Al processo porto di Molfetta parla il consulente Ing. Michele Stella

Riprende, dopo una lunghissima pausa, il processo sulla costruzione del nuovo porto di Molfetta. Domani, lunedì 29 aprile, ci sarà la seconda audizione del perito, nominato dalla pubblica accusa, Ing. Michele Stella, Dirigente di Ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per la Tecnologia della Costruzione), che si è occupato degli aspetti collegati sia alla formazione del nuovo piano portuale di Molfetta, sia all’appalto del porto commerciale di Molfetta e alla sistemazione di alcune opere foranee.

La sua consulenza doveva rispondere al quesito, posto dal Pubblico Ministero, riguardante la verifica della regolarità di alcune procedure edilizie, urbanistiche ed ambientali, la conformità del realizzato rispetto al progetto, e la compatibilità con i finanziamenti erogati e da erogarsi. Dopo una lunga premessa, nell’udienza del 25.02.2019,  l’ing. Stella si è soffermato su quello che lui considera uno degli snodi più importanti della storia del nuovo porto, ovvero l’errata perimetrazione del Posidonieto di San Vito – Barletta.

La Capitaneria di Porto, con provvedimento del 2004 adotta il Piano Regolatore del Porto e altrettanto fa il Consiglio Comunale di Molfetta con la delibera n. 31 del 4 aprile 2004, che viene ritrasmesso al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il quale emette un parere favorevole sulla base degli elementi forniti dal Comune di Molfetta. 

Il progetto era accompagnato da uno studio di valutazione di impatto ambientale, che in qualche modo richiamava anche uno studio di valutazione di incidenza, la cosiddetta “Vinca”, su un’area a mare tutelata da un punto di vista ambientale, per il SIC “Posidonieto S. Vito-Barletta”. In quello studio i progettisti avevano comunicato alla Regione Puglia una loro valutazione e cioè che l’area perimetrata, quale SIC “Posidonieto S. Vito-Barletta”, in prossimità di Molfetta non presentava più praterie di Posidonia ma soltanto alcuni tratti di “matte morte“, pertanto si riteneva che l’impatto delle opere portuali su tale habitat risultava sicuramente trascurabile. Ma, soprattutto, la questione più rilevante è che (e di questo si ha anche certezza dalla corrispondenza tra l’Ingegner Balducci e la stessa Regione, a cui era indirizzata questa corrispondenza) la perimetrazione di questo SIC appare spostata, si parla di 100 metri dal molo, ma in effetti parte di questa perimetrazione è all’interno del porto. 

C’è un errore, un errore voluto? Perché, l’Ing. Stella afferma che consultando insieme alla Forestale i loro strumenti avanzati cartografici il posidonieto risultava traslato, una parte era proprio all’interno del porto per cui c’era interferenza con le opere.

Quindi il progetto del porto commerciale, sin dalla iniziale versione fino a quella definitiva, non ha tenuto in debito conto delI’esistenza dell’area SIC Posidonieto S. Vito — Barletta IT9120009 sicché la progettazione, e poi i relativi lavori (ad oggi non completati) hanno riguardato aree ambientali protette. In verità non si tratta di un errore progettuale ma potrebbe trattarsi di un falso ideologico che non poteva sfuggire non soltanto ai progettisti, ma anche ai componenti della Commissione nazionale ministeriale per la Valutazione di Impatto Ambientale, al dirigente regionale dell’Assessorato all’Ambiente e Comitato VIA, al RUP e dirigente dell’area tecnica Lavori Pubblici del Comune di Molfetta; l’esatta consistenza e perimetrazione dell’area tutelata e vincolata per legge, attese le numerose e facili fonti di consultazione, non corrispondeva a un difetto minimo di perimetrazione, ma a una vasta area che non rimaneva confinata al di fuori del porto (come sostenuto dai progettisti e comunque ben oltre i 100 metri oltre la diga) ma che, invece, interessava buona parte del braccio foraneo e buona parte dell’area portuale interna.

Di conseguenza tutta la progettazione e le opere realizzate successivamente risultavano falsate, comprese le operazioni di dragaggio che sono avvenute con prescrizioni errate pensando ad un posidonieto collocato lontano dal cantiere, invece che al centro del cantiere.

L’Ing. Michele Stella proseguirà nell’esposizione della sua consulenza relazionando anche sulla questione degli ordigni bellici e del condizionamento che questa presenza ha avuto sull’iter progettuale e l’esecuzione dei lavori, e sia in ragione della conoscenza anche, come dire, approfondita da parte dell’amministrazione comunale e con quanto riversato sia nel contratto di appalto e sia nel capitolato speciale di appalto rispetto a questa condizione.

C’è sicuramente una conoscenza storica per tutti i cittadini di Molfetta rispetto alla presenza di ordigni bellici nelle acque del porto perché era stato utilizzato come una sorta di discarica durante la seconda guerra mondiale.

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