Reggio Calabria, distrutto il negozio dell’imprenditore antiracket Bentivoglio

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di ALESSIA CANDITO – www.repubblica.it

Nuova intimidazione per il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino noto per la sua battaglia ultraventennale contro il racket. Nella notte, un incendio di vaste proporzioni ha completamente distrutto il deposito della sua “Sanitaria Sant’Elia”, negozio di articoli per gravidanza e prima infanzia, che da anni continua orgogliosamente a tenere aperto nonostante le minacce dei clan. L’allarme è scattato attorno alle 23.30, ma nonostante l’immediato intervento dei vigili del fuoco, le fiamme hanno completamente divorato l’intero contenuto dei due locali. Nessun dubbio sulla natura dell’incendio. Quando le fiamme sono state domate, gli uomini della Scientifica hanno trovato fra le macerie ancora fumanti un tappo e i resti di una tanica, presumibilmente utilizzata per trasportare il liquido infiammabile usato per appiccare il fuoco.

Un’intimidazione in piena regola su cui gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, al comando di Francesco Rattà, sono già al lavoro. Da questa notte, si passano al setaccio i filmati delle poche telecamere di sorveglianza presenti in zona, incluse quelle della vicina Facoltà di Architettura, nella speranza di poter rintracciare un indizio che conduca agli autori del gesto. Altri elementi, potrebbero arrivare invece dallo stesso imprenditore. Ma Bentivoglio parole sembra non averne più. Accorso nella notte di fronte a quel che resta del suo deposito, per ore – vicino alla moglie Enza – è rimasto a guardare in silenzio i vigili e poi la Scientifica al lavoro. Un film già visto troppe volte per lui, che dal 1992 è stato destinatario di innumerevoli attentati, furti, bombe, danneggiamenti. Uno stillicidio di intimidazioni e attacchi con cui i clan gli hanno fatto pagare la sua ribellione al racket. A Reggio Calabria è stato il primo a dire pubblicamente di no al pizzo. E i clan non glielo hanno perdonato. Per spegnere definitivamente il focolaio di resistenza che la sua ribellione ha innescato, non solo hanno colpito più volte la sua attività, ma hanno anche tentato di ucciderlo. Nel febbraio 2011, qualcuno – tuttora senza nome né volto – ha sparato contro l’imprenditore sei colpi di pistola. Solo per fortuna quello che doveva raggiungerlo alla schiena è stato deviato dal marsupio che indossava, mentre uno gli ha devastato il polpaccio e gli altri quattro si sono persi nel vuoto.

Da allora, Bentivoglio ha una scorta di terzo livello, quella assegnata ai soggetti “ad alto rischio”. Quell’attentato però non lo ha fermato l’imprenditore. Ha continuato a lottare tanto contro il racket a denunciare silenzi e connivenze, come e a testimoniare – dentro e fuori dalle aule di giustizia – contro i clan. Insieme a Libera, dal 2005 l’imprenditore è diventato uno degli “ambasciatori” della lotta antiracket, che ha raccontato nelle piazze e nelle scuole, con la speranza di costruire una “rete di dignità” necessaria per arginare i clan.

Ma negli ultimi anni, Bentivoglio ha anche dovuto lottare per tenere in vita la propria attività. Nonostante la legge preveda un risarcimento per le vittime dei clan, quanto avuto dallo Stato nel corso degli anni – e sempre con estremo ritardo – non è mai stato sufficiente per ripagare danni, furti e incendi subiti, come lo strisciante ostracismo che ha progressivamente fatto sparire gran parte della sua clientela. I debiti si sono accumulati, i fornitori hanno iniziato a negargli l’invio di merce a credito e anche le banche hanno iniziato a fare passi indietro, dicendo no a prestiti e fidi. Solo la rete di solidarietà che negli anni si è strutturata attorno all’imprenditore ha fatto sì che non rinunciasse alla sua ventennale battaglia.

Di recente, a Bentivoglio è stato assegnato un immobile confiscato in centro città, per permettergli di spostare la sua attività in una zona più centrale e più controllata. Un comitato è nato per raccogliere i fondi necessari per sostenere le spese di ristrutturazione e avviamento dell’attività, prevista nei prossimi mesi. Un progetto che questo nuovo attentato rischia di mettere in discussione.

Accanto a Tiberio Bentivoglio si è schierato il sindaco di Reggio Calabria, che per oggi pomeriggio alle 19 ha convocato un presidio di solidarietà, ma soprattutto ha promesso che il Comune contribuirà alla raccolta fondi necessaria per sostenere l’imprenditore. “L’incendio al magazzino della sanitaria Sant’Elia – si legge in una nota diffusa in mattinata – è un fatto gravissimo che deve richiamare l’attenzione delle massime istituzioni nazionali”. Per Giuseppe Falcomatà, “Tiberio è stato in questi anni un simbolo della Reggio onesta – ha aggiunto il primo Cittadino di Reggio Calabria – un portabandiera dell’economia sana della città che ha deciso di non piegarsi al giogo della ‘ndrangheta. La sua testimonianza ha attraversato l’Italia, veicolata dall’impegno dell’associazione antimafia Libera, ponendosi come esempio di ribellione al cancro mafioso. Chi ha colpito, per l’ennesima volta, Tiberio Bentivoglio, in realtà ha colpito tutti noi. A questi vigliacchi che agiscono nel buio vogliamo gridare che non ci fanno paura”.

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