E Ruggeri difendeva il dg Cassano: i pizzini per le assunzioni

«Dovrà prendere 2.000 persone, deve darmene almeno 50» – fonte: Massimiliano Scagliarini – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

A giugno 2020 il tema di Massimo Cassano era già sul tavolo della politica regionale, con il centrodestra che attaccava l’allora commissario dell’Arpal sostenendo che non avesse i requisiti per guidare l’Agenzia per il lavoro. In quei giorni le microspie della Procura di Lecce stavano intercettato l’allora assessore al Welfare, Totò Ruggeri, mentre parlava proprio di questo argomento. Mostrando appetito politico per le tante assunzioni previste.

Il contesto va però spiegato. Insieme ai 300mila euro in contanti, nelle perquisizioni effettuate il 7 luglio (il giorno dell’arresto) nel cassetto del comodino di Ruggeri è stato trovato un pizzino con il nome di una 30enne di Gallipoli e l’appunto «Arpal Puglia – 578 istruttore del lavoro a tempo determinato». I finanzieri hanno verificato, ed effettivamente la donna risulta dipendente dell’agenzia.

Spetta alla Procura stabilire se quella assunzione sia stata irregolare: gli elementi raccolti al momento non consentono di fare una affermazione simile. Fatto sta che nell’estate 2020 le microspie nell’ufficio privato dell’assessore avevano captato i preparativi di un pranzo tra Ruggeri e Cassano, poi effettivamente tenuto in un ristorante di Maglie dove il dg era accompagnato dall’assessore Sebastiano Leo. Nè il dg Arpal né l’assessore Leo (che all’epoca era un collega di Leo) sono indagati, e tantomeno nei loro confronti ci sono sospetti. Il tema dell’inchiesta «Re Artù» è infatti il sistema Ruggeri, che – scrive la Finanza – aveva organizzato quel pranzo per vedere «quanti me ne toccano» riferito ai posti di lavoro dell’Arpal.

«Noi dobbiamo prendere… dobbiamo assumere 2.000 persone, che faccio mando a casa chi? Cassano che ha preparato il bando per l’assunzione di 2.000 persone? Ma stiamo proprio fuori dal mondo… mando a casa il commissario? E chi lo fa il bando?», dice Ruggeri commentando l’iniziativa del centrodestra che voleva cacciarlo: «Siccome loro vogliono farlo saltare noi invece andiamo avanti come una trottola perché alla gente non interessa il Consiglio regionale, interessano i posti di lavoro». Anche a Ruggeri interessano i posti di lavoro: «Alle 13 arrivano questi – dice l’allora assessore al Welfare al coindagato Giantommaso Zacheo -. Mi devono dire quanti… quanti me ne toccano (…) a me, me ne devono dare almeno 50… glielo dico già sennò io non… 50 mi devono dare». «Su tutto o solo a Lecce?», chiede Zacheo a cui Ruggeri dice di non partecipare al pranzo con Cassano: «Tu devi venire dopo… alle 13,30 passando dici “ah ho visto la macchina”, solo per salutarli (…). Se stiamo bevendo champagne puoi anche sederti». «No, casomai mi fa male...», è la risposta del commercialista che non sembra cogliere l’ironia di Ruggeri: «Che bevi champagne… che ad acqua li tengo che io pago».

Mentre nelle perquisizioni a carico di Ruggeri sono stati trovati 300mila euro in contanti, un jammer (dispositivo per disturbare i cellulari) e il «pizzino», in quelle a carico dell’ex consigliere regionale Udc, Mario Romano (pure lui finito ai domiciliari) i finanzieri hanno trovato «numerosi curricula, domande dei vari concorsi Arpal e Oss (di Sanitaservice, ndr) e fogli manoscritti riportanti nomi e somme di denaro». Romano è accusato insieme al figlio di aver chiesto soldi in cambio di posti di lavoro, promesse che in massima parte non riusciva a mantenere al punto che – dopo l’arresto – il genitore di un ragazzo si è presentato dai carabinieri per confessare di aver pagato per un posto all’Arpal, portando anche le prove: una chiavetta con la registrazione dei colloqui con i Romano da cui si è fatto restituire i soldi.

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