Caso Capristo, liberi gli imprenditori. Il gip Amodeo ha ritenuto cessate le esigenze cautelari anche per i tre bitontini

Non ci sono più esigenze cautelari e possono tornare liberi in attesa del processo che inizierà il 12 ottobre i tre fratelli Mancazzo, Giuseppe, Cosimo e Gaetano, gli imprenditori bitontini accusati di aver cercato di fare pressioni sulla pm Silvia Curione, in servizio a Trani, attraverso l’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo. A 24 ore dalla revoca degli arresti domiciliari per Capristo e per l’ispettore di polizia Michele Scivittaro, sua guardia del corpo e factotum, accogliendo le istanze degli avvocati Giovanni Capaldi, Maurizio Altomare e Pino Giulitto, il gip di Potenza Antonello Amodeo ha revocato gli arresti domiciliari anche ai tre imprenditori.

I cinque sono finiti ai domiciliari il 19 maggio scorso con l’accusa di tentata induzione, poi modificata nella più grave accusa di tentata concussione dai giudici del tribunale del riesame. La procura lucana ha chiuso il primo filone di indagine e ottenuto il giudizio immediato per Capristo e i fratelli Mancazzo. Molto probabilmente non sarà a processo Scivittaro. L’ex poliziotto, fidatissimo collaboratore di Capristo fin dai tempi in cui il magistrato guidava la procura di Trani, dai primi di agosto è in pensione e ha chiesto, con l’avallo della procura potentina, di patteggiare e uscire anzitempo dal processo, chiudendo il conto con la giustizia con una pena di ventidue mesi. La richiesta di patteggiamento passerà al vaglio del giudice nelle prossime settimane. Una scelta che lo mette al riparo da eventuali richieste di risarcimento nel caso in cui il ministero intenda costituirsi parte civile.

Fu proprio l’uomo di fiducia di Capristo, ad aprile del 2018, a presentarsi nell’ufficio della dottoressa Curione, sostituto procuratore a Trani, per chiederle per conto del procuratore in servizio a Taranto di contestare il reato di usura a un uomo denunciato proprio dai Mancazzo. Così gli imprenditori avrebbero ottenuto i benefici di legge previsti per le vittime di usura. La pm, tuttavia, non cedette alla richiesta. Denunciò subito al suo capo, il procuratore Antonino Di Maio (ora accusato di abuso d’ufficio e favoreggiamento), il tentativo di ingerenza nella sua attività. L’ex procuratore Capristo, che a giugno ha avanzato richiesta di pensionamento, si è sempre difeso negando di essere il regista dell’operazione e di essere amico dei Mancazzo. Incrociando le dichiarazioni rese dagli indagati durante gli interrogatori, tuttavia, i magistrati del riesame ritengono che tale amicizia risalga almeno al 2011.

Scivittaro ha ammesso di essere andato a casa del magistrato con Gaetano Mancazzo probabilmente in qualche occasione e di aver chiesto il permesso a Capristo prima di andare dalla Curione ad aprile 2018. Giuseppe Mancazzo ha ammesso di aver mostrato gli atti della denuncia per usura a Capristo «giusto per leggerli» mentre il fratello Gaetano ha aggiunto di aver chiesto consigli all’amico magistrato prima di sollecitare l’incontro tra Scivittaro e la Curione, ammettendo che «u maestru» indicato nelle intercettazioni è proprio l’ex procuratore di Taranto, mentre Scivittaro veniva indicato al telefono come «u guaglione du maestru». Capristo e Scivittaro sono anche accusati di falso e truffa. Secondo l’accusa, l’autista tuttofare compilava statini di presenza, controfirmati dal procuratore, con dati falsi, risultando al lavoro e percependo perfino straordinari anche quando in realtà era altrove a svolgere faccende estranee al suo ruolo istituzionale.

fonte: Vittorio Ricapito – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 
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