Adulteravano il vino con la complicità di aziende nazionali. Chiuse le indagini “Ghost Wine”, i nomi dei 61 indagati

Ben 61 indagati, al termine dell’inchiesta sul vino adulterato ma venduto per biologico, anche grazie al coinvolgimento di note aziende nazionali.

Il sostituto procuratore Donatina Buffelli ha chiuso le indagini “Ghost Wine“. Si tratta dell’operazione investigativa che portò all’arresto di imprenditori, dipendenti ed enologi.

Nell’avviso di conclusione risultano indagati: Rocco Antonio Chetta, 66 anni di Lequile;  Antonello Calò, 65 anni, di Copertino; Giuseppe Caragnulo, 59 anni, di San Donaci; Vincenzo Laera, 39 anni, di Mesagne; Rocco Antonio Chetta, 65 anni, di Lequile; Antonio Domenico Barletta, 57 anni, residente a Lecce, Luigi Ricco, 55 anni, di San Ferdinando di Puglia. E poi, Pietro Calò, 27 anni; Giovanni Luca Calò, 51enne e Cristina Calò, 56 anni, tutti di Copertino; Susanna Calò, 35 anni; Simone Caragnulo, 24 anni, di San Donaci; Antonio Ilario De Pirro, 52 anni, di Nardò.

E poi, Tommaso Vantaggio, 41enne di Racale; Luigi Ricco, 54enne di San Ferdinando di Puglia ( Foggia); Vincenzo Morrone, 32 anni di Cesa (Caserta); 64 anni di San’Antimo e Giovanni Aimone, 35 anni, entrambi di San’Antimo (Napoli); Vincenzo Bevilacqua, 41 anni di Capaccio Paestum ( Salerno); Rosario Aurigemma, 59enne di Pontecaiano Faiano (Salerno); Giuseppe De Bari, 54 anni di di Molfetta; Nicola Suglia, 56 anni di Noicattaro; Giovanni Tornese, 30 anni di Copertino; Stefano Troncone, 40 anni di Veglie; Antonio Caragnulo, 57 anni di San Donaci; Salvatore Mazzotta, 55 anni di Trepuzzi; Renato D’Auria, 54enne di Ortona ( Chieti); Cosimo Campanella, 37 anni di San Pietro Vernotico; Dario Bardi, 32 anni di Cellino San Marco; Oronzo Pezzuto, 37 anni di Surbo; Antonio De Iaco, 64 anni di Felline; Michele Brattoli, 69 anni di Trinitapoli; Francesco Libertini, , 56 anni di Lizzanello; Roberta Elisabetta Trande, 51 anni di Lequile; Simone Nestola, 35 anni di Copertino; Giacomina Tavani, 42 anni di Lizzanello; Maria Abbracciavento, 39 anni di Lecce; Francesco Ciotola, 63 anni di Cutrofiano; Antonio D’Oro, 40 anni di Bonito ( Avellino); Giuseppe Dell’Aversana, 41 anni di Orta di Atella (Caserta); Marinella Carcagna, 51 anni di Lecce; Alessandro Botter, 47 anni di Jesolo; Arnaldo Botter, 83 anni di San Donà di Piave (Venezia); Salvatore Ditta, 59 anni della provincia di Trapani; Dolores Grassi, 67 anni di Lequile; Rosa Penza, 48 anni di Barletta; Pasquale Casto, 58 anni di Cerignola; Antonio Bruno, 67 anni di San Ferdinando di Puglia. Inoltre, risultano indagate dieci aziende vinicole, sia locali che nazionali: Agrisalento srl. di Copertino; Enosystem Srl sempre a Copertino; Megale Hellas srl di San Pietro Vernotico e C.C.I.B. Food Industry con sede a Roma; Società Agricola Chora, s.s. di San Donaci; Casa Vinicola Botter Carlo, s.p.a. Con sede in Fossalta di Piave; C.I.B. Industry s.r.l. Con sede a Roma; C.C.I.B. Food Industry, con sede a Roma; C.I.B. Food Industry con sede sempre a Roma; Bevande concentrati succhi e zuccheri srl, in liquidazione con sede a Roma; G.C. 1916 Srl con sede a Lequile; Gestione partecipazioni societarie srl, con sede a Roma e P.S.G. partecipazioni societarie gestite con sede sempre a Roma.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Riccardo Giannuzzi, Massimo Manfreda, Francesco Vergine, Amilcare Tana, Anna Centonze, Francesca Conte, Massimo Pagliaro, Donata Perrone.

Rispondono, a vario titolo ed in diversa misura dei reati di: associazione a delinquere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e in registri informatizzati; frode nell’esercizio del commercio; vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine; contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari; riciclaggio e auto riciclaggio; attività di gestione dei rifiuti non autorizzata.

Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Nas di Lecce che l’11 luglio 2019 arrestarono 11 persone (sei in carcere e cinque ai domiciliari), in seguito all’ordinanza di misura cautelare a firma del gip Michele Toriello, su richiesta della Pm Donatina Buffelli e sequestrarono quattro aziende: salentine.

L’indagine

Le attività investigative hanno permesso di sgominare tre associazioni a delinquere in provincia di Lecce, per certi versi complementari tra loro, che avevano messo in atto un sistema commerciale che permetteva di ottenere prodotto vinoso a basto costo, commercializzato successivamente come di qualità o addirittura biologico, Doc e Igt. ha preso il via da un controllo a un’azienda all’interno della quale sono state trovate dai Carabinieri enormi sacche di zucchero.

Nello specifico attraverso la pratica della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute dalla canna da zucchero e della barbabietola, si aumentava il volume del mosto. Le miscele erano talmente ben combinate da fare sì che le strumentazioni per il controllo dell’addetta qualità avessero difficoltà nell’attestare la non genuinità del prodotto.

Nel corso delle verifiche, infatti, i militari hanno acquisito vere e proprie “formule” per l’utilizzo dello zucchero che, insieme ad altre sostanze, attraverso l’utilizzo di processi enologici illegali, rendevano nuovamente idoneo il vino che stava iniziando ad acetificare o quello di cattiva qualità, grazie a una nuova fermentazione, oppure per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato utilizzati nella produzione di aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo dello zucchero miscelato ad altre sostanze chimiche.

Il funzionario Antonio Domenico Barletta, dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari di Lecce, avvisava i destinatari delle attività ispettive e accedeva abusivamente ai documenti fornendo anche numerose informazioni.

fonte: Angelo Centonze – www.leccenews24.it

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