Bari, caccia al cantante neomelodico Tommy Parisi: il figlio del boss Savino è latitante

di MARA CHIARELLI – bari.repubblica.it

Alla guida dell’Audi, accantonati per un giorno gli abiti da scena, accompagnò personalmente suo padre in commissariato nel suo primo giorno da uomo libero. Era gennaio 2016 e Tommy Parisi, l’idolo neomelodico del “popolo” barese, che aggiornava continuamente su Facebook i suoi fan con videoselfie augurali, recuperava la sua fiera identità di figlio del boss. «Non rinnego mio padre», aveva più volte messo in chiaro, difendendo però i suoi valori: quelli trasmessi da Savinuccio e che lo avevano portato sulla strada del successo canoro. Ora, però, il cantante neomelodico è latitante dopo l’ordine di arresto in cui compare anche il suo nome insieme con quelli di altri componenti del clan Parisi, a cominciare dal padre.

Nove cd pubblicati, l’ultimo (Vita) uscito a settembre, il primo brano inciso a 13 anni, apparizioni in televisione anche sui canali nazionali e numerose partecipazioni al Festival di Napoli. «Sono un cittadino come gli altri, sono incensurato e non ho nulla di cui vergognarmi», rispondeva al sindaco Antonio Decaro che a luglio aveva negato l’autorizzazione al suo concerto in programma per il 2 agosto sulla spiaggia cittadina di Pane e pomodoro. Sul suo profilo Facebook, in quei giorni, una valanga di commenti solidali e commossi, ai quali lo stesso Tommy allegava foto di sms indignati inviatigli sul telefonino: “Ho saputo dell’ennesima cattiveria delle istituzioni nei tuoi confronti, mi dispiace tanto”, oppure “Bari città di m…”, “Tommy sii forte, devi camminare sempre con la testa alta”. Lui sorrideva ai suoi supporter e li invitava a godersi l’estate.

A settembre l’uscita del nuovo album e nei mesi successivi altre gioie personali, poi a gennaio l’inatteso ritorno a casa di suo padre. Nel frattempo il gip che scriveva l’ordinanza di custodia cautelare usava altre espressioni per definirlo: «Emerge in maniera chiarissima come Savino Parisi, in quanto detenuto, si serva del figlio Tommaso non solo per avere notizie in ordine all’attività illecita svolta e agli equilibri all’interno del clan, ma anche per veicolare messaggi e direttive all’esterno del clan». Tommy “il cantante” è colui che a seguito di frizioni interne al clan ricorda a Eugenio Palermiti, uno dei luogotenenti di suo padre, il patto di mutuo soccorso: “E tu mi devi affiancare! E io devo affiancare a te!”

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