E’ bastato un attimo e Molfetta torna alla realtà con la sua antica emergenza. E domani a chi toccherà?

Nella notte di un venerdì 17, di un anno bisestile, in piena emergenza covid-19, la città si sveglia e torna alla realtà. In via Baccarini quattro auto coinvolte nel rogo di cui due completamente distrutte. La vera emergenza di Molfetta non è quella della pandemia ma è sempre la stessa che l’accompagna da oltre 12 anni. Un’emergenza criminogena che ha distrutto 349 auto senza avere un minimo indizio per dare un nome e un volto a uno o più delinquenti che si prendono gioco dei cittadini molfettesi. Il rogo della notte scorsa fa salire a 10 il numero delle auto coinvolte, dall’inizio dell’anno, nelle ben note “notti dell’autocombustione”. Questo numero di auto distrutte, nel primo quadrimestre, non lo si raggiungeva dal 2014.

Quindi dobbiamo ancora subire una violenza senza sosta che si abbatte su cittadini inermi che perdono, spesso inconsapevolmente, un proprio bene e a cui consigliano di non denunciare l’accaduto, come atto doloso, perchè perderebbero anche quel po’ che le assicurazioni potrebbero risarcire. In questo modo, se non c’è denuncia, non si crea un fascicolo d’indagine sul singolo incendio e il Liberatorio chiede da anni un fascicolo d’indagine unico, e non solo sugli incendi nella nostra città; un buon investigatore in Procura dovrebbe creare un collegamento tra gli incendi che avvengono anche nei comuni limitrofi. Noi seguiamo, registriamo e mappiamo da oltre 12 anni quello che accade a Molfetta, ma sarebbe utile osservare anche quello che accade altrove.

E se gli incendi, esclusi quelli “passionali” o “punitivi” come spesso vengono qualificati, avvengono in periodi alterni nelle varie città, si potrebbe ipotizzare che c’è una vera e propria organizzazione che prepara i raid di fuoco città per città. Potrebbe esserci una squadra di “piromani specializzati” che gira per i vari comuni o in ogni città potrebbe esserci un nucleo operativo locale che agisce su singoli obiettivi o agisce, senza obiettivo, semplicemente per depistare o mantenere quel clima di paura tra la cittadinanza. Queste sono solo nostre ipotetiche supposizioni e vorremmo tanto che qualcuno le smontasse raccontandoci altre ipotesi investigative, se solo ci fossero, dopo 12 anni di fuoco.

Se per tutti questi anni ci hanno raccontato dei “corto circuiti” e delle “autocombustioni” e se in una città le Istituzioni non vedono le illegalità diffuse quotidiane, anzi le giustificano e le alimentano, non possiamo sperare altro che l’assuefazione generale, la convivenza con il malaffare e prendere atto del silenzio assordante della politica di governo e di opposizione; per loro il “rispetto della legalità” è solo un tema elettorale e non una pratica politica quotidiana che educa ogni giorno i cittadini e forma le future generazioni. 

E domani a chi toccherà?

 

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