Gli investigatori del R.O.S. in aula per il processo sulla Banca Credito Cooperativo Terra d’Otranto

Gli investigatori del Ros in aula per il processo sulla Bcc. Ripercorsi otto anni di indagini, comprese le bombe a Porto Cesareo. Tra i testimoni il colonnello dei carabinieri Paolo Vincenzoni

fonte: Fabiana Pacella – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Entra nel vivo, con l’ascolto dei testimoni dell’accusa, il processo scaturito dall’indagine sulle elezioni, nel 2014, per il rinnovo del cda di Bcc Terra d’Otranto. Indagine dei carabinieri del Ros di Lecce coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Campi, dai finanzieri del Gico che ha prodotto, in maniera tangente e secante a seconda dei casi, reazioni a catena tra cui, a dicembre scorso, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Carmiano dove ha sede la filiale storica dell’istitutoIn aula, il colonnello Paolo Vincenzoni, all’epoca dei fatti comandante del Ros a Lecce, e il luogotenente Antonio Paladini.

Dalla genesi dell’inchiesta, nelle ricostruzioni dell’ufficiale, alle sue evoluzioni più recenti comprese le intercettazioni degli ultimi anni, nelle parole del luogotenente, tutto ripercorso con dovizia di particolari in un arco temporale di otto anni.

L’inchiesta sulla Bcc, che portò pm e militari in filiale a giugno del 2014, parte da un’indagine antecedente di due anni, quella sui tre attentati dinamitardi mesi a segno a Porto Cesareo, due ai danni dell’allora sindaco della marina e uno ai danni di un professionista. Questo nelle parole del colonnello. Dalle intercettazioni sulle bombe si aprirono scenari sul piccolo istituto di credito e sul ruolo dell’imputato numero uno, l’allora sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta – commissariato il 2 dicembre – in qualità di fratello di Dino, eletto presidente di Bcc nel 2014, e di “dominus di fatto della banca”, come documentato anche nella corposa informativa a riguardo. Ruolo confermato, secondo la testimonianza in aula e le intercettazioni, anche della scelta da parte del primo cittadino della data di quelle elezioni: 4 maggio. Prima delle elezioni europee, per evitare che ragioni politiche spingessero alcuni soci di Bcc “a votare la lista n.2”, quella antagonista, a svantaggio di Mazzotta.

Nell’ascolto di Paladini, intercettazioni e captazioni, a quattro anni dall’avvio delle indagini, datate 2018. Necessarie, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso sindaco indagato, agli agenti della squadra mobile della questura di Lecce, su possibili mandanti ed esecutori materiali di alcuni attentati ai suoi danni. Da quell’attività, ha spiegato il militare, emersero i nuovi tentativi dell’imputato di comandare ancora in banca, con l’aiuto di due professioniste e un componente del cda di allora. Prossima udienza il 21 dicembre con l’ascolto delle parti offese. Si partirà dall’ex onorevole Achille Villani Miglietta. A processo, oltre a Mazzotta, Giuseppe Caiaffa, Ennio Capozza, Luciano Gallo, Giovanni Mazzotta, Saulle Politi, Maria Grazia Taurino.

articolo correlato:

Banca BCC e infiltrazioni mafiose, processo “coatto” per la giornalista Pacella

Precedente Operazione antimafia “Grande Carro”: coinvolte le Province di Foggia, Napoli, Salerno e Avellino Successivo Bonifica completata sui terreni ASI, raccolte 5 tonnellate di amianto