Il Sindaco revochi o sospenda, in autotutela, le autorizzazioni dei due chioschi in Cala Sant’Andrea

Lettera aperta al Sindaco Tommaso Minervini.

Dopo qualche ricerca mirata abbiamo scoperto probabilmente da dove proviene il testo dell’avviso pubblico “MANIFESTAZIONE DI INTERESSE FINALIZZATA ALLA CONCESSIONE DI AREE PUBBLICHE IN FAVORE DEI TITOLARI DI PUBBLICI ESERCIZI PER LA COLLOCAZIONE DI TAVOLI, SEDIE, OMBRELLONI E FIORIERE“. L’avviso pubblico del Comune di Molfetta è identico a quello del Comune di Santadi in provincia di Cagliari. E’ difficile capire, però, chi ha pubblicato per primo l’avviso pubblico e chi l’ha copiato, ma è facile capire chi lo ha manipolato.

Il testo molfettese, identico a quello del comune di Santadi, si interrompe e cambia impostazione nella presentazione del paragrafo sulle “Modalità di partecipazione“. Le prime cinque lettere sono identiche, poi dalla lettera f) il Comune di Molfetta comincia ad allargare l’interpretazione del decreto rilancio n. 34/2020, e le sue tipologie di concessione, per introdurre la lettera g), che è il vero scandalo.   (Clicca sull’immagine per ingrandire)

 

 

 

 

Lo spirito del decreto rilancio n. 34/2020 era quello di favorire le riaperture delle attività di ristoro dando la possibilità, agli esercenti in difficoltà a causa del distanziamento sociale, di ampliare le concessioni di suolo pubblico già ottenute, purché collegate territorialmente ai loro esercizi dove sono presenti i servizi e sotto-servizi (bagni, corrente elettrica, acqua potabile, etc) necessari alle attività stesse.

Confrontando l’art.181 del decreto legge n.34/2020, dedicato alla riapertura delle attività economiche di ristoro, e la  “Manifestazione di interesse” sulla stessa materia, firmata dal Sindaco di Molfetta in data 19 maggio 2020, si scopre che surrettiziamente, è stata inserita una non motivata “lettera g), che così recita:

Manifestare altresì il proprio interesse ad occupare altre aree pubbliche diverse da quelle previste ai punti precedenti. A mero tìtolo di esempio: il lungomare di levante Marcantonio Colonna, il corso Umberto, il viale dei Crociati o altre aree che si possono suggerire al Comune con la presente manifestazione d’interesse. Esclusivamente per la concessione di quest’ultime aree ove richieste, il Comune si riserva ogni determinazione.

E così, qualche “manina suggeritrice” aggiunge un semplice “comma” e apre una inedita strada all’occupazione di suoli demaniali, anche nel demanio marittimo, con chioschi e arredi vari. Ci si avvale della snella procedura che, nata per sostenere la riapertura delle attività, questa volta servirà per emanare provvedimenti di natura concessoria, senza alcun tipo di istruttoria amministrativa e accettando una semplice domanda con allegata un’autocertificazione dei richiedenti.

Succede quindi che, approfittando di una situazione di natura emergenziale e temporanea, nata per favorire la ripresa delle imprese di pubblico esercizio, il Sindaco di Molfetta, a sua discrezione e con una non identificata facoltà di diniego, o assenso, lontana da qualunque regolarità amministrativa, possa emettere un vero e proprio provvedimento concessorio di suolo pubblico, che di solito è firmato da un Dirigente. Il gioco è fatto. Una pacchia per i richiedenti, ma anche per gli Uffici comunali che possono fregiarsi di emettere concessioni di questa portata in tempi record, senza bando di gara e pedanti richieste di autorizzazioni paesaggistiche. In tempo di elezioni, questo …fa la differenza. Ma andiamo oltre.

Negli stessi giorni in cui si pubblicava il DL n. 34 /2020, l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) inviava a tutti i sindaci d’Italia la nota d’indirizzo Prot. n.41/VSG/sd con cui si chiarivano molti punti del Decreto 34 e si allegava il fac-simile della “Domanda semplificata, ai sensi degli artt. 181 e 264 del D.L. n. 34 /20 pubblicato in Gazzetta per occupazione (ex novo e/o in ampliamento) di suolo pubblico, valida fino al 31 ottobre 2020“. L’esercente, o il rappresentante legale dell’attività, si impegna nella richiesta a rispettare “le disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285 (Nuovo Codice della Strada) e Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada (d.P.R. n. 495/1992), nel regolamento comunale di polizia urbana, edilizia e d’igiene vigenti“. 

La domanda comprendeva anche la scelta “di voler occupare, con la posa di elementi di arredo urbano quali sedie e tavolini, al più accompagnati da elementi ombreggianti (costituiti da ombrelloni) di modeste dimensioni e comunque conformi alle previsioni di cui al Regolamento Comunale

  • lo spazio antistante il locale in cui si esercita l’attività, così come individuato nell’allegato schema grafico;
  • lo spazio fronteggiante il locale “al di là” della sede stradale e prospiciente l’attività economica, così come individuato nell’allegato schema grafico;
  • lo spazio, così come individuato nell’allegato schema grafico, in posizione diversa rispetto all’area fronteggiante la sede dell’esercizio ma nelle immediate vicinanze dello stesso;

Quindi il Decreto 34/2020 e la nota dell’ANCI non hanno mai introdotto la possibilità di prevedere occupazione di suolo pubblico lontane dall’esercizio richiedente che il nostro sindaco, invece,  ha previsto nella famosa lettera g).

Mentre la procedura emergenziale studiata per l’ampliamento dei dehors trova la sua fonte di legittimazione nel fatto che a monte c’è stata un’istruttoria amministrativa (comma 1, art.181,  “titolari di concessioni o di autorizzazioni concernenti l’utilizzazione del suolo pubblico”), non può dirsi altrettanto per le procedure attivate ai sensi della “lettera g)”, che non riguardano semplici ampliamenti di sede, ma addirittura concessioni ex novo di porzioni di suolo demaniale, anche marittimo, per svolgere nuove attività su luoghi intonsi e non attrezzati con alcun servizio e sotto-servizio.

Trattandosi di nuove attività non contemplate nell’art.181 del decreto rilancio sorgono alcuni interrogativi:

  • Il Sindaco può estendere una procedura emergenziale a casi che non sono emergenziali?
  • Il Sindaco può utilizzare una procedura emergenziale fatta di sola domanda e autocertificazione per assegnare porzioni di suolo pubblico collegate a nuove attività di ristoro?
  • Il Sindaco a quale titolo sospende le regolari procedure amministrative a favore di una procedura speciale dove vengono omesse tutte le fasi di istruttoria amministrativa?

Ma sarebbe ancora più semplice leggere il modello di domanda che il Comune di Molfetta ha pubblicato sul sito istituzionale che recita nell’oggetto:

Richiesta di autorizzazione per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche o private antistanti o in prossimità del pubblico esercizio di cui all’articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287 (ristoranti, bar, paninoteche, ecc.) comprese le attività di somministrazione c.d. “non assistita” (artigiani della ristorazione, pizzerie, pasticcerie, rosticcerie, gelaterie, ecc.)”.

Sarà difficile per il Sindaco giustificare questo alla luce della “ semplice” emergenza sanitaria, quando nei fatti si è aperta la strada per elargire, fuori da ogni bando di gara, luoghi di sicura attrattività economica e turistica per i quali non è stata fatta alcuna valutazione politica di opportunità e senza alcuno studio preliminare sullo stato dei luoghi.

Chiedere agli eventuali aspiranti di quale spicchio della città hanno bisogno, proporre la concessione di porzione del lungomare Colonna, del corso Umberto, del lungomare dei Crociati o, di come ha fatto, della Approdo Sant’Andrea, sapendo che in molti di questi siti manca la rete dei servizi e dei sotto-servizi necessari per aprire un’attività di ristoro, è un azzardo, anche per i malcapitati aspiranti.

Chi garantisce la sicurezza anche sanitaria in luoghi che avrebbero dovuto, ancor prima di darli in concessione, essere dotati di servizi? Un esempio su tutti: i bagni chimici vengono utilizzati per lo più per eventi straordinari, ma certo non per la routine quotidiana. Essi rappresentano le prime finestre di contatto tra le particelle virali veicolate dalle mani o dalle deiezioni e i nuovi organismi da contagiare. Come si fa a non rendersi conto che ”in tempo di nuova emergenza sanitaria” non è sufficiente a garantire l’igiene, un bagno chimico senza acqua corrente? Tra l’altro, mancando la fiducia nell’utilizzo di questi bagni chimici,  gli avventori si arrangiano come capita, insozzando impunemente con deiezioni i luoghi limitrofi abitati. E qui si apre l’annosa questione delle deiezioni umane che sono contagiose se insistenti su luoghi che non vengono mai disinfettati.

Non è un caso che nella patria italiana della movida, e ci riferiamo all’Emilia-Romagna, (si veda il Regolamento delle coste e dell’arenile di Rimini: PROCEDURE DA SEGUIRE PER L’APERTURA DI UN “CHIRINGUITO” IN SPIAGGIA) l’organizzatore e l’esercente dell’attività di ristoro debba essere sempre collegato ad un esercizio già esistente e con regolare concessione di chiosco bar sulla spiaggia, perché solo così vi potrà essere la garanzia dei servizi igienici, della sicurezza elettrica e dell’acqua corrente. A Molfetta invece siamo in un’altra Italia.

Nella cala Sant’ Andrea, promossa a spiaggia di stampo sudamericano, sono apparsi due “chiringuitos” dal nulla, autorizzati con la modalità “espressa” prevista dall’art.181 del decreto legge 34/2020, ma ai sensi di quella  lettera g) di cui sopra, senza alcuna istruttoria e ponderazione degli interessi in gioco, posizionati uno al centro della Cala e l’altro contiguo, a ridosso di un palazzo storico appena restaurato e non ancora terminato. La mancanza di servizi e sottoservizi ha reso poi necessaria l’installazione di bagni chimici, fili volanti per la fornitura di energia elettrica e il posizionamento di pattumiere esposte h.24 sotto il muro del giardinetto di via san Girolamo, in direzione di un cartello del Mibac-Comune che elogia beffardamente il luogo storico e il bene culturale da tutelare.

Sotto osservazione i due chioschi nati nell’Approdo S.Andrea, comunemente detta Cala Sant’Andrea:

  • la Trés Jolie Lounge Bar s.a.s. che con autorizzazione sindacale C_F284 – 1 – 2020-06-23 – 0042816 del 23 giugno 2020 ha realizzato già un chiosco  in legno più una occupazione con arredi, tavoli, sedie, bagni chimici e bidoni della spazzatura che raggiunge circa 160 mq di spazio usato, rispetto ai 60mq concessi. 
  • la Gest Maggi srls con autorizzazione sindacale C_F284 – 1 – 2020-08-06 – 0053401  ha  realizzato un altro chiosco in legno, più una occupazione con arredi, tavoli, sedie, e bidoni della spazzatura che raggiunge oltre i 100 mq di spazio usato.

L’ultima osservazione, ma decisiva, per sollevare dubbi sulla legittimità delle autorizzazioni in Cala Sant’Andrea, riguarda le stesse dichiarazioni previste:

  • di rispettare, ai fini dell’occupazione di suolo pubblico occupato, le disposizioni del Regolamento comunale per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche e linee di indirizzo indicate nel DPCM 17 maggio 2020 relative al distanziamento interpersonale della clientela  nel settore del commercio e della ristorazione;
  • di rispettare l’interesse dei terzi e le indicazioni del Comune che verranno date in sede di assegnazione;
  • di obbligarsi a riparare tutti gli eventuali danni derivanti dall’occupazione permessa;
  • di obbligarsi a rispettare le disposizioni contenute nel Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n.285 (Nuovo Codice della Strada) e Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada (D.P.R. n. 495/1992), nel regolamento comunale di polizia urbana, edilizia e d’igiene vigenti.

A tal proposito non ci sembra che regolamenti edilizi e d’igiene siano stati rispettati. Nelle autorizzazioni concesse e firmate dal sindaco Minervini alla  “Gest Maggi srls” e “Tres Jolie Lounge Bar s.a.s.”, manca il parere del Dirigente della Polizia Municipale, non è riportato il nome del Responsabile del Procedimento e non è riportata alcuna indicazione sulle modalità e tempi per eventuali ricorsi amministrativi in opposizione a tali concessioni. Da ultimo, ma non per importanza, manca nei provvedimenti autorizzatori l’esatta ubicazione in cui dovrebbero sorgere i due chioschi. Nel caso della Tres Jolie si parla di una non bene identificata “area pedonale adiacente il Duomo di San Corrado” e nella Gest Maggi srls di “occupazione di spazi ed aree pubbliche, in area demaniale” senza specificare dove.

Per quanto esposto, si chiede al Sindaco di Molfetta, di prendere in considerazione la possibilità di revoca o sospensione, in autotutela, delle autorizzazioni già concesse alla Tres Jolie Lounge Bar sas e alla Gest Maggi srls., ovvero “Barbaro – Birreria e Vineria sul Mare” e “Casa del Mar-Chiringuito”; queste ultime attività nate di recente e di cui non è stata mai affissa  all’albo pretorio, a loro nome, alcuna concessione demaniale in Cala Sant’Andrea.

Documentazione di riferimento:

Autorizzazione GEST MAGGI srls

Autorizzazione Tres Jolie Lounge Bar s.a.s.

Avviso pubblico del Comune di Molfetta  

Avviso Comune di Santadi in provincia di Cagliari

Decreto rilancio n. 34/2020

ANCI nota d’indirizzo Prot. n.41/VSG/sd

 

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5 commenti su “Il Sindaco revochi o sospenda, in autotutela, le autorizzazioni dei due chioschi in Cala Sant’Andrea

  1. Un vero scempio urbano in dispregio alla bellezza del nostro patrimonio storico-artistico-culturale.
    Mi auguro che il Sindaco prenda a cuore questa istanza e annulli immediatamente le summenzionate autorizzazioni.

  2. Concordo. Bravi.
    Il rilascio delle autorizzazioni e le concessioni di suolo pubblico sono di esclusiva competenza della dirigenza e mai del Sindaco, ad eccezione delle ordinanze contingibili ed urgenti (che non sono quelli che il sindaco sta rilasciando).

  3. Girolamo Samarelli il said:

    Diventato parroco del Duomo, scrivevo nell’introduzione alla “Guida alla visita” queste parole: […] oggi ho la responsabilità di custodire con premura e rispetto questo edificio sacro che vigila sulle sorti della città come sentinella arroccata sull’ultimo sperone di roccia. […]
    Pensavo di interpretare il comune sentimento dei nostri cittadini ed amministratori pur comprendendo la fatica e la contraddizione di chi ha responsabilità pubbliche e private. Ma lo sforzo d’impegnarsi in nome di una bellezza che caratterizza l’intera nostra storia cittadina e resta nel cuore e negli occhi di tutti coloro che la visitano, questo sforzo credevo fosse doveroso da parte di tutti.
    Per questo non comprendo tali disposizioni; per questo non capisco perchè defecare negli angoli nascosti del Duomo e magari coprire gli escrementi con pietre lasciate da qualche improvvisato muratore creando allarme per possibili cadute massi dalla facciata. Per questo non capisco perché l’arco d’ingresso a ridosso del Duomo deve essere utilizzato come urinatoio o peggio, angolo di dubbia siesta pomeridiana o serale; sono queste e tante altre cose che non capisco, salvo il bisogno di costruire due nuove torri per ricordare quelle più antiche abbandonate, forse, al loro destino.
    Si risponda, certo, nel merito della denuncia, ma si riprenda con coraggio e serietà il senso di responsabilità di tutti i cittadini, amministratori compresi, perché quest’ultimo sperone di roccia continui a far sognare i passanti e restituisca il profumo della brezza marina e non il tanfo dell’urina e della sporcizia.

  4. R.C. il said:

    Cala S.Andrea ha il fascino dei luoghi antichi che non devono essere violati ma solo preservati nella loro autentica bellezza.
    Occuparla con dei chioschi e orripilanti bagni chimici non le rende onore, tanto più che il tutto è stato fatto senza il rispetto delle normative vigenti in materia di edilizia e igiene.
    Sorprendente è il silenzio in materia, dei candidati di tutti gli schieramenti, alle prossime elezioni.

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