A Cala S.Andrea, nonostante il divieto, tutti a tuffarsi a testa in giù

Era quasi tramontato il sole e tutti ricordano quel tuffo del quattordicenne nelle acque della Cala S.Andrea del 28 luglio 2018. L’impatto sullo scoglio nascosto dalle acque torbide, la corsa in ospedale a Bari, il  trauma cranico esteso e danni ai polmoni, a causa di un principio di asfissia da annegamento.

Stamattina, forse, quelle immagini sono tornate alla mente di qualche bagnante che ha avvisato la Capitaneria per quello che stava avvenendo alle 12.00 circa sulla scogliera della Cala S. Andrea, senza alcun intervento sanzionatorio. Il problema, però, è anche di prevenzione e sicurezza generale e riguarda il Sindaco.

L’amministrazione comunale ormai, ogni anno, si affretta a far rimontare la pedana d’accesso al mare sicuramente sotto pressione di qualcuno. Quest’anno avrebbe dovuto evitarlo per i tanti problemi che l’emergenza sanitaria ha creato. Mentre gli stabilimenti balneari privati sono alle prese con le rigide regole imposte dal governo per avviare l’incerta stagione balneare, a Molfetta, il Sindaco in beffa alle regole che i privati devono rispettare rende fruibile una “spiaggia” pubblica senza regole e senza alcun tipo di controllo.

L’istantanea che stamattina si presentava alla vista del comune cittadino era quella di un incontrollato assembramento. Ma la cosa più grave è quello che accadeva sul molo della Cala. Giovinastri maggiorenni, e minorenni, che facevano a gara a chi saltava più lontano e a chi era più coraggioso a saltare a testa in giù. Sì, a testa in giù, nello stesso modo in cui saltò quel 14enne nel 2018.

Ma la beffa più odiosa è la fotografia di un’azione che avveniva tra il visibilissimo cartello di divieto di transito pedonale (figuriamoci i tuffi) e i minori che utilizzano lo stesso cartello per risalire sugli scogli dopo aver fatto la gara di tuffi. Il disprezzo per la Legge, per le Regole e per la propria vita.

Chiedo al Sindaco, al Comandante della Capitaneria di Porto e alle Forze dell’Ordine di intervenire prima che ci scappi il morto. 

Matteo d’Ingeo

 

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