revoca della sospensione dall’esercizio di pubblici uffici ed il divieto temporaneo di svolgere l’attività lavorativa presso il Comune di Molfetta.

Quest’ultima nomina potrebbe essere congelata in seguito alla nuova sentenza del Tribunale del Riesame di Bari che, a circa due mesi dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, ha accolto l’appello dei sostituti procuratori Giuseppe Francesco Aiello e Francesco Tosto ripristinando la sospensione dall’esercizio di pubblici  uffici ed il divieto temporaneo di svolgere l’attività lavorativa di 12 mesi per il dirigente Alessandro Binetti.  

Il collegio giudicante del Tribunale ritiene che il Rup “avesse piena capacità di intervenire per segnalare le criticità nella gestione del materiale da parte della direzione dei lavori”; evidenziando la leggerezza con cui Binetti ha affrontato la situazione, nonostante le ripetute segnalazioni da parte del supporto al Rup. I giudici criticano la sua condotta omissiva riguardo alle comunicazioni della Commissione di Collaudo, che aveva sollecitato interventi tempestivi dopo gli esiti delle prove di laboratorio sul tout-venant utilizzato. Infatti le analisi di laboratorio, effettuate nel maggio 2022, avevano rilevato la presenza anomala di fanghi e argille nel materiale scaricato in cantiere.

La stessa decisione è stata presa per il direttore operativo dei lavori di messa in sicurezza del porto, Ing. Gianluca Loliva; mentre si attende l’udienza in Cassazione per il ricorso presentato dall’imprenditore Giuseppe Dell’Erba, attualmente ai domiciliari con l’accusa di aver fornito materiale non conforme alle specifiche del capitolato.

Quest’ultimo provvedimento giudiziario rientra nella più ampia inchiesta sul nuovo porto commerciale (la seconda) che ha messo in luce un collaudato sistema di frode nell’ambito dell’opera di completamento del molo di sopraflutto.

In particolare, è stato accertato che anziché utilizzare il materiale previsto dal capitolato speciale d’appalto, è stato utilizzato anche materiale riveniente da scavi eseguiti su terreni privati, materiale vegetale nonché materiale di dubbia provenienza, incluso materiale qualificato nella ordinanza cautelare (anche sulla base degli esiti di specifica consulenza tecnica) come rifiuto speciale. Il materiale illecitamente impiegato sarebbe pari a circa 40 mila tonnellate. Mentre si attendono ulteriori sviluppi di questa inchiesta, si attende la sentenza in appello del primo processo sul porto.  

 

 

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