Al via il processo sulla banda che sequestrò un 26enne nel 2008. Un rapimento che svelò i legami col clan Strisciuglio

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In ostaggio ai pusher per pagare un debito di droga

Fonte – REDAZIONE GIOVINAZZOVIVA

Aveva accumulato debiti per una partita di droga non pagata ai fornitori, gente legata al clan Strisciuglio, la più potente consorteria criminale del capoluogo, già dominante nei quartieri baresi Libertà, Bari vecchia, San Girolamo, Carbonara, Santo Spirito e San Pio, e che negli anni ha esteso la propria influenza criminale anche a Giovinazzo.

Un 33enne di Giovinazzo, all’epoca dei fatti appena 26enne ma già noto ai database delle forze dell’ordine per i suoi trascorsi nel mondo dello spaccio al minuto di sostanze stupefacenti, il 2 luglio 2008 fu bloccato sul lungomare Esercito Italiano, costretto a salire su uno scooter, sequestrato, picchiato e poi legato mani e piedi per alcune ore ad una sedia all’interno di una villa disabitata in località lama Caolina, nell’agro cittadino. Ma a quel punto i banditi lo lasciarono da solo e la vittima riuscì a liberarsi, a sfuggire dai suoi rapitori e a dare l’allarme ai Carabinieri della locale Stazione.

Pegno inconsapevole di un debito da saldare. La sua passività di 2.600 euro per una partita di cocaina. A pagare, mentre il 26enne era tenuto sotto scacco dal 26enne barese Carlo Costantino e da altre persone non ancora identificate, fu il fratello della vittima, raggiunto a Falconara Marittima, dove si trovava per lavoro, dal 31enne barese Michele Costantino (fratello di Carlo, ndr), considerato organico al clan Strisciuglio, e da due giovinazzesi, di 24 e 23 anni, e costretto a prelevare 2.000 euro dalla filiale Unicredit di Ancona, per saldare il debito.

Michele Costantino, di 39 anni, ed i due giovinazzesi, che oggi hanno entrambi 31 anni, nel processo che inizierà domani davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Bari, sono accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione «per avere in concorso tra loro e con altri allo stato non identificati – si legge nel dispositivo – con più atti esecutivi di un medesimo disegno criminoso, privato, per un apprezzabile lasso di tempo (omissis) della propria libertà personale con la finalità di conseguire un ingiusto profitto, consistente nel corrispettivo di una partita di cocaina non pagata».

«In particolare, – continua – Costantino Michele, (omissis) e (omissis), si recavano in Falconara Marittima ove, avuta la presenza di (omissis), fratello di (omissis), ottenevano coercitivamente la somma di 2.000 euro come prezzo della liberazione dell’ostaggio, mentre altri complici in Giovinazzo, capeggiati da Costantino Carlo, avevano provveduto a condurre (omissis) in una villa disabitata in località lama Caolina legandolo e sottoponendolo a violenza fisica e psicologica, finché la vittima, riuscita a liberarsi, faceva rientro nella propria abitazione».

Di primo piano, in sede processuale, la posizione di Michele Costantino, «il regista – secondo gli investigatori – di tutta l’operazione. Dopo gli infruttuosi tentativi di riscuotere i soldi pretesi nei confronti di (omissis), non esitava a spostarsi di oltre 400 chilometri per rintracciare il fratello di quest’ultimo, allo scopo di costringerlo, dietro minacce, a versare la somma di 2.000 euro. Nel frattempo, il fratello Carlo con un’azione coordinata sequestrava (omissis), lasciandolo in vinculis in una villa abbandonata».

Più defilato, invece, il compito dei giovinazzesi, difesi dagli avvocati Antonio Depalo e Mario Mongelli: «Il loro ruolo – scrivono gli inquirenti – si è limitato a quello di accompagnatori di Costantino Michele nella missione a Falconara Marittima. Non misero in atto condotte attive dirette, ma con la loro presenza contribuirono consapevolmente ad accrescere la forza di intimidazione ingenerata dalle minacce proferite da Costantino Michele all’indirizzo di (omissis)».

Un sequestro di persona a scopo di estorsione «legato – scrivono i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Bari – al traffico di stupefacenti gestito in Giovinazzo dal potente clan Strisciuglio di Bari, al quale i fratelli Costantino sono legati». Il sequestro del 33enne, infatti, svelò il legame fino a quel momento solo sospettato fra il clan della «Luna» e la città di Giovinazzo.

Carlo e Michele Costantino, entrambi detenuti, sono legati al clan barese Strisciuglio «e – secondo gli inquirenti – avrebbero fatto parte dell’unità operativa di Giovinazzo. In particolare Michele Costantino, originario del quartiere Libertà di Bari, avrebbe mano a mano allargato la sua influenza, sempre sotto la supervisione di Giacomo Valentino (dalla primavera del 2009 collaboratore di giustizia, ndr) e per conto del clan, verso il quartiere San Pio e Giovinazzo, cooptando pusher ivi operanti».

Fu una riforma criminale che creò qualche dissapore. Soprattutto perché in città c’erano alcune bande di spacciatori del tutto autonome, che si rifornivano attraverso altri canali. Nell’estate del 2006, Michele Costantino stabilì una nuova regola: i pusher dovevano comprare la droga da lui. In tal senso sono le dichiarazioni di un 36enne molfettese che, dopo aver intrapreso la strada della collaborazione all’indomani dell’omicidio di Pietro Morea avvenuto l’8 dicembre 2006, descrisse la violenza con la quale i Costantino acquisirono la nuova piazza di Giovinazzo.

Il suo primo contatto con Michele Costantino, il quale «apparteneva, era vicino al clan Strisciuglio», avvenne nell’estate del 2006: «Venne da me e disse: “Tu che fai, vendi qua?”. Dissi io: “Perché? Qual è il problema?“. Disse: “No, perché da oggi in poi, se vuoi stare qua, devi prendere da me il materiale, se vuoi stare, sennò prendi, chiudi tu il negozio e vattene di qua“».

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